giovedì, aprile 12, 2007

Cuffaro recepisca il ddl presentato dalla Borsellino

Palermo - "A distanza di un anno dalla cattura di Provenzano e ad undici mesi dalla rielezione di Cuffaro, ci auguriamo che il presidente della Regione compia un atto concreto nella lotta contro la mafia prima di lasciare la politica a causa di un'eventuale condanna". Lo afferma in una nota Rosario Rappa, segretario regionale di Rifondazione Comunista, che suggerisce a Cuffaro di "recepire integralmente il disegno di legge, presentato da Rita Borsellino, sulle nuove norme riguardanti la Commissione parlamentare di inchiesta sulla mafia in Sicilia" e di "indicare la Borsellino come presidente del nuovo organismo".
"Nella lotta a Cosa Nostra - sostiene Rappa - la storia di Rita Borsellino costituisce un elemento di garanzia e di riacquisizione di credibilità dell'Assemblea regionale siciliana. Se questo atto non sarà compiuto, Cuffaro potrà continuare a fare sceneggiate mediatiche sul suo pullman della legalità sostenendo quanto gli fa schifo la mafia. Questo, però, non basterà a rassicurare i siciliani onesti sul fatto di avere un presidente capace di combattere concretamente Cosa Nostra, a prescindere dall'esito del suo processo".
Fonte: virgilio.it

Allievo di Don Puglisi candidato

PALERMO - L'ex parroco del quartiere palermitano Acquasanta, Gregorio Porcaro, è candidato al consiglio comunale di Palermo nella lista del Prc-sinistra europea che appoggia il candidato a sindaco Leoluca Orlando. Porcaro è stato proposto dal movimento Primavera siciliana. L'ex sacerdote è stato allievo di don Pino Puglisi, il prete assassinato dalla mafia il 15 settembre del '93, e suo viceparroco a Brancaccio. Quando era sacerdote all' Acquasanta Porcaro subì diverse intimidazioni e si disse che erano stati uomini delle cosche. Poi venne alla luce la relazione che il parroco aveva con una ragazza. L'amore per la donna convinse il sacerdote a lasciare l'abito talare e a sposare la giovane.
12/04/2007
Fonte: La Sicilia

mercoledì, aprile 11, 2007

La giornata della...

Oggi i giornali e i siti internet stanno osannando un anno dalla cattura di Provenzano. Ho letto cose assurde: Cuffaro che inaugurerà una strada a Corleone, "Via 11 Aprile, arresto di Bernardo Provenzano mafioso", assessori della giunta di Cuffaro che affermano convinti che l'era dei boss è finita... e molto altro...
A me sembra piuttosto che si stia imbastendo una gran campagna elettorale per le amministrative del prossimo Maggio (vedi questore di Palermo che viene premiato dal sindaco di Corleone) sulle spalle di chi la mafia la combatte veramente, come quelle persone che hanno davvero speso energie e tempo per giungere all'arresto di Provenzano.

Più che il giorno della legalità, fatta così, è meglio definirla la giornata della propaganda...

Saverio Fuccillo

Inaugurazione aeroporto Pio La Torre

COMISO (RAGUSA) - L'aeroporto di Comiso sarà intitolato a Pio La Torre, ucciso dalla mafia a Palermo il 30 aprile del 1982. Ne dà notizia il centro studi che porta il suo nome e che il mese scorso aveva dato il via a una raccolta di firme per chiedere l'intitolazione dello Scalo all'ex parlamentare del Pci "che animò la battaglia del popolo siciliano e delle sue istituzioni perchè Comiso e la Sicilia non fossero militarizzate", dice il presidente del centro La Torre, Vito Lo Monaco.
"Sotto la sua spinta - aggiunge Lo Monaco - si creò un forte movimento unitario di popolo per la pace e fu raccolto un milione di firme per la sospensione dei lavori di costruzione della base militare. Pio pagò con la vita il suo tenace impegno contro la mafia e contro i missili". La scopertura della targa in memoria di La Torre, spiega Lo Monaco, è prevista il 30 aprile (nel venticinquesimo anniversario dell'uccisione), alla presenza del vicepresidente del consiglio dei ministri Massimo D'Alema e del presidente dell'Enac Vito Raggio. A firmare l'appello erano stati migliaia di Siciliani. Tra Vincenzo Consolo, Andrea Camilleri, Salvo Andò, Giuseppe Silvestri, Francesco Tomasello, Salvatore Lupo, Giuseppe Carlo Marino, Francesco Renda, Pasquale Scimeca e Giuseppe Tornatore.
10/04/2007
Fonte: La Sicilia

venerdì, aprile 06, 2007

Fatevi vedere TESTE DI CAZZO!

Sfregio alla memoria di Peppino Impastato, il giovane militante di Democrazia proletaria e fondatore di radio Aut ucciso da Cosa nostra a Capaci il 9 maggio 1978, lo stesso giorno dell'assassinio di Aldo Moro, sulla cui vita è stato tratto il film «I cento passi». L'albero che era stato piantato in suo onore in un'aiuola comunale a Termini Imerese, in provicia di Palermo, è stato sradicato e appoggiato su un muro dove è stato poi scritto «Viva la mafia». La polizia sta indagando per scoprire se è stata solo una bravata o se il gesto è un messaggio mafioso. ATTO GRAVE - «È un atto grave che amareggia e inquieta», ha detto Giuseppe Lumia (Ds), vice presidente della Commissione parlamentare antimafia. «In ogni caso è da non sottovalutare: è un chiaro segnale anche se si è trattato solo di una ragazzata, perché dimostra che la cultura della legalità e la memoria di coloro che sono morti per combattere la mafia non sono un patrimonio di tutti. È un atto ignobile che ferisce i tanti giovani di Termini Imerese che, sull’esempio di Peppino Impastato, hanno fatto della legalità una scelta di vita».
Fonte: Corriere della sera

Identikit di Denaro

PALERMO - L'identikit del boss latitante Matteo Messina Denaro è stato mostrato ai giornalisti dalla polizia di Stato. Il nuovo fotofit realizzato dalla scientifica mostra il volto del capomafia trapanese secondo le risultanze tecniche elaborate al computer in seguito ad alcune indicazioni fornite da informatori della polizia e collaboratori di giustizia. Messina Denaro è ricercato dal 1993 ed è stato condannato, fra l'altro, anche per le stragi di Roma, Firenze e Milano.
06/04/2007
Fonte: La Sicilia

Un anno dall'arresto di Provenzano, Corleone festeggia

PALERMO - Un anno senza il boss. Per festeggiare la fine della latitanza del capomafia Bernardo Provenzano arrestato l'11 aprile 2006, Corleone ha organizzato tre giorni di festa e riflessione. Dal 9 all'11 aprile si terrà la manifestazione "Voglia di libertà, storie luoghi immagini per la rinascita e la legalita". Una serie di spettacoli musicali, rappresentazioni e onorificenze che attraverseranno i luoghi simbolo del comune del palermitano. La strada che porta alla masseria dove è stato arrestato Zu Binnu sarà intitolata al giorno della cattura del superlatitante: "11 aprile 2006 - arresto di Bernando Provenzano, mafioso". Nel pomeriggio sarà assegnata la cittadinanza onoraria ai procuratori della Dda Francesco Pignatone, Michele Prestipino, Marzia Sabella, al questore di Palermo, Giuseppe Caruso, a quello di Trapani, Giuseppe Gualtieri e al dirigente della polizia Renato Cortese.
05/04/2007
Fonte: La Sicilia

Arrestato Pellegrino

TRAPANI - La polizia di Stato ha arrestato a Trapani l'ex vicepresidente della Regione siciliana, Bartolo Pellegrino, 73 anni, leader del movimento politico "Nuova Sicilia". Il politico è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Il gip Antonella Consiglio ha concesso gli arresti domiciliari per via dell'età dell'indagato. Pellegrino, fra il 2001 e il 2003, ha ricoperto anche la carica di assessore regionale al Territorio e Ambiente. Secondo gli inquirenti, l'ex deputato regionale avrebbe avuto rapporti con boss mafiosi di Trapani e sarebbe stato a loro disposizione. Il leader di "Nuova Sicilia", Bartolo Pellegrino, arrestato stamani dalla polizia di Stato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione, avrebbe avuto un rapporto stabile con il capomafia trapanese Francesco Pace, anche lui raggiunto stamani da un provvedimento cautelare emesso dal gip. L'ex vicepresidente della Regione è accusato di avere ricoperto il ruolo di cerniera fra i mafiosi e la politica.
Per i pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Pellegrino sarebbe stato a disposizione per interventi di tipo amministrativo o politico in favore degli interessi della mafia. Il politico, sostengono gli investigatori, avrebbe inoltre concordato con i boss l'individuazione di possibili candidati a elezioni politiche, ma anche l'aggiudicazione di gare d'appalto, come quella per i lavori della funivia Trapani-Erice.
Le intercettazioni ambientali hanno permesso alla polizia di evidenziare rapporti fra il leader del movimento politico autonomista "Nuova Sicilia", Pellegrino, con esponenti di Cosa nostra trapanese, tra cui Filippo Coppola, Francesco Bica e Francesco Orlando, quest'ultimo già segretario particolare del politico.
Per l'accusa i continui e reiterati rapporti di Pellegrino con esponenti di vertice della cosca mafiosa trapanese, hanno permesso loro di assicurarsi il controllo di rilevanti attività imprenditoriali nel settore edilizio ed urbanistico, programmando la realizzazione di speculazione mediante il mutamento della destinazione d'uso da verde agricolo a zona edificabile di ampie aree nel quartiere Villa Rosina di Trapani, modificandone gli indici di edificabilità nel contesto del piano regolatore di Trapani.
Il quadro che ne deriva è quello di un sistematico apporto di Pellegrino alle attività ed agli interessi della mafia nel settore edilizio. L'ex vicepresidente della Regione arrestato stamani, come sottolineano gli inquirenti, avrebbe fatto "mercimonio delle proprie funzioni di assessore", per avvantaggiare gli interessi dei mafiosi.
L'ex deputato regionale avrebbe accettato, come si legge dal provvedimento cautelare, una somma di denaro da parte di Francesco Pace (al quale stamani è stato notificato in carcere il provvedimento cautelare), Antonino Birrittella (l'imprenditore arrestato per mafia due anni fa e adesso pentito) e dall'imprenditore Vito Agugliaro, la promessa di 500 euro per ciascuno degli appartamenti progettati dalla società Mediterranea Costruzioni (cui Augugliaro era interessato).
L'affare riguardava un ampio programma edilizio che si doveva realizzare nel quartiere Villa Rosina a Trapani e che prevedeva la costruzione di 600 appartamenti di edilizia residenziale. Per l'accusa Pellegrino si sarebbe impegnato ad adoperarsi, nella qualità di assessore regionale, affinchè il programma edilizio andasse a buon fine.
L'inchiesta che colpisce in modo trasversale l'intero mondo politico trapanese: tra gli indagati per concorso in corruzione figurano, infatti, sia esponenti del centrodestra che del centrosinistra, come il candidato sindaco di Trapani Mario Buscaino, della Margherita. Buscaino, che in passato è già stato inquisito per mafia e poi prosciolto, ha sottolineato di non avere ancora ricevuto alcun avviso di garanzia.
04/04/2007
Fonte: La Sicilia

Maxi sequestro ad Agrigento

AGRIGENTO - Beni per un valore complessivo di decine di milioni di euro sono stati sequestrati nell'agrigentino dalla polizia di Stato. Si tratta di aziende e imprese che erano nella disponibilità, secondo gli inquirenti, dei boss che coprono la latitanza del capomafia Giuseppe Falsone. I provvedimenti di sequestro, disposti dal gip distrettuale del tribunale di Palermo, sono stati eseguiti dagli agenti delle Squadre mobili di Agrigento e Palermo. L'operazione è collegata ai 21 provvedimenti di fermo effettuati dalla polizia il 6 marzo scorso, nei confronti di presunti appartenenti a gruppi di Cosa nostra agrigentina. Si tratta di provvedimenti che sono stati tutti convalidati e seguiti da ordinanze di custodia cautelare in carcere. È stata sequestrata la Metallurgica Di Gioia, la società Superemme, entrambe di Canicattì, e poi, sempre nell'agrigentino, le imprese Sud Cementi, che produce calcestruzzo; Morreale e Akratrasporti, movimento terra e trasporti; l'impresa edile S.Antonio e la Calcestruzzi srl.
Fonte: La Sicilia

martedì, aprile 03, 2007

Arrestato Genovese

PALERMO - I "pizzini" trovati nel covo di Bernardo Provenzano il giorno del suo arresto continuano a svelare nuovi nomi di favoreggiatori del vecchio padrino. Il gip, accogliendo la richiesta dei pm della procura, ha ordinato l'arresto di Giovanni Genovese, 36 anni, figlio di Salvatore, capomafia di San Giuseppe Jato, da anni detenuto perchè condannato per associazione mafiosa e omicidi. Dall'inchiesta coordinata dai pm Roberta Buzzolani, Maurizio De Lucia e Francesco Del Bene, emerge che Giovanni Genovese era in contatto con Provenzano ma anche con altri due latitanti: Salvatore Lo Piccolo, che adesso sarebbe al vertice di Cosa nostra a Palermo, e Giovanni Raccuglia.
Giovanni Genovese era già stato arrestato perchè accusato di estorsione. L'uomo era però tornato in libertà dopo poco tempo ed era attualmente sorvegliato speciale. Adesso è finito in carcere con l'accusa di associazione mafiosa. Nelle lettere che il boss latitante Salvatore Lo Piccolo inviava a Bernardo Provenzano, si faceva riferimento a Giovanni Genovese come il referente di Cosa nostra nella zona di San Giuseppe Jato. Analizzando i "pizzini" trovati nel covo di Provenzano il giorno del suo arresto, emerge la figura di Genovese il quale, nonostante fosse sottoposto a sorveglianza speciale, continuava a gestire la cosca mafiosa, imponendo il pagamento del pizzo e inviando parte delle somme ricavate a Provenzano. I pm della Direzione distrettuale antimafia, coordinati dal procuratore aggiunto, Giuseppe Pignatone, sostengono che Genovese è inserito nel contesto di Cosa nostra, tanto da avere rapporti diretti con i latitanti Salvatore Lo Piccolo e Domenico Raccuglia. Emerge, inoltre, che Genovese era in contatto con Provenzano tramite Giuseppe Salvatore Lo Bue, arrestato subito dopo la cattura del boss latitante perchè accusato di aver curato la latitanza del capo di Cosa nostra. Tutti gli elementi d'accusa raccolti dai carabinieri sono serviti ai pm per chiedere e ottenere l'arresto di Genovese. 02/04/2007
Fonte: La Sicilia