martedì, settembre 02, 2008

10 espulsioni...

PALERMO - Sono 10 gli imprenditori espulsi da Confindustria in Sicilia da quando l'associazione, il 1 settembre di un anno fa, ha dichiarato guerra al racket delle estorsioni. Altri 30 associati sono sospesi e potrebbero essere espulsi, mentre sono in totale 51 i provvedimenti al vaglio dei probiviri di Confindustria nell'Isola. Il bilancio è stato fatto in conferenza stampa a Palermo dal presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, ad un anno esatto dalla battaglia di legalità intrapresa dagli industriali, dopo le minacce e le intimidazioni ai danni del catanese Andrea Vecchio e di Marco Venturi, presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta. Sono in totale 64 invece gli industriali, vittime del racket, che hanno denunciato i propri aguzzini e che stanno collaborando con le forze dell'ordine e con la magistratura. Lo Bello ha rivelato che "prima del 1 settembre dell'anno scorso erano soltanto due gli imprenditori vittime del pizzo che avevano deciso di collaborare con la giustizia". Tra i dieci industriali ormai fuori dall'associazione, qualcuno ha preferito allontanarsi per evitare l'espulsione, come prevede il codice etico, adottato da Confindustria in Sicilia, per chi non denuncia le richieste del racket delle estorsioni. "Perchè essere espulsi - ha detto Lo Bello - significa essere esposti alla gogna pubblica". A fianco a Lo Bello c'erano i presidenti di alcune delle nove associazioni territoriali, tra cui Antonello Montante (Caltanissetta), Giuseppe Catanzaro (Agrigento), Nino Salerno (Palermo), Davide Durante (Trapani) e Ivo Blandina (Messina). Sono soprattutto gli industriali di Caltanissetta e di Agrigento quelli che hanno intrapreso con fermezza la linea della denuncia. Ben 40 imprenditori, dei 64 che stanno collaborando, operano nelle due province. È Gela, con il sindaco Rosario Crocetta in prima linea contro la mafia e il racket delle estorsioni, il modello che il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, indica "a tanti sindaci la cui azione non è altrettanto incisiva". In conferenza stampa a Palermo, Lo Bello ha invitato i sindaci a impegnare contro Cosa nostra, ripercorrendo le orme di Crocetta. "A Gela - ha sostenuto Lo Bello - Crocetta non fa antimafia di bandiera, ma adotta azioni concrete contro le organizzazioni criminali, basti pensare alle misure sugli appalti o all'azione che sta conducendo a fianco dell'Eni, che attraversa una fase difficile per via delle grandi infiltrazioni mafiose". Non volendo entrare nel merito di quanto hanno fatto nella lotta al pizzo i sindaci delle grandi città, come Palermo e Catania, Lo Bello ha precisato che "non vogliamo criticare le amministrazioni, ma vogliamo portarle nel terreno dell'impegno costante, a fianco delle associazione antiracket, della magistratura e delle forze dell'ordine che svolgono un lavoro quotidiano sul territorio". Dopo la lotta al pizzo Confindustria in Sicilia si prepara ad aprire una nuova stagione, volgendo l'attenzione verso quella che definisce la "zona grigia", l'intreccio tra burocrazia e imprenditori collusi con la mafia. "Siamo consapevoli - ha detto Lo Bello - che oggi dobbiamo fare un passo in avanti, di qualità. Il secondo pilastro della nostra azione sarà la collaborazione con i magistrati e le forze dell'ordine sul versante della lotta al riciclaggio e all'aggressione dei patrimoni degli imprenditori collusi con la mafia. Questa seconda frontiera ci terrà impegnati in modo forte''. Oltre all'immagine legata all'impegno sociale, la battaglia contro il pizzo ha portato vantaggi a Confindustria anche in termini di iscritti. "Gli imprenditori vogliano associarsi perchè si sentono più protetti - ha detto Lo Bello in conferenza stampa a Palermo - Oggi è più difficile chiedere il pizzo a un industriale. Sono decine le richieste che abbiamo ricevuto, ma le valutiamo attentamente". Sono ottanta le nuove imprese iscritte a Caltanissetta e ad Agrigento. "Oggi Libero Grassi non sarebbe più solo, soli sono gli industriali e i commercianti che non denunciano il pizzo. A loro lancio un appello: ribellatevi". Dei circa tre mila imprenditori aderenti a Confindustria in Sicilia sono al momento 64 quelli che, vittime del racket, collaborano con magistratura e forze dell'ordine dopo aver denunciato le richieste del pizzo: circa il 2%. Soltanto due a Palermo. A Trapani e a Messina l'associazione chiede agli associati il certificato antimafia. "Ci aspettiamo maggiori risultati dalle associazioni di Palermo e di Messina", ha aggiunto Lo Bello.
02/09/2008
Fonte: La Sicilia

1 commento:

Polites ha detto...

Ciao, siamo dei ragazzi siciliani che abbiamo creato questo blog: http://polites.altervista.org
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