PALERMO - Ricordato stamane a Palermo il funzionario della Regione siciliana, Filippo Basile, assassinato il 5 luglio del 1999 nel capoluogo siciliano. A Basile è stata intitolata la piazzetta dove venne ucciso, dietro l'assessorato all'Agricoltura. Nel corso della cerimonia, i familiari hanno scoperto una targa predisposta dal comune. Insieme alle autorità erano presenti esponenti della Cgil ed i rappresentanti dell'Associazione per i diritti del cittadino, della Libera università della politica e dell'Associazione Solidaria. "La Cgil - dice Enza Albini, della segreteria siciliana del sindacato - è orgogliosa di ricordare un pubblico funzionario, un dirigente ma soprattutto un uomo che ci ha insegnato il coraggio di lavorare con determinazione nell'onestà e nella cultura del cambiamento fatta di formazione, informazione, di rigore, di cui Basile comprese il valore strategico per il rilancio della pubblica amministrazione".
05/07/2006
Fonte: La Sicilia
Se pensi che la mafia possa essere in qualche modo positiva o possa aiutare la Sicilia per favore esci da questo blog!
giovedì, luglio 06, 2006
mercoledì, luglio 05, 2006
Duro colpo ai Santapaola
CATANIA - Sono in tutto 13 le persone fermate nell'operazione antimafia che ha consentito alla polizia di Catania di infliggere un duro colpo ai vertici del clan Santapaola. Uno dei fermati è stato bloccato in un lussuoso albergo di Taormina. Altri quattro esponenti della banda sono invece riusciti a sfuggire alla cattura. Gli arrestati a vario titolo sono accusati di avere creato un vero e proprio canale di importazione di cocaina, marijuana ed ecstasy dall'Albania all'Italia. Sostanze stupefacenti che smistavano tra la Puglia, la Sicilia ed altre regioni del nord Italia. L'organizzazione criminale non si sarebbe limitata solo al traffico di droga, ma importava anche armi. L'inchiesta è iniziata due anni fa, ma il blitz è scattato stamane alle prime luce dell'alba. All'operazione ha collaborato anche il nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di finanza di Bari. Anni di pedinamenti ed intercettazioni telefoniche hanno consentito di sgominare la banda.I tredici provvedimenti di fermo hanno raggiunto Fabio Arcidiacono, di 22 anni e Rosario Campolo, di 38 anni, entrambi di Catania ma residenti ad Aci Catena; Francesco Condorelli, di 34 anni, residente a Mascalucia; Gaetano Di Stefano, di 27 anni, residente a Gravina di Catania; Antonino Ficarra, di 22 anni, nato a Verona e residente a Mascalucia; Maurizio Fiocco, 36 anni, orignario di Catania e residente ad Aci Catena; Francesco Napoli, 30 anni di Catania; Giuseppe Portale, 35 anni, di Catania; Franco Ridolfi, 45 anni di Ostuni, in provincia di Brindisi; Antonino Salemi, di 29 anni, di Catania; Carmelo Salemi, 37 anni, di Catania; Tommaso Carmelo Sciuto, 26 anni, di Catania; Gaetano Trombino,di 29 anni, nato a Catania e residente a Gravina di Catania. Tutti sono accusati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico anche internazionale di sostanze stupefacenti, detenzione di stupefacenti, porto e detenzione di armi da fuoco, violazione degli obblighi imposti dalle misure di prevenzione previste per la criminalità mafiosa.
Il fermo, disposto dai magistrati della Dda di Catania, secondo quanto reso noto nel corso di una conferenza stampa, è scattato stamane all'alba per evitare che alcuni degli indagati sfuggissero alla cattura. I provvedimenti originariamente erano diciassette ma ne sono stati eseguiti tredici perchè in quattro si sono resi irreperibili. Uno degli indagati Ridolfi è stato fermato a Brindisi, mentre Ficarra è stato catturato a Varese.
05/07/2006
Fonte: La Sicilia
Condannato finanziere residente in Sud Africa
PALERMO - I giudici della seconda sezione del tribunale hanno condannato a nove anni di reclusione il finanziere Vito Roberto Palazzolo, da anni residente in Sudafrica, accusato di associazione mafiosa. Dopo la lettura del dispositivo della sentenza, i giudici hanno emesso anche un ordine di custodia cautelare. L'uomo, originario del palermitano, risulta adesso latitante. I pm Domenico Gozzo e Gaetano Paci avevano chiesto una condanna a 12 anni di reclusione. Per l'accusa Palazzolo è considerato uomo d'onore della famiglia mafiosa di Partinico ed in affari con Bernardo Provenzano.Vito Roberto Palazzolo per 17 anni è stato considerato latitante ma dal 2003, da quando la Cassazione ha annullato l'ordine di arresto, era sotto processo in contumacia. Le prime inchieste su Palazzolo vennero avviate negli anni Ottanta da Giovanni Falcone e sfociarono poi nell'indagine "Pizza connection". Proprio per uno stralcio di questa inchiesta, Palazzolo è ancora sotto indagine negli Stati Uniti per traffico di stupefacenti. I pm Domenico Gozzo e Gaetano Paci hanno contestato all'imputato fatti di mafia a partire dal 1992 fino ad oggi, fra questi, oltre ai rapporti economici con Bernardo Provenzano, anche alcuni contatti con il senatore Marcello Dell'Utri (Fi), al quale l'imprenditore chiedeva aiuto "per evitare problemi giudiziari", e poi con il boss Pino Lipari e con Andrea Mangiaracina.
Secondo l'accusa Palazzolo avrebbe avuto interessi economici insieme a Provenzano in una catena di supermercati in Sicilia e in passato anche in una società di assicurazione tedesca. I pm, durante la requisitoria, hanno parlato anche di alcune dichiarazioni fatte da Palazzolo all'Fbi, dalle quali emerge che in passato l'imprenditore ha avuto contatti con il medico Nino Cinà, arrestato nei giorni scorsi per mafia. Agli agenti federali l'imprenditore originario di Terrasini ha detto di aver ricevuto una lettera da Cinà, che è stato il medico di Riina, che gli chiedeva di "lavorare insieme"..
05/07/2006
Fonte: La Sicilia
martedì, luglio 04, 2006
Dopo - Grasso? Forse Messineo
PALERMO - Un accordo fra i consiglieri di Unità per la Costituzione, il gruppo di maggioranza al Csm che rappresenta la corrente di centro dei magistrati e quelli di Magistratura Democratica (la corrente di sinistra), potrebbe portare Francesco Messineo alla nomina di procuratore di Palermo. Il magistrato è capo dell'ufficio del pm a Caltanissetta. La notizia è trapelata da fonti giudiziarie. Il plenum dovrà scegliere nelle prossime settimane il successore di Piero Grasso, dallo scorso ottobre alla guida della Direzione nazionale antimafia. Per la corsa alla poltrona di procuratore di Palermo ci sono anche gli aggiunti Giuseppe Pignatone e Guido Lo Forte, entrambi di Unità per la Costituzione, ma da quanto si apprende Unicost e Md avrebbero chiuso un patto in favore di Messineo, anche lui della corrente di centro, tagliando fuori Pignatone che era favorito per la nomina, e proposto anche dai togati moderati di Magistratura Indipendente e dai laici della Cdl. I consiglieri di Md che sostenevano Lo Forte si sposterebbero sul procuratore di Caltanissetta. C'è chi pensa che i veti incrociati su Pignatone - titolare del processo al presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, dell' indagine sull'ex sottosegretario Saverio Romano (Udc) e su altri politici e regista negli ultimi anni dell'arresto di Provenzano - alla fine possono avere avvantaggiato Messineo. In un primo momento la candidatura di Messineo era stata accantonata anche per il coinvolgimento del fratello del magistrato in una inchiesta della procura di Palermo e per un coinvolgimento, negli anni Ottanta, del cognato in un processo per favoreggiamento alla mafia da cui è stato poi assolto. Dalla sua Messineo ha, rispetto a Pignatone e Lo Forte, il fatto che è il più anziano professionalmente, l'unico ad avere la titolarità di una procura. E proprio sulla gestione della Dda guidata da Messineo a Caltanissetta, la Dna ha sollevato nel 2005 alcuni appunti che sono stati inseriti nella relazione annuale, e fa riferimento alla "informalità nello scambio di notizie" fra i pm antimafia. Vicende che a Palermo, negli anni in cui era procuratore Grasso, crearono profonde spaccature che sono state guidate anche dai rappresentanti di Magistratura Democratica che chiedevano "la circolazione delle notizie". Il procuratore di Caltanissetta, Francesco Messineo, è entrato il 20 giugno scorso nella rosa dei candidati che la commissione per gli incarichi direttivi del Csm propone al plenum per la nomina del prossimo procuratore di Palermo, dopo il ritiro di Renato Papa, procuratore aggiunto a Catania. A indicare Messineo sono stati i due consiglieri di Unità per la Costituzione in Commissione, Vladimiro De Nunzio e Giuseppe Meliadò. La scelta di Unicost e Md di puntare su Messineo, secondo quanto si apprende in ambienti giudiziari, potrebbe determinare un giro di poltrone che consentirebbe a Guido Lo Forte (appoggiato da Md) di andare a occupare il posto di procuratore a Caltanissetta e al presidente dell'Anm nazionale, Giuseppe Gennaro (Unicost), attuale procuratore aggiunto a Catania, di essere nominato procuratore nella città etnea dopo il pensionamento di Mario Busacca che dovrebbe lasciare nei prossimi mesi.03/07/2006
Fonte: La Sicilia
Operazione "Dionisio", 38 rinvii
CATANIA - Il giudice per l'udienza preliminare di Catania, Carla Cannella, accogliendo le richieste del sostituto procuratore Agata Santanocito, ha rinviato a giudizio 38 indagati dell'inchiesta su mafia e affari denominata Dionisio contro Cosa nostra etnea, le cui indagini sono state svolte dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale.Il 4 ottobre, davanti ai giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Catania, dovranno comparire anche l'ex sindaco di Palagonia e attuale consigliere provinciale di Fi Salvino Fagone, accusato di associazione mafiosa, e l'ex deputato regionale di An e attuale presidente della direzione regionale di Alleanza siciliana Gino Ioppolo, imputato per corruzione e coercizione elettorale. Il primo è sospettato di avere avuto rapporti con il boss Francesco La Rocca di Caltagirone; il secondo di avere chiesto voti a persone vicine alla 'famiglia' Mangion alle regionali del 2001. Entrambi si sono sempre proclamati innocenti ribadendo la loro totale estraneità ai fatti che gli sono contestati dalla Procura di Catania. Il Gup ha archiviato la posizione di due imputati: quelle di Francesco Librizzi e Giuseppe Laurino, che sono stati assolti. Domani ci sarà l'udienza davanti al Gup per 41 imputati che hanno scelto il giudizio alternativo del rito abbreviato. Altre 22 persone sono indagate nell'ambito dell'inchiesta Dionisio: la loro posizione è al vaglio della Procura che ha chiuso le indagini e sta per decidere sull'eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Le indagini dell'operazione Dionisio sono state svolte dai carabinieri del Ros di Catania e sfociarono, il 7 luglio del 2005, nell'arresto di 83 persone accusate di appartenere o di essere vicine a Cosa nostra.
04/07/2006
Fonte: La Sicilia
domenica, luglio 02, 2006
Auguri ad Addiopizzo !!!
Palermo, 29 giu. Il Comitato Addiopizzo compie due anni ed entra nelle periferie.Gli 'attacchini', che due anni fa comparvero per la prima volta con i loro manifesti in cui invitavano i palermnitani a dire no al racket del pizzo, festeggiano il loro secondo compleanno affiggendo, questa volta, adesivi per le vie dei quartieri interessat poco piu' di una settimana fa dall'operazione antimafia 'Gotha', che la ha portato in carcere boss mafosi e gregari, tra i quali Uditore, Passo di Rigano e San Lorenzo.
''Con la convinzione che questo sia il momento migliore per continuare ad assestare colpi ad una
gia' provata Cosa Nostra - spiegano i giovani - il Comitato Addiopizzo e' sceso nuovamente per
strada la scorsa notte e lo ha fatto per divulgare il proprio messaggio anche tra i consumatori e i
commercianti delle zone rimaste da poco ''orfane'' dei loro boss di riferimento''.
Fonte: Adkronos
Arrestato membro dei Santapaola
CATANIA - La polizia ha arrestato a Catania Davide Giuseppe Silverio, di 38 anni, ritenuto organico al clan Santapaola-Ercolano, perchè deve espiare la pena di 11 anni, tre e 26 giorni di reclusione per associazione mafiosa, concorso in rapina aggravata, estorsione, detenzione e porto illegale di arma da fuoco, furto aggravato ed altro.Nel 2003 Silverio fu arrestato nell'ambito dell'operazione denominata "Proserpina" con l' accusa di associazione mafiosa ed estorsione.
30/06/2006
Fonte: la Sicilia
Processo "cenere lavica"
CATANIA - Il presidente della Terza Sezione penale del Tribunale di Catania, Michele Fichera, ha rigettato la lista dei testi eccellenti che erano stati citati a difesa dagli avvocati dell'ex Giunta comunale di Catania nel processo "Cenere lavica". Tra questi vi erano l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, il comandante dei carabinieri, generale Luciano Gottardo, e tutti i parlamentari catanesi della scorsa legislatura a Montecitorio e Palazzo Madama.Nel processo sono imputati il sindaco Umberto Scapagnini (Fi) e otto ex assessori della sua giunta in carica nel 2005 nell'ambito dell'inchiesta sui contributi previdenziali pagati dal Comune ai propri dipendenti per i danni da cenere lavica tre giorni prima del voto amministrativo nel capoluogo etneo. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono abuso d'ufficio e violazione della legge elettorale. Oggi i giudici hanno sentito due funzionari della Digos, Ferdinando Guarino, e Giovanni Tangorra.
Nella prossima udienza saranno ascoltati l'ex assessore Nino D'Asero, il segretario generale del Comune Armando Giacalone ed il ragioniere capo del Comune Giuseppe Giacalone. Oltre all'allora sindaco, poi riconfermato, Umberto Scapagnini, sono imputati anche otto degli ex assessori che componevano la sua giunta di centrodestra: Nino Strano, Fabio Fatuzzo, Orazio D'Antoni, Angelo Rosano, Antonino Nicotra, Filippo Grasso, Ignazio De Mauro e Rosario D'Agata. Al centro dell'inchiesta ci sono due delibere comunali per la restituzione dei contributi previdenziali il cui prelievo doveva essere sospeso durante l'emergenza cenere lavica, creata da una fase eruttiva dell' Etna. Per questo i circa quattromila dipendenti comunali avrebbero ricevuto in busta paga una somma compresa tra i 300 e i 1000 euro, che dovranno restituire senza interessi in 11 anni al loro ente previdenziale.
30/06/2006
Fonte: La Sicilia
Dell' Utri all'ultima spiaggia...
PALERMO - La difesa di Marcello Dell'Utri, processato in Corte d'Appello a Palermo per concorso in associazione mafiosa, ha citato tra i propri testi Silvio Berlusconi. Lo ha annunciato, all'apertura del dibattimento, uno dei legali del parlamentare di Forza Italia, Giuseppe Di Peri. Nel processo di primo grado, concluso l'11 dicembre 2004 con la condanna di Dell'Utri a 9 anni, Berlusconi si era avvalso della facoltà di non rispondere perchè imputato di reato connesso.Lo stesso Berlusconi, all'epoca Presidente del Consiglio dei Ministri, aveva comunicato la sua decisione al tribunale che si era recato a Palazzo Chigi per raccogliere la sua testimonianza. Dell'Utri è presente in aula nell'udienza che si è aperta con la relazione del giudice a latere Salvatore Barresi.
Rispetto al processo di primo grado è molto cambiata la composizione del collegio difensivo che ora comprende Nino Mormino, deputato siciliano di Forza Italia, Alessandro Sammarco, legale di Cesare Previti, e Pietro Federico. Unico confermato della vecchia "squadra", come l'ha chiamata Dell'Utri, l'avvocato Giuseppe Di Peri. La difesa si accinge a chiedere la riapertura dell'istruzione dibattimentale, nell'ambito della quale chiede di sentire Berlusconi, perchè è convinta che l'intero impianto accusatorio del processo, come ha dichiarato l'avvocato Sammarco, si basi su una "costruzione virtuale". Di prove, ha spiegato, non c'è nemmeno l'ombra mentre per Dell'Utri l'accusa è soltanto "politica".
I temi sui quali in appello sarà chiesto un approfondimento specifico riguardano gli attentati alla Standa di Catania, la collocazione dei ripetitori di Canale 5 in Sicilia all'inizio degli anni '80, l'assunzione di Vittorio Mangano nella villa di Arcore.
"Nel processo d'appello mi aspetto che si faccia giustizia e che il giudizio sia meno pesante di quello di primo grado". Ai giornalisti che lo hanno avvicinato fuori dall'aula il parlamentare di Forza Italia è apparso sereno e sorridente. "Mi chiedete come affronto il processo? Non ho - ha detto - tic nervosi e dormo benissimo". Oltre ad aspettarsi un giudizio meno "pesante", l'esponente di Forza Italia ha sottolineato di non avere neppure letto la sentenza di primi grado che ha definito "una sentenza politica". Non l'ha letta, ha aggiunto perchè non prova "piacere a leggere le accuse che mi riguardano". Alla domanda se la citazione di Berlusconi segnali un cambio della strategia difensiva ha detto "ma è un teste come un altro. È una richiesta che a me sembra normale. Non so se si avvarrà della facoltà di non rispondere, come ha fatto in primo grado. Sarà lui a deciderlo".
Dopo avere definito una "pura e santa invenzione" l'ipotesi di un suo rapporto con il faccendiere della mafia Vito Roberto Palazzolo, Dell'Utri ha detto che stavolta non commetterà gli errori del processo di primo grado. Dell'Utri considera un "errore" fare dichiarazioni spontanee alla corte. "Mi sono pentito - ha spiegato - di tutte le dichiarazioni spontanee fatte in tribunale. Non servono a nulla, non ti stanno a sentire e anzi aggravano la posizione dell'imputato. Potrebbero toglierle dalle procedure processuali". Sul cambio del collegio difensivo, Dell'Utri ha detto che "è un altro campionato: si cambia squadra anche se qualche giocatore resta". Infine, il parlamentare ha affermato che intende partecipare a tutte le udienze e che si darà interrogare.
30/06/2006
Fonte: La Sicilia
Ricercato si costituisce
PALERMO - Si è costituito ieri sera alla Squadra mobile di Palermo Francesco Picone, 66 anni, destinatario di uno dei 52 provvedimenti restrittivi emessi nei giorni passati dalla Dda di Palermo per associazione mafiosa. Picone era sfuggito al blitz che ha portato all'esecuzione da parte della Polizia di Stato di 45 arresti di presunti appartenenti a mandamenti e famiglie palermitane di Cosa Nostra e che ha assestato un duro colpo all'organizzazione criminale.
Nell'ambito dell'indagine che si è avvalsa di intercettazioni ambientali e della decifrazione dei noti pizzini del boss Provenzano, è emerso che Picone avrebbe retto le sorti della famiglia della Noce.
30/06/2006
Fonte: La Sicilia
Nell'ambito dell'indagine che si è avvalsa di intercettazioni ambientali e della decifrazione dei noti pizzini del boss Provenzano, è emerso che Picone avrebbe retto le sorti della famiglia della Noce.
30/06/2006
Fonte: La Sicilia
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