lunedì, maggio 04, 2009

Tresche mafiose...

MILANO - La presunta relazione extraconiugale fra la moglie del medico Giovanni Mercadante, ex deputato regionale adesso accusato di mafia, e un imprenditore della sanità, è stata oggetto di una lunga mediazione in Cosa nostra, gestita da Bernardo Provenzano e Vito Ciancimino. Una mediazione fatta per evitare che venisse ucciso l'amante della donna. Il retroscena emerge dalla deposizione in aula di Massimo Ciancimino, ai giudici del tribunale di Palermo, che stanno processando Mercadante per mafia. Dalle indagini emerge che il boss Tommaso Cannella, zio di Mercadante, aveva chiesto a Provenzano di punire l'imprenditore che aveva avuto una relazione con la moglie di suo nipote. L'amante, invece, per tutelarsi avendo capito che rischiava la vita, avrebbe chiesto protezione allo zio Pino Lipari, boss e uomo di fiducia dei corleonesi. Lo scontro arrivò a Provenzano, che per evitare un omicidio investì del problema Vito Ciancimino, il quale sarebbe arrivato a una mediazione senza spargimento di sangue. I fatti risalgono agli anni Ottanta. Massimo Ciancimino racconta i retroscena di questo tradimento grazie alle confidenze del padre, ma anche della figlia di Mercadante, con la quale il teste all'epoca era fidanzato. L'amante, su richiesta di Vito Ciancimino "venne costretto a lasciare Palermo per almeno tre anni, ma poi - racconta il teste - con un piccolo indultino della mafia, dopo un anno venne fatto ritornare in città, e la vicenda fu chiusa".
02/05/2009
Fonte: La Sicilia

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