giovedì, luglio 03, 2008

Operazione nel siracusano...

Palermo, 1 lug. - (Adnkronos) - Vasta operazione antimafia nel siracusano, dove gli agenti stanno eseguendo ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di personalita' di spicco delle cosche locali. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Catania su richiesta della direzione distrettuale antimafia etnea che ha coordinato le indagini. L'operazione, denominata "Nemesi", coinvolge l'intero territorio a sud di Siracusa, principalmente Avola, ma anche Floridia e il capoluogo aretuseo. Alcuni arresti sono stati eseguiti anche in Lombardia e nelle Marche. Cinquantacinque gli ordini di custodia cautelare, di cui 54 in carcere e uno di sottoposizione agli arresti domiciliari.


Le indagini, avviate nel novembre del 2004, hanno permesso di far luce sul clan Trigila, che storicamente opera nella zona sud della provincia di Siracusa e che fa parte del piu' vasto cartello criminale "Aparo-Nardo-Trigila" ed e' strettamente legato, come emerge da copiosi atti giudiziari, con le famiglie mafiose catanesi. In particolare gli investigatori hanno ricostruito l'organigramma del clan negli ultimi cinque anni, le funzioni di leader e di gregari.


Agli arrestati vengono contestati i reati di associazione di tipo mafioso finalizzata alle estorsioni, all'illecita concorrenza mediante violenza o minaccia, al traffico di cocaina, hashish e marijuana, alla gestione di bische clandestine, nonche' sequestro di persona, tentato omicidio e porto di pistole, rivoltelle ed esplosivi. I particolari dell'operazione saranno resi noti durante una conferenza stampa in programma alle 10.30 al Tribunale di Catania

Fonte: Adn Kronos

Di Pietro unico guerriero...

ROMA - Antonio Di Pietro, forse per la prima volta, attacca un magistrato. Succede nell'aula della Camera, dove l'ex pm oggi leader di Idv illustra una interpellanza urgente al ministro della Giustizia per chiedere al governo di non dare il concerto alla nomina proposta dal Csm a procuratore generale della Corte di appello di Messina del magistrato Antonio Franco Cassata e per attivare un'ispezione negli uffici giudiziari della città dello Stretto.


"Abbiamo molto rispetto per la magistratura, la abbiamo sempre difesa, ma è necessario che quando si occupano cariche rilevanti come quella per la quale è proposto dal Csm il dottor Cassata - spiega Di Pietro - si tenga conto non solo di fattori soggettivi ma anche della incompatibilità e della inopportunità di una tale nomina".


E, procedendo "per fotografie", il leader di Idv spiega che Cassata è alla procura della Corte d'appello "dal 1989, cioè da sempre", che è stato presidente del circolo culturale 'Corda fratres' di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).


"Un circolo ben frequentato, oltre che da esponenti della massoneria, anche dal boss Giuseppe Gullotti, mandante dell'omicidio del giornalista Giuseppe Alfano (avvenuto nel 1993), ma anche da Rosario Cattafi, indagato per le stragi del 1992".


Di Pietro è un fiume in piena: denuncia che Cassata dirige un museo etnoantropologico "finanziato da enti locali che si trovano nel territorio di giurisdizione di Cassata", che il magistrato ha "incontrato la moglie del boss Gullotti durante la sua latitanza" e che "ha fatto un viaggio in auto fino a Milano con il boss Giuseppe Chiofalo".


"Non accusiamo nessuno - ribadisce l'ex pm -, ma puntiamo il dito su un quadro ambientale e di relazioni, per cui serve una riflessione sulla opportunità che in una realtà locale martoriata e complessa come quella messinese Cassata venga nominato procuratore generale".


Il sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Alberti Casellati, con un'analitica elencazione di sentenze e pronunce, rispetto alle quali il magistrato Cassata è stato prosciolto dalle accuse, ha spiegato che "non possono esserci margini per una valutazione disciplinare per circostanze risultate prive di fondamento. Lo sviluppo delle fotografie dell'on. Di Pietro non definisce lo stesso quadro di eventi".


Il rappresentante del governo ha inoltre chiarito che il Csm ha messo in evidenza le "capacità organizzative e gestionali del magistrato", ribadendo che "non vi sono i presupposti" per una ispezione del ministero a Messina.


03/07/2008

Fonte: La Sicilia

Commento di Nando Dalla Chiesa...

Palermo, 2 lug. - (Adnkronos) - "E' una cosa pazzesca, assurda". Cosi' Nando dalla Chiesa, esponente del Pd e figlio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa trucidato a Palermo in un agguato mafioso nel settembre del 1982, commenta con l'ADNKRONOS la revoca del regime del 41 bis al boss Antonino Madonia, esecutore materiale tra l'altro delle stragi di Dalla Chiesa e Chinnici. "Il 41 bis -aggiunge Nando Dalla Chiesa- e' uno strumento indispensabile per recidere i legami tra i boss e gli esponenti di Cosa Nostra sul territorio. Invece di continuare a garantire il sistema del carcere duro, si pensa di revocarlo a un boss di simile calibro. Farlo significa rimetterlo in condizione di riprendere i rapporti interrotti con al mafia. Sentitamente -conclude in tono ironico- ringraziamo i giudici che hanno preso questa decisione".

Fonte: Adn kronos

mercoledì, luglio 02, 2008

12 ordini di custodia...

I carabinieri di Palermo hanno eseguito 12 ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di presunti affiliati a Cosa nostra, accusati di associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni ed al narcotraffico. Gli arrestati, oltre a dirigere il racket e ad incassare il pizzo da decine di imprenditori e commercianti, fissavano ed imponevano i prezzi di vendita di carni e alimenti. I 12 sono tutti ritenuti ai vertici del mandamento della Noce di Palermo, sono finiti in manette al termine di una indagine dei carabinieri denominata Michelangelo e coordinata per 16 mesi alla procura di Palermo, on l'accusa di associazione mafiosa finalizzata alle estorsione al narcotraffico. Le intercettazioni video e audio effettuate dagli investigatori, ma anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia hanno consentito di documentare pure un summit mafioso tenutosi all'interno di una baracca del quartiere Cruillas durante il quale, il reggente il mandamento della Noce, Giancarlo Seidita, impartiva ordini affinché due nuove leve dell'organizzazione interrompessero l'attività estorsiva perché si erano dimostrati troppo irruenti.

Fonte: L'unità

Arrestato fedele di Messina Denaro

Un faccendiere al servizio di Matteo Messina Denaro. Con le accuse di associazione mafiosa, corruzione aggravata e turbativa di asta pubblica, la Squadra mobile di Trapani ha arrestato l'imprenditore edile Salvatore Di Girolamo, marsalese di 49 anni, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Palermo. Il provvedimento e' stato richiesto dai magistrati della Dda, Roberto Scarpinato e Roberto Piscitello, negli sviluppi dell'inchiesta "Progetto Peronospora", che tra il 2002 e il 2005 ha gia' portato a tre distinte operazioni antimafia, riguardanti le infiltrazioni di Cosa nostra nei settori produttivi e nelle istituzioni locali. Da intercettazioni riscontrate con le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, Salvatore Di Girolamo - affermano gli investigatori - si era accreditato come imprenditore del tutto affidabile per le famiglie mafiose della provincia di Trapani rette dal latitante Matteo Messina Denaro, garantendo alle cosche, in cambio dell'appoggio di Cosa nostra, un pagamento in termini del 10% del valore dei lavori delle gare aggiudicate, corrompendo pubblici funzionari, al punto che l'indagato era solito portare con se' una ventiquattrore con le mazzette di denaro. L'imprenditore e' stato rintracciato dagli agenti della Mobile sull'isola di Favignana e, con un mezzo della Squadra Nautica della polizia, e' stato trasferito a Trapani per essere rinchiuso nella casa circondariale di San Giuliano. A Salvatore Di Girolamo viene contestato il concorso in una turbativa di gara avvenuta il 13 settembre 2001.

Fonte: La Repubblica

2 arresti per "pizzo"

La Squadra mobile di Palermo ha arrestato due pregiudicati che taglieggiavano due imprenditori che hanno denunciato tutto agli uomini della polizia di stato. Le vittime del racket delle estorsioni hanno riferito di minacce e di richieste di danaro. I due pregiudicati sono stati colti in flagranza dopo che i poliziotti hanno piazzato le telecamere attorno all'esercizio commerciale. E' stata cosi' ripresa la 'trattativa' e, una volta usciti dal negozio, i due sono stati arrestati dagli agenti che li attendevano. Per il questore di Palermo, Giuseppe Caruso "la lotta contro Cosa Nostra e' giunta a una svolta. I passi decisivi continuano a compierli i cittadini affidandosi sempre piu' alle istituzioni e denunciando con sempre maggiore frequenza le estorsioni".

Fonte: La Repubblica

La sentenza di Cuffaro...

PALERMO - "Cuffaro non è stato per nulla un mero e passivo recettore di notizie, ma l'autore consapevole di un accordo criminoso con Borzacchelli (ex sottufficiale dei carabinieri condannato per concussione in un altro processo  e coinvolto nella stessa inchiesta n.d.r.) finalizzato al disvelamento sistematico di notizie segrete su indagini in corso da parte dell'autorità giudiziaria ed il beneficiario di un sistema privato di intelligence finalizzato alla tutela ed alla impunità sua e del suo sistema di potere".


È uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza del cosiddetto processo alle talpe alla Dda, che vedeva imputati, tra gli altri, anche l'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, depositate ieri dai giudici della III sezione del tribunale di Palermo. L'ex presidente fu condannato a 5 anni per favoreggiamento e rivelazione di notizie riservate. I giudici esclusero, però, l'aggravante dell'avere agevolato Cosa nostra, contestata dai pm.


Nella sentenza si fa riferimento esplicito alle fughe di notizie su inchieste in corso di cui Cuffaro fu responsabile come quella, che risale al 2001, relativa alla presenza di microspie a casa del boss Giuseppe Guttadauro. Per i giudici è stata raggiunta la prova della responsabilità dell'ex governatore che apprese della "cimice" proprio da Borzacchelli.


"Pur di realizzare l'accordo criminoso stretto con Borzacchelli e di tutelare i suoi interessi Cuffaro è stato disposto a fare eleggere al parlamento regionale a tutti i costi (anche creando una lista appositamente a tal fine) un soggetto che non era un 'candidato appetibile', come sostenuto improvvidamente dalla difesa, ma uno squallido ricattatore ed un traditore dell'Arma dei carabinieri e delle istituzioni per brama di potere e di denaro".


Lo scrivono i giudici della III sezione del tribunale nelle motivazioni della sentenza del processo alle cosiddette talpe della dda di Palermo in cui era imputato, tra gli altri, l'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, condannato a 5 anni per favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio. I giudici fanno riferimento all'ex maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli, eletto deputato regionale nel 2001 e condannato nell'ambito della stessa inchiesta che rivelò al governatore informazioni riservate su inchieste di mafia in corso.


I giudici ritengono "certo" il passaggio di numerose notizie da Borzacchelli a Cuffaro, tra le quali: quella, del 2001, relativa alle intercettazioni in casa del capomafia di Brancaccio Guttadauro, realizzata nell'interesse dell' ex assessore comunale dell'Udc, "delfino" del governatore, Mimmo Miceli, condannato poi per mafia e abituale frequentatore della csa del boss. Provata, per il collegio, anche la fuga di notizie "sulle indagini in corso a carico di Francesco Campanella (all'epoca amico e collaboratore del Cuffaro), (poi pentito n.d.r.), in relazione ai suoi rapporti con i Mandalà, uomini d'onore della famiglia mafiosa di Villabate".


"Estremamente probabile" - secondo il tribunale - la rivelazione delle informazioni sull'iscrizione nel registro degli indagati dei marescialli Ciuro e Riolo, coinvolti e condannati nella stessa inchiesta, che Cuffaro, ha girato "al suo amico Michele Aiello", ex manager della sanità privata condannato nello stesso processo a 14 anni per associazione mafiosa. "Risulta, pertanto, logico, conseguente e conforme alle prove emerse - concludono - ritenere che Cuffaro, avendo stipulato un simile accordo criminoso con  Borzacchelli, avesse un personale interesse al raggiungimento di un risultato

comune".


01/07/2008

Fonte: La Sicilia

4 ordinanze a Catania

CATANIA - Un'ordinanza di custodia cautelare in carcere è scattata per quattro presunti affiliati al clan mafioso Cintorino di Calatabiano e collegato al boss catanese Salvatore Cappello. L'ordinanza è stata emanata dal giudice per le indagini preliminari di Catania Rosalba Ricupido


I quattro, Antonino Cintorino, di 43 anni, Rosario Lizzio, di 42 anni, e i fratelli Carmelo e Mariano Spienella, di 36 e 42 anni, già detenuti per altri reati, sono ora accusati dell'omicidio di Domenico Mazzullo, ucciso a Calatabiano il 19 novembre 2002, in piazza Piano Torre, in un regolamento di conti interno al clan cui era anch'egli affiliato.


La vittima, secondo la cosca, non distribuì equamente i proventi delle attività illecite, tenendo invece una gestione 'personalistica' della cassa comune ignorando le esigenze degli affiliati detenuti.


L'ordine di compiere l'omicidio, ha rivelato un collaboratore di giustizia, partì dal carcere da un boss detenuto in regime di carcere 'duro', il 41 bis.


Le indagini, coordinate dalla Dda della Procura della Repubblica di Catania, in collaborazione con la Dna, sono state svolte da agenti del commissario di Taormina, carabinieri della compagnia di Giarre e dal nucleo centrale investigativo della polizia penitenziaria di Roma.


02/07/2008

Fonte: La Sicilia

Ergastolo per Provenzano

Il boss Bernardo Provenzano e' stato nuovamente condannato all'ergastolo, questa volta con l'accusa di avere ordinato l'omicidio di Rosolino Miceli, ucciso nel 1988 tra Cerda e Valledolmo (Palermo) e ritrovato cadavere in un'auto bruciata nei pressi di Termini Imerese. Assieme al capomafia corleonese e' stato condannato alla massima pena anche il boss di Cerda e Sciara, Rosolino Rizzo, ritenuto uno degli esecutori materiali. Miceli avrebbe fatto parte di una banda di cosiddetti "selvaggi", un gruppo di presunti ladri e rapinatori che si sarebbero resi responsabili di una serie di azioni criminali nel territorio di Valledolmo senza l'autorizzazione di Cosa Nostra. Il mese scorso gli stessi Rizzo e Provenzano erano stati condannati all'ergastolo anche per l'omicidio di un altro dei cosiddetti "selvaggi": Gandolfo Panepinto, ucciso anche su ordine dei boss della vicina Vallelunga Pratameno (Caltanissetta) e per questo a chiarire i fatti e' stato l'ex capomafia oggi pentito Ciro Vara, assieme all'altro boss oggi collaborante Nino Giuffre', ex capomafia di Caccamo.

Fonte: La Repubblica

Aiello mafioso

PALERMO - "Michele Aiello era un imprenditore di fatto organico all'organizzazione mafiosa all'attività di imprenditore organico a Cosa nostra e costituiva per Provenzano una pedina fondamentale del suo sistema di potere".


È uno dei passi dedicati dai giudici della III sezione del tribunale di Palermo che hanno celebrato il processo alle cosiddette talpe alla dda di Palermo, all'ex manager della sanità privata Michele Aiello, condannato a 14 anni di carcere per associazione mafiosa.


"Aiello, dunque, - scrivono i magistrati - per la mafia non era un socio di fatto o un mero prestanome ma un punto di riferimento nel settore economico-imprenditoriale, tanto da divenire, con espressione usata dallo stesso Giuffrè (collaboratore di giustizia n.d.r.), il 'fiore all'occhiellò di Provenzano e dei mafiosi di Bagheria".


Quanto al fatto che l'imprenditore era soggetto alla richiesta di pizzo - argomento usato dalla difesa per definire Aiello 'vittima di Cosa nostra - la sentenza scrive: "Fatti salvi i casi eccezionali, non poteva essere sistematicamente dispensato dal versamento della 'messa a postò, in quanto, come è noto, a tale pratica erano soggetti tutti gli imprenditori anche quelli formalmente affiliati all'organizzazione.


Ma poteva essere segnalato e 'seguitò per evitargli ogni altra possibile imposizione delle varie famiglie mafiose locali a titolo di forniture di materiali, di noleggio di macchinari ed attrezzature, di piccoli sub-appalti quali il movimento terra e gli scavi ed, infine, di assunzione di personale".


"L 'imputato - concludono i magistrati - ha dato chiara prova di riuscire ad avvicinare e 'tenere buonì pressocchè tutti i soggetti che, in qualche modo ed a qualsiasi livello, avessero un ruolo nello svolgimento della sua attività imprenditoriale".


01/07/2008

Fonte: La Sicilia

martedì, giugno 24, 2008

Itinerari anti mafia...

PALERMO - Dagli incontri con gli anziani testimoni della strage di Portella della Ginestra alla comunità maghrebina di Mazara del Vallo con le sue storie d'integrazione; dalla Casa della memoria a Cinisi dove mamma Felicia accoglieva in memoria del figlio Peppino Impastato alle terre confiscate a Cosa nostra e al capo dei capi Totò Riina.


Sono solo alcuni degli itinerari turistici proposti in Sicilia della cooperativa "Ambiente, legalità, intercultura" che oggi ha aperto un'agenzia di viaggio a Palermo. Si tratta della prima struttura che propone "il cosiddetto turismo responsabile, - afferma una nota - legando all'arte, alla cultura, alla bellezza dei luoghi, al mare e al sole anche la conoscenza pezzi di storia di riscatto sociale e impegno civile".


La sede dell'agenzia Ali si torva in via Polara 24-26, nel quartiere Castellammare-Tribunali, tra le zone più antiche e ricche di storia della città ma anche tra le più degradate. Piazza XIII Vittime sarà il punto di partenza per visitare Palazzo dei Normanni, la Cattedrale, i monumenti ma anche i negozi dei commercianti che aderiscono ad Addiopizzo.


Inoltre Ali valorizza le bellezze naturalistiche siciliane proponendo le passeggiate nella valle dello Jato; la visita di Corleone e le bellezze del bosco della Ficuzza; l'escursione guidata nella riserva naturale dello Zingaro; i viaggi del mare legati alla pesca-turismo nelle isole Egadi e il tour delle tonnare in barca a vela.


20/06/2008

Fonte: La Sicilia

Finita "La Rinascita"...

CAPO D'ORLANDO (MESSINA) - Arrestato questa mattina l'ultimo indagato nell'operazione antimafia "Rinascita" che il 13 giugno aveva portato in carcere altre 19 persone per associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni. La polizia ha arrestato Signorino Conti Taguali, 28 anni, residente a  Tortorici, ma domiciliato in una abitazione nelle campagne di Roccafumata, al confine tra le province di Catania ed Enna.

Fonte: La Sicilia

sabato, giugno 21, 2008

Mai abbassare la guardia...

CATANIA - "La mafia catanese si sta riorganizzando per gestire il fiume di denaro derivante dagli appalti derivanti dal nuovo Prg". Ad affermarlo è il procuratore di Catania Vincenzo D'Agata in un'intervista rilasciata al mensile "S" in edicola domani.


"Sarebbe velleitario - spiega D'Agata - pensare che la mafia a Catania sia scomparsa. E' in atto una riorganizzazione interna ai clan e l'organizzazione gode ancora di grande forza. La ribellione al racket delle estorsioni non è ancora così massiccia da far pensare a un'inversione di tendenza".


"Il settore verso il quale la mafia sta rivolgendo maggiore attenzione - aggiunge - è quello degli appalti e dei lavori pubblici. In questo momento a Catania ci sono molte grandi opere in costruzione o con i cantieri in procinto di partire. E' necessario tenere alta la guardia su questo fronte".


D'Agata parla anche delle indagini per le quali è stata creata una task-force in Procura. "Il nostro ufficio è intervenuto sia per quanto riguarda il buco di bilancio, sia sulla società 'Catania risorse' e sono in corso tante altre attività investigative perché vogliamo vederci chiaro persino sulla gran quantità di buche lungo le strade cittadine".


20/06/2008

Fonte: La Sicilia

Si fingono muratori...

SIRACUSA - Per mettere le mani sulla coppia di estortori che aveva preso di mira un'impresa che sta  lavorando alla ristrutturazione del Palazzo di città di Augusta, i militari della guardia di finanza si sono finti manovali. Nel momento in cui le vittime, che avevano subito denunciato il tentativo di estorsione, hanno consegnato il denaro all'emissario degli estortori i finanzieri si sono liberati di secchi, martelli e cazzuole e lo hanno bloccato.


Con l'accusa di concorso in estorsione sono finiti in carcere due lentinesi, Donatello Cormaci e Sergio Bonsignore. Secondo quanto emerso dalla ricostruzione delle Fiamme gialle - l'indagine è stata condotta dai militari del Nucleo di polizia tributaria di Siracusa e della Compagnia di Augusta - l'inchiesta ha avuto origine dalla denuncia dei responsabili dell'azienda che sta effettuando la ristrutturazione del Municipio di Augusta.


All'impresa i due avevano chiesto una tangente pari al 2% del valore intero della commessa, somma da pagare a rate con un anticipo di 2 mila e 500 euro. I responsabili della ditta hanno subito denunciato la richiesta estorsiva ed è così stata avviata una minuziosa attività di monitoraggio da parte delle Fiamme gialle.


20/06/2008

Fonte: La Sicilia

venerdì, giugno 20, 2008

70 anni in totale per mafia

PALERMO - Il Pm della Dda di Palermo, Marzia Sabella, ha chiesto la condanna complessivamente ad oltre 70 anni di reclusione di otto tra imprenditori e boss accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa e favoreggiamento. Il processo, che trae origine dall'indagine denominata Grande mandamento che nel 2005 portò all'arresto di oltre 50 tra capimafia e fedelissimi del padrino Bernardo Provenzano, si celebra col rito ordinario davanti ai giudici della terza sezione del tribunale presieduta da Raimondo Lo Forti.


La pena più alta (30 anni) è stata sollecitata per Bernardo Provenzano, 10 anni sono stati chiesti per il capomandamento di San Lorenzo Salvatore Lo Piccolo, 9 per Andrea Panno, e otto per Antonino Monreale, sette per Nicolò Cirrito, 5 per Nicolo Eucaliptus e rispettivamente 2 anni e sei mesi e un anno per gli imprenditori Giovanbattista Corvaia e Rosario Siciliano, entrambi imputati di favoreggiamento. Il processo è stato rinviato al 24 giugno prossimo per le arringhe dei difensori.


20/06/2008

Fonte: La Sicilia

Forza Clementina