venerdì, settembre 22, 2006

A Palermo scompare Spatola

PALERMO - Per tutta la notte i carabinieri hanno effettuato perquisizioni e interrogato i familiari del boss Bartolomeo Spatola, scomparso 4 giorni fa per "lupara
bianca". Le indagini, coordinate dalla Dda, fanno pensare che si possa trattare di un' eliminazione "chirurgica" che non riguarderebbe l'apertura di una guerra di mafia, perchè, come sostengono gli inquirenti, ci dovrebbero essere due fazioni che si contrappongono, e invece allo stato emergerebbe una sola cosca, con il suo leadership Salvatore Lo Piccolo, il boss latitante che aspira al vertice di Cosa nostra. Dalle indagini emerge, inoltre, che Spatola era in contatto con D'Angelo, il pensionato di 72 anni ucciso il 22 agosto scorso a Sferracavallo: un uomo che non aveva precedenti penali e viveva in casa della sorella, così come il boss scomparso.I due delitti potrebbero avere un collegamento nell'ambito di una strategia attuata da Lo Piccolo per rinsaldare vecchie amicizie come quelle con la famiglia mafiosa Inzerillo.
22/09/2006
Fonte: La Sicilia

Duplice omicidio ad Adrano

ADRANO (CATANIA) - Due cadaveri sono stati trovati tra Adrano e Bronte, nel catanese. I due corpi sono quelli delle persone scomparse da Adrano mercoledì scorso: Sebastiano Gangi, bracciante agricolo di 32 anni, e Carmelo Anzalone, di 43 anni, fruttivendolo. I cadaveri sono stati trovati dentro una Lancia Ypsilon, in aperta campagna, in contrada Passo Zingaro. I due sono stati uccisi con colpi d'arma da fuoco.
Sul luogo sono intervenuti gli agenti del commissariato di Adrano. Le armi usate sarebbero, secondo le prime indagini, pistole e fucili. Accanto all'auto, di proprietà di Gangi, sono state trovate decine di proiettili. Su Gangi era in corso un'indagine per mafia, mentre l'altra vittima risulta incensurata. L'inchiesta è condotta da polizia e carabinieri. Si teme una nuova guerra di mafia.
22/09/2006
Fonte: La Sicilia

Arresto nel catanese

CATANIA - Agenti della Squadra mobile di Catania hanno arrestato Orazio Pardo, di 45 anni, ritenuto il reggente del clan Cappello a Catania. L'uomo era sfuggito
all'arresto nel maggio scorso nel corso di una operazione antimafia. Nei suoi confronti era stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di rapina.L'arresto è avvenuto ieri sera. Pardo è stato bloccato in un ristorante di Biancavilla, dove si trovava in compagnia di alcuni amici.
22/09/2006
Fonte: La Sicilia

Docu-film su Livatino

- PALERMO, 18 SET - Un docu-film per promuovere la beatificazione di Rosario Livatino sarà presentato giovedì al palazzo di giustizia di Agrigento. Il film 'La Luce verticale', presentato per il 16/o della scomparsa del giudice, riporta le testimonianze di chi ha conosciuto il sostituto procuratore ucciso dalla mafia nel 1990. Come personaggi di un film, i testimoni sono ascoltati con l'obiettivo di restituire la figura dell'uomo Livatino, e di ricostruire la vicenda umana e professionale del giudice.
Fonte: Ansa

"Potatura di rami secchi"

"Mi sembra ormai abbastanza chiaro che il modello Provenzano non vige più. Probabilmente è ancora presto per definirli omicidi di mafia, ma non c´è dubbio che la ripresa delle armi a Palermo ha un solo significato: Cosa nostra non ha più una camera di compensazione e chi sbaglia paga».
Che Giovanni Quartararo, giovane agricoltore di Bagheria ucciso sabato sera, abbia "sbagliato" qualcosa, al procuratore di Palermo appare certo. «Potatura di rami secchi». Così Francesco Messineo definisce i delitti che, dall´arresto di Provenzano in poi, hanno insanguinato le strade della provincia con modalità spesso mafiose ed eclatanti come nel caso dell´omicidio del pensionato di Sferracavallo massacrato con due revolver calibro 38.
Un rapido scambio di idee con i procuratori aggiunti al ritorno dalle ferie, poi il procuratore Messineo abbozza un´analisi che non vuole essere un vero e proprio allarme ma che mette sull´avviso investigatori e magistrati. «Fino a qualche mese fa, errori, ambizioni, sgarri o qualsiasi altro "errore" commesso anche da pesci piccoli che magari non hanno neanche un pedigree mafioso veniva in qualche modo "aggiustato", sistemato. Adesso, evidentemente, non più. Chi sbaglia paga, anche con la vita e spesso con modalità significative che siano da monito per gli altri. E questo ha un senso ancora più pregnante in una Cosa nostra che in questo momento non sembra avere un vertice condiviso».
I misteriosi omicidi di queste ultime settimane, dunque, potrebbero paradossalmente essere la cartina di tornasole di un´organizzazione mafiosa in difficoltà? «Problemi di leadership, ma soprattutto problemi di comunicazione e di uomini. Sì, sappiamo tutti che dopo Provenzano al vertice ci sono Messina Denaro e Lo Piccolo ma io non credo che ci sia stata una vera e propria successione. E poi dopo le ultime operazioni, per loro comunicare è diventato estremamente difficile e lungo. Un messaggio ci mette giorni e fa giri tortuosissimi per arrivare. E poi dobbiamo anche considerare che la "qualità" degli affiliati (se mi si consente di usare questo eufemismo) è molto scaduta. In carcere capi e gregari adesso a dettare legge per le strade c´è gente che fino a qualche anno fa non sarebbe stata ammessa neanche a guardare».
Cosa nostra cambia dunque di nuovo pelle e la Procura di Palermo, con il suo nuovo corso, prova a rimodularsi tra le tante difficoltà dettate dall´incertezza sul futuro del nuovo ordinamento giudiziario. «Aspettiamo di sapere se la riforma verrà sospesa, come e quando. La Dda, così com´è, con diversi magistrati scaduti ha grosse difficoltà di organizzazione e solo la decisione del parlamento potrà darci lumi sulle norme in vigore per regolare la permanenza in questo ruolo».
Fonte: Cuntrastamu

Rinvio sentenza di assoluzione per Inzerillo

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione dell'ex senatore Vincenzo Inzerillo (Dc), imputato di associazione mafiosa a Palermo. Nei confronti dell'ex uomo politico, ritenuto organico alla cosca di Brancaccio, si dovrà dunque celebrare un nuovo processo in grado di appello. Inzerillo, scrive il "Giornale di Sicilia", era stato condannato in primo grado a otto anni e assolto in appello, dopo avere trascorso 34 mesi in carcere.
Ex componente della corrente manniniana, Inzerillo era stato accusato dallo stesso pentito, Gioacchino Pennino, che aveva chiamato in causa anche il leader del suo gruppo politico, l'ex ministro dc Calogero Mannino. Sarebbe stato Inzerillo, secondo l'accusa - sostenuta in primo grado dal pm Antonio Ingroia e in appello dal pg Vittorio Teresi - a gestire lo sbarco a Palermo e l'appoggio elettorale delle cosche a Mannino, originario della provincia di Agrigento.
Inzerillo fu senatore dal 1992 al 1994. Ricevette il primo avviso di garanzia alla fine del 1993, nell'ambito di un'indagine contro il notaio Pietro Ferraro, accusato fra le altre cose di aver cercato di ''aggiustare'' il processo per l'omicidio del capitano dei carabinieri Emanuele Basile. Non rieletto alle politiche del '94, Inzerillo fu arrestato il 14 febbraio del 1995, due giorni dopo Mannino. I due processi hanno avuto sorti diverse nei vari gradi di giudizio: in Tribunale Inzerillo fu condannato e il capocorrente assolto, in appello l'ex gregario fu scagionato e Mannino condannato a 5 anni e 4 mesi, mentre la Cassazione ha annullato con rinvio entrambe le sentenze, ma con effetti diversi, dato che si dovranno rifare i giudizi contro l'assolto Inzerillo e il condannato Mannino.
Nel processo di rinvio, tra l'altro, Mannino potrebbe fruire dell'applicazione della legge sull'inappellabilità, da parte del pubblico ministero, delle sentenze di assoluzione. Il dibattimento è fermo in attesa che la Consulta si pronunci sulla costituzionalità della normativa, varata nella scorsa legislatura.

sabato, settembre 16, 2006

Non ci voleva l'arresto di Provenzano per capirlo...

PESCARA - "Indagando sulla cattura di Provenzano abbiamo scoperto un sistema mafioso, fatto non solo di mafiosi". Così il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ha aperto la sua lezione di legalità agli studenti di Pescara. "La cattura di Provenzano - ha detto Grasso - è un grosso risultato coronato anche dall'altra operazione che ha decapitato tutte le maggiori famiglie mafiose del palermitano. Questa cattura non è arrivata come un caso ma è il frutto di una strategia che è durata anni. Pensate, in Sicilia calcoliamo che ci siano 5 mila soggetti organicamente inseriti nella mafia, i siciliani sono 5 milioni, se dovessimo scontrarci corpo a corpo non ci sarebbe storia. In realtà non è così perché c'è un sistema, quel sistema che abbiamo scoperto indagando sulla cattura di Provenzano, secondo il quale ci sono non solo soggetti illegali tout court, i capi mafia, ma ci sono anche i soggetti, colletti bianchi, legali, commercialisti, finanzieri, imprenditori, tecnici, burocrati, amministratori, politici, che partecipano di quel sistema, che godono dei privilegi che quel sistema riesce ad ottenere. Allora vedete - ha spiegato Grasso - quanto è difficile combattere tutto questo e proprio per questo, forse, la mafia è un fenomeno secolare che dura da centinaia di anni e non si riesce mai a distruggere".
16/09/2006
Fonte: La Sicilia

venerdì, settembre 15, 2006

Anniversario Don Puglisi

PALERMO - Ricorre oggi il tredicesimo anniversario dell'assassinio di Don Puglisi, il prete del quartiere Brancaccio di Palermo ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993. Ieri sera, nella parrocchia di San Gaetano, si è tenuta una veglia di preghiera. Una fiaccolata si è snodata quindi fino al piazzale Anita Garibaldi, teatro dell'omicidio. Stamani è stato organizzato un pellegrinaggio fino alla tomba del sacerdote, nel cimitero di Sant'Orsola. Alle 10 in via San Ciro sarà scoperto un busto in bronzo ed in via Conte Federico prenderanno il via i lavori del "Centro aggregativo diurno per anziani" a lui intitolato. Poi alle 19 in cattedrale la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale di Palermo, Salvatore De Giorgi. Le commemorazioni proseguiranno fino a giorno 25 settembre quando, sempre nel capoluogo siciliano, si terrà una marcia per la pace che si snoderà da via Brancaccio 461 fino a piazza Scaffa.
15/09/2006
Fonte: La Sicilia

Autosalone in fiamme

giovedì, settembre 14, 2006

Senza dignità...Dopo Dalla Chiesa, Totò il campione infanga anche la memoria di Don Puglisi

PALERMO - Il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, ha ricordato Don Puglisi, ucciso il 15 settembre di tredici anni fa nel quartiere Brancaccio. "Il miglior tributo per onorare la memoria di Don Pino Puglisi, uomo di fede coraggioso che combatteva in prima linea Cosa nostra, è che tutti i siciliani testimonino alla luce del sole che la mafia fa schifo, può e deve essere sconfitta con l'impegno concreto di ciascuno di noi. Don Pino ha fatto tanto per il suo quartiere con il centro di accoglienza Padre Nostro. Seguendo il suo esempio, dobbiamo essere così forti e coesi da mostrare al mondo intero che è possibile pensare alla Sicilia come a una terra libera e redenta dal giogo mafioso". 14/09/2006
Fonte: La Sicilia