martedì, marzo 31, 2009

Prime nozze pizzo-free

PALERMO - Verranno celebrate a Palermo, il 18 aprile, le prime nozze pizzo-free d'Italia. Gli sposi - 29 anni lei, 30 lui - hanno scelto un matrimonio all'insegna della legalità rivolgendosi, per tutti gli acquisti, ai commercianti che hanno deciso di non cedere al ricatto degli estortori. Così il negozio in cui acquistare le bomboniere, quello in cui fare la lista nozze, la stilista che ha disegnato l'abito da sposa, l'agenzia che organizza il viaggio della coppia sono tutti nell'elenco dei commercianti che hanno aderito alla campagna del comitato Addiopizzo "contro il racket cambia consumi". Un'idea che consente ai cittadini di sapere da che parte sono i commercianti dai quali fanno acquisti. La coppia, Valeria Di Leo e Fabio Messina, non è nuova a iniziative contro il racket: è loro il primo emporium pizzo free della città, una bottega dove si vende di tutto - dagli alimentari all'oggettistica - purchè prodotto da rivenditori che abbiano aderito alla lista del comitato.
31/03/2009
Fonte: La Sicilia

Strage Viale Lazio..Si rinvia..

PALERMO - E' stata rinviata, a causa dello sciopero degli avvocati, l'udienza che si sarebbe dovuta concludere con l'emissione del verdetto per la strage di viale Lazio. Nell'eccidio, compiuto 40 anni fa da un commando di killer mafiosi corleonesi e palermitani, persero la vita 6 persone tra le quali il boss dell'Acquasanta Michele Cavataio obiettivo dei sicari. Alla sbarra, davanti alla corte d'assise di Palermo i boss Bernardo Provenzano e Totò Riina per i quali il pm ha chiesto la condanna all'ergastolo. Per anni la strage è rimasta senza colpevoli; poi le dichiarazioni del pentito Gaetano Grado, che ha confermato quanto dichiarato da un altro collaboratore di giustizia, Antonino Calderone, hanno consentito la riapertura dell'indagine. Grado, che si accusò dell'eccidio, processato separatamente, è stato prosciolto in quanto, con l'applicazionedell'attenuante speciale per i pentiti il reato a lui contestato è stato dichiarato prescritto. Il processo è stato rinviato al 28 aprile giorno in cui i giudici pronunceranno la sentenza.
31/03/2009

Fonte: La Sicilia

domenica, marzo 29, 2009

Grazie ad una intercettazione..Riflettere...

Palermo, 26 mar. - I boss della Stidda di Gela (Caltanissetta) stavano preparando il sequestro del banchiere ragusano Giovanni Cartia, presidente della Banca agricola popolare di Ragusa. Il piano criminale, a scopo di estorsione, che sarebbe dovuto scattare prima di Pasqua, è stato però sventato dai Carabinieri che all'alba di oggi hanno eseguito sette arresti. Gli investigatori hanno scoperto il piano grazie a un'intercettazione nell'ambito di un'altra indagine non di mafia. Gli arrestati nell'ambito dell'operazione, denominata 'Caiman', sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa e associazione per delinquere, detenzione di armi ed esplosivi, sequestro di persona a scopo di estorsione, con l'aggravante per tutti di essere un'associazione armata. Tra i coinvolti c'è anche un ex brigatista. L'organizzazione aveva studiato tutti i movimenti del banchiere e perfino effettuato dei sopralluoghi. Era pronto anche il covo da usare, nei pressi di Comiso (Ragusa). L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore Sergio Lari, dal neo Procuratore aggiunto Domenico Gozzo e dal pm della Direzione distrettuale antimafia Nicolò Marino. In carcere sono finite persone originarie del nisseno, due delle quali avevano interessi economici in Puglia e Lombardia. L'operazione ruota attorno a un pregiudicato, Vincenzo Pistritto, personaggio di spicco della Stidda di Gela e indicato come tale da alcuni collaboratori di giustizia che lo accusano. Pistritto con i suoi complici "aveva ideato e materialmente pianificato con vari sopralluoghi - spiegano gli inquirenti - diversi progetti criminosi, principalmente rapine per le quali è emersa la disponibilità di armi da fuoco ed esplosivo al plastico e soprattutto sequestri di persona ai danni di un noto banchiere siciliano". Per queste due ultime azioni Pistritto aveva ottenuto il coinvolgimento di un ex brigatista, Calogero La Mantia, originario di Sommatino, nel nisseno, ma residente a Gela e arrestato negli anni Settanta per terrorismo, quale affiliato alla colonna milanese ma da vent'anni rientrato a Gela.
Fonte: Adnkronos

Ucciso boss nella provincia messinese

MESSINA - Il barcellonese Carmelo Mazza, 30 anni, è stato ucciso la scorsa notte con colpi di pistola e di fucile mentre era a bordo di una Smart ad Olivarella, nel messinese. La vittima era indicata come un emergente della criminalità organizzata della famiglia mafiosa di Barcellona e lo scorso 30 gennaio era fra i destinatari di un ordine di custodia cautelare perchè accusato di estorsione. Allora sfuggì all'arresto, ma si è poi costituito e in seguito è tornato in libertà su ordine del tribunale del riesame. Secondo la ricostruzione dei carabinieri i sicari si sono avvicinati all'auto della vittima ed hanno sparato. L'auto ha proseguito la sua corsa finendo contro contro i cancelli della palestra "New Generation". Secondo gli investigatori non ci sono dubbi sulla matrice mafiosa del delitto. Negli anni Novanta anche il padre di Mazza era stata ucciso durante la guerra di mafia nel messinese.
28/03/2009
Fonte: La Sicilia

Per ricordare Crescente

Palermo, 27 mar.- (Adnkronos) - La villa comunale di Porto Empedocle (Agrigento) domani verra' intitolata al magistrato Luca Crescente, sostituto procuratore della Dda di Palermo morto il 26 agosto del 2003 a soli 39 anni. Crescente alla Dda di Palermo si occupava della mafia di Agrigento. E, scrive il sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto, ''una parte del territorio profanato dalla violenza mafiosa'' e' stato ''restituito allo Stato'' grazie al magistrato ''che avvio', condusse e rappresento' l'accusa'' al processo in cui nel 2001 venne decapitato il vertice di Cosa nostra agrigentina. La cerimonia iniziera' alle 10,30.''Sara' una festa, il modo piu' concreto - dice il sindaco Calogero Firetto - per manifestare riconoscenza verso chi si e' speso per far conoscere alle nuove generazioni un futuro liberato dalla pressione e dalla cultura mafiosa. Scrivere il nome di Luca Crescente sulla terra empedoclina costituisce il modo migliore per dimostrare che il lavoro fin qui svolto non e' stato per nulla vano''. Crescente era entrato in magistratura nel 1991. Il magistrato ha firmato centinaia di richieste di custodia cautelare per mandanti, gregari e killer di Cosa nostra e della «stidda». Tra questi quelli del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, il brigadiere della polizia penitenziaria Pasquale Di Lorenzo ed i carcerieri agrigentini e nisseni del piccolo Giuseppe Di Matteo.
Fonte: Adnkronos

Spataro racconta..

Palermo, 26 mar. - "Giovanni Bonanno si occupo' per anni del 'pizzo' nel mandamento mafioso di Resuttana a Palermo. Poi, dopo la Pasqua del 2005 inizio' ad avere problemi e ad essere estromesso dalle estorsioni, che fino a quel momento aveva sempre gestito da solo. Un fatto che Giovanni non riusciva proprio a digerire". Cosi' il pentito di mafia Maurizio Spataro, che da alcuni mesi racconta ai magistrati della Dda di Palermo i retroscena di alcuni fatti di mafia, compresi omicidi, degli ultimi anni, ha raccontato l'ascesa e il crollo del 'picciotto' di mafia Giovanni Bonanno, ucciso nel gennaio 2006 e poi fatto sparire. Il corpo di Bonanno e' stato ritrovato solo un anno fa grazie alle dichiarazioni di alcuni pentiti. Spataro sta rispondendo, da un luogo segreto, in videoconferenza nel processo per l'omicidio di Giovanni Bonanno, che si celebra davanti alla prima sezione della Corte d'Assise presieduta da Giuseppe Di Vitale e che vede alla sbarra i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Diego Di Trapani e Giuseppe Pecoraro. Risponendo alle domande del pm Annamaria Picozzi - presente in aula anche il pm Francesco Del Bene - Maurizio Spataro ha ripercorso i momenti piu' importanti della carriera criminale di Giovanni Bonanno prima della sua uccisione. "Giovanni, che conoscevo da quano eravamo piccoli - ha detto - si occupava delle estorsioni di resuttana, soprattutto dopo l'arresto di Pino Guastella. Fu investito dal reggente del mandamento Resuttana, Diego Di Trapani, come co-reggente. Tutto questo duro' fino al luglio del 2003, quando Bonanno venne arrestato. Il suo posto venne preso dal fratello Francesco Bonnano che mori' nel dicembre del 2003 stesso per un infarto". Bonanno, come rivelato dal pentito Spataro "aveva rapporti personali con Sandro Lo Piccolo". "Si incontravano ferquentemente - ha detto -soprattutto presso un ristorante di Sferracavallo a Palermo". Ma i rapporti tra Sandro Lo Piccolo, figlio del capomafia Sandro Lo Piccolo, e Giovanni Bonanni si deteriorano ben presto. "Sandro non voleva che io frequentassi Bonanni - ha spiegato il collaboratore - diceva che davanti faceva una faccia e alle spalle poi gli piantava i chiodi...". "Dopo la Pasqua di quattro anni fa - ha detto ancora il collaboratore di giustizia nel suo interrogatorio - gli venne detto dal reggente del mandamento di non dovere piu' gestire le estorsioni nel mandamento. Dopo poco tempo Bonanno venne isolato da tutti e lui ci rimase malissimo. Veniva detto che non riuscisse a riempire le tasche dei familiari dei detenuti". Cosi' gli sarebbe stato affiancato, nella gestione del pizzo, Salvo Genova. "Una sera - ha detto Spataro - Giovanni mi disse che non ne poteva piu' di questa situazione. Non era giusto mettergli accanto un'altra persona. In un'occasione, lo accompagnai a ritirare il pizzo da alcuni negozianti, ma questi gli dissero che erano gia' passati per ritirare i soldi. Per lui fu un pugno nello stomaco. Capi' che era stato messo da parte". Poi, il pentito Spataro ha raccontato un diverbio tra Giovanni Bonanno e Maria Angela Di Trapani, moglie del boss mafioso Salvino Madonia, del mandamento di Resuttana. "Lei disse che era l'ultima volta che si sarebbe vista con Bonanno e che non lo voleva piu' vedere". Dopo qualche mese di Giovanni Bonanno si persero le tracce. Venne ucciso barbaramente e poi il suo cadavere nascosto nelle campagne di Cinisi, dove venne ritrovato un anno fa.
Fonte: adnkronos

Forse suicidio..

AGRIGENTO - Il sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento, Adriano Scudieri, ha incaricato il medico legale Gianfranco Pullara di eseguire l'autopsia sulla salma di Alfonso Vella, 41 anni, genero del boss di Agrigento, Cesare Calogero Lombardozzi. L'uomo era stato trovato impiccato con una corda ieri mattina, in contrada Furore, a Naro. Investigatori ed inquirenti continuano a privilegiare l'ipotesi del suicidio e l'esame autoptico servirà a stabilire l'esatta causa del decesso.
28/03/2009
Fonte: La Sicilia

martedì, marzo 24, 2009

Appello di Di Fazio

AGRIGENTO - "Il racket delle estorsioni ha rialzato la testa. Chiediamo a commercianti, imprenditori ed operatori turistici di collaborare e di denunciare, invece di stare in silenzio". E' l'invito rivolto dal questore di Agrigento, Girolamo Di Fazio, dopo l'incendio dello stabilimento balneare di Porto Empedocle, Milonga beach e le intimidazioni in contrada Pisciotto, a Licata.
Sempre nella cittadina agrigentina, i carabinieri stano indagando sul ritrovamento di un bidone di benzina nella scala d'accesso a tre stabilimenti balneari, trovata intrisa di liquido infiammabile.
Secondo la polizia si tratta di un'intimidazione nei confronti di uno o di tutti e tre i gestori degli stabilimenti. All'alba di domenica era stato incendiato lo stabilimento Milonga beach sul lido Nettuno a Porto Empedocle, mentre il 7 marzo era stato distrutto dalle fiamme dolose il Canaima beach di Montallegro.
24/03/2009
Fonte: La Sicilia

A casa del boss...

PALERMO - I magistrati della Procura di Palermo che da alcuni mesi hanno avviato nuove indagini che si basano in gran parte sulle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, il figlio di Vito, il politico corleonese condannato per mafia, stanno indagando su intrecci fra borghesia e mafia a Palermo.
In particolare Ciancimino ricostruisce una rete di affari 'occulti' che facevano capo a suo padre e parla dell' imprenditore Ezio Brancato e della moglie Maria D'Anna con i quali avrebbe costituito la società Gas, venduta in seguito a un gruppo di spagnoli. Una parte di questi retroscena Massimo Ciancimino li ha raccontati ieri a Bologna durante la sua deposizione in aula davanti ai giudici della corte d'appello che lo stanno processando per riciclaggio.
Nell'ambito della nuova inchiesta dei pm è stato acquisito un verbale di dichiarazioni, dello scorso febbraio, in cui un ex primario dell'ospedale Civico di Palermo oggi in pensione, Vincenzo Alessi, afferma che alla fine degli anni Ottanta, ha visto a cena a casa dell'allora "ministro dei lavori pubblici" di Cosa nostra, Angelo Siino, il magistrato Giusto Schiacchitano, all'epoca sostituto procuratore a Palermo. Il magistrato è stato consuocero di Brancato, perché il figlio ha sposato Monia Brancato che adesso è parte civile nel processo a Ciancimino.
"A casa di Angelo Siino erano presenti numerose persone, tra le quali il magistrato Giusto Sciacchitano e ufficiali dell'Esercito di cui però non ricordo il nome", è il contenuto delle dichiarazioni dell'ex primario del Civico, rese al sostituto procuratore Nino Di Matteo il 10 febbraio scorso, nell'ambito del processo all'ex deputato regionale Giovanni Mercadante accusato di mafia.
Il verbale è stato depositato agli atti del processo al politico e adesso è stato acquisito nella nuova inchiesta che si basa anche sulle dichiarazioni di Massimo Ciancimino. Giusto Sciacchitano alla fine degli anni Ottanta, in cui si sarebbe verificato l'episodio raccontato da Alessi, era uno dei sostituti anziani del procuratore Giammanco. Adesso il magistrato è alla procura nazionale antimafia dove si occupa di collegamenti con le autorità straniere.

24/03/2009
Fonte: La Sicilia

Arrestato il "re" di Roccapalumba...

Palermo, 24 mar. - Aveva tenuto sotto scacco un intero paese imponendo, anche con le minacce, la dazione di denaro da decine di commercianti. Adesso, il 're delle estorsioni' di Roccapalumba, piccolo centro del palermitano, e' stato arrestato dai Carabinieri. In carcere e' finito Rosolino Graziano, con un passato fatto di carcere e violenze. L'ultima volta era finito in manette perche' in preda a un mix di acolici aveva aggredito due carabinieri. "Schiavo di se stesso e della fame di bevande alcoliche - spiegano i militari - la sera si trascinava tra i vari locali di Roccapalumba, intimando ai gestori di servirgli cio' che pretendeva, senza corrispondere in cambio del denaro, oppure imponendo a qualcuno li' presente di offrirgli cio' che lui desiderava". Gli esercenti erano intimoriti al punto che spesso si vedevano costretti a chiudere prima dell'orario previsto, spesso anche alle 7 di sera, a causa della sua presenza minacciosa che, con atteggiamenti da gradasso, disturbava la clientela ed offendeva con la minaccia di un futuro male colui il quale provava ad indurlo alla ragione. Gli episodi si sono susseguiti numerosi e la costante mancanza di denaro ha portato Rosolino ad escogitare metodi sempre piu' illegali per procurarsene. Aveva capito che tutti temevano di imbattersi in lui e sfruttava la situazione, spingendosi sino ad obbligare i vari commercianti a ''pagare'', a dargli del denaro con la minaccia che altrimenti avrebbe dato ''spettacolo'' all'interno del locale danneggiandone cosi' l'immagine. Sono state decine le denunce raccolte dai carabinieri di commercianti stanchi dell'esplosione d'ira di Rosolino.
Fonte: Adnkronos