venerdì, ottobre 31, 2008

Bloccato l'appalto..

GELA (CALTANISSETTA) - Il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, ha revocato l'appalto di ristrutturazione del teatro comunale "Eschilo", dell'importo di 4 milioni di euro (precedentemente assegnato a un'associazione temporanea di imprese) perché una delle ditte associate sarebbe risultata - come ha detto il sindaco - "in odor di mafia". Si tratta della "Sambataro srl" di Paternò, a carico della quale, secondo un'informativa della Prefettura di Catania, risulterebbero in corso indagini per sospette infiltrazioni mafiose. Il provvedimento del sindaco è contemplato dal protocollo di legalità che le aziende sottoscrivono per adesione al momento di partecipare alle gare d'appalto con il Comune di Gela. Rosario Crocetta ha rilanciato la proposta di costituire in Italia un elenco di imprese "sane", disponibili a sottoporsi a costante monitoraggio antimafia.
30/10/2008
Fonte: La Sicilia

mercoledì, ottobre 29, 2008

2 arresti nel clan "Bontempo Scavo"

Messina, 24 ott - Nuovo colpo al clan mafioso dei Bontempo Scavo di Tortorici, nel messinese. I Carabinieri hanno arrestato Marcello Coletta, 30 anni, e Francesco Papa, 32 anni, presunti affiliati al gruppo mafioso. I due avrebbero estorto denaro ad alcuni imprenditori dei Nebrodi.
Nel giugno scorso una maxi-operazione, la ''Rinascita'', condotta dagli agenti del Commissariato di Capo D'Orlando, aveva portato all'arresto di diciannove membri del clan Bontempo Scavo.
Fonte: Asca

2 arresti "per pizzo"

CALTANISSETTA, 24 OTT - I carabinieri di Caltanissetta hanno arrestato 2 persone accusate di avere imposto il ''pizzo'' ad una impresa del gruppo Zonin. In cella sono finiti Giovanni Lo Stimolo, 62 anni, e Filippo D'Anna, 41, ritenuti responsabili di associazione mafiosa, estorsione aggravata nei confronti dell'azienza ''Feudo Principi di Butera'', azienda vinicola che fa capo al gruppo veneto di Zonin. E nel Messinese 3 persone sono state arrestate con l'accsua di erstorsione nei confronti di imprenditori.
Fonte: ANSA

Una canzone...

Roma, 24 ott. (Apcom) - Il rapper palermitano Othello, al secolo Salvatore Petrotta, sarà ospite domani di 'Scalo 76' - il programma musicale condotto da Mara Maionchi e Francesco Facchinetti in onda domani alle ore 14 - per presentare il brano antimafia ''U Tagghiamu 'stu Palluni'?!'.
Il brano scritto e cantato in dialetto palermitano insieme alla sua formazione Combomastas racconta la vita di un uomo, nato e cresciuto in un borgo di Palermo, da quando è piccolo sino all'età adulta. Il titolo sottolinea la prima minaccia inflitta e ricevuta sin da bambino, le tematiche del disagio e la difficoltà di crescere in un quartiere dove sopravvivere è ancora oggi la preoccupazione principale.
La canzone - si legge in una nota - è diventato un piccolo caso mediatico in Sicilia, dove migliaia di ragazzi a scuola lo hanno consacrato l'inno di chi ha scelto di dire no alla mafia. L'omonimo videoclip visibile all'indirizzo http://it.youtube.com/watch?v=b8CBPoJ10qw è stato realizzato con la partecipazione del comico palermitano Sasà Salvaggio, che ha scelto di condividere il progetto partecipando in prima persona.
Fonte: Apcom

martedì, ottobre 28, 2008

Il mitico UDC non tramonta mai...

TRAPANI - I carabinieri e la polizia hanno eseguito undici ordinanze di custodia cautelare nell'ambito di un'indagine sulle cosche mafiose del Trapanese, guidate da Ignazio Melodia, che risulta tra le persone arrestate. L'attività, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, riguarda complessivamente 21 persone, ritenute affiliate alla cosca mafiosa di Alcamo che avrebbero avuto collegamenti con la politica locale. Tra i reati contestati agli indagati, oltre all'associazione mafiosa, anche numerose estorsioni commesse sul territorio di Alcamo tra il 2006 e il 2008. Oltre agli 11 arrestati, gli investigatori hanno notificato anche 10 avvisi di garanzia. Perquisizioni sono in corso. Tra gli indagati c'è anche Vito Turano, padre dell'attuale presidente della Provincia di Trapani Mimmo Turano, segretario provinciale dell'Udc. Vito Turano, per anni sindaco democristiano di Alcamo (Trapani) è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Finito sotto inchiesta anni fa, in seguito alle dichiarazioni di alcuni pentiti che avevano parlato dei suoi rapporto con le cosche, la sua posizione era stata archiviata. Un provvedimento del gip è stato notificato anche al consigliere provinciale dell'Udc, Pietro Pellerito, al quale è stato imposto il divieto di dimora ad Alcamo. Gli agenti del commissariato di Alcamo hanno arrestato durante il blitz di stamani anche un'avvocatessa palermitana. Si tratta di Francesca Adamo, 44 anni, penalista del foro di Palermo. La donna è accusata di concorso esterno in associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni. Dalle intercettazioni emerge il presunto coinvolgimento della professionista negli affari delle cosche mafiose trapanesi. Inoltre l'avvocato, parlando con alcuni indagati, diceva che incontrava ad Altofonte, paese alle porte di Palermo, il boss latitante Domenico Raccuglia. La donna nelle intercettazioni parla anche del capomafia Matteo Messina Denaro e di Bernardo Provenzano come se li avesse conosciuti. Il provvedimento cautelare è stato notificato a Francesca Adamo stamani a Roma. Ai 21 indagati vengono contestati fatti aggravati per essere stati commessi con il metodo mafioso, e figurano, oltre alle numerose estorsioni, anche l'interposizione fittizia di alcune società, reati di falso, danneggiamenti, attentati incendiari e simulazione di reato.


Coinvolta ditta calcestruzzi. Nell'ambito dell'indagine è stata sequestrata la ditta di calcestruzzi Medicementi. Secondo gli inquirenti l'attività, che avrebbe un valore di un milione di euro, sarebbe riconducibile allo storico clan alcamese dei Melodia. Secondo l'accusa, l'impresa era formalmente intestata a una serie di prestanomi. Secondo gli investigatori la famiglia mafiosa di Alcamo sarebbe riuscita a ottenere il monopolio per la fornitura del calcestruzzo per tutti gli appalti pubblici e privati della provincia. Il cemento doveva essere acquistato soltanto presso l'impianto riconducibile al boss Diego Melodia, arrestato in nottata. Dopo aver eliminato tutte le altre ditte concorrenti gli arrestati, attraverso una serie di attentati e danneggiamenti, avrebbero imposto alle ditte operanti nel settore di approvvigionarsi unicamente presso la Medicementi di Alcamo.



Il medico compiacente. C'è anche un medico dell'ospedale di Alcamo, Angelo Calandra, tra le persone coinvolte. L'uomo, sollecitato da un infermiere del pronto soccorso, Pietro Pellerito, consigliere provinciale dell'Udc, anche lui finito sotto inchiesta, ha distrutto e sostituito un certificato medico rilasciato a un operaio della ditta di calcestruzzi di Alcamo controllata dal clan.L'operaio, formalmente licenziato, ma in realtà dipendente dell'impresa, aveva avuto un incidente sul lavoro. Temendo conseguenze con l'Inail, uno dei prestanome dei boss titolari della azienda, Liborio Perrone, ha chiesto all'infermiere di sostituire il certificato che attestava l'incidente. Pellerito si è dunque rivolto al medico e l'incidente sul lavoro è diventato incidente stradale. Per la vicenda Calandra è indagato di falso. Il gip gli ha imposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.



L'elenco degli arrestati. Queste le persone coinvolte da misure cautelari nell'ambito del blitz antimafia: Diego Melodia, 73 anni, Francesca Adamo, 44 anni, Vito Amato, 40 anni, Giacomo Di Benedetto, 26 anni, Ignazio Melodia, 52 anni, Liborio Pirrone, 69 anni, Giorgio Regina, 41 anni; Stefano Regina, 44 anni e Salvatore Regina, 38 anni.Ad Arcangelo Calandra, 50 anni, medico, e Pietro Pellerito, 50 anni, consigliere provinciale dell'Udc, sono stati notificati, rispettivamente, l'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria e il divieto di dimora nel comune di Alcamo.
27/10/2008



Fonte: La Sicilia

venerdì, ottobre 24, 2008

All'unanimità un altro eroe come Mangano..

Roma, 22 ott. (Apcom) - L'Aula della Camera ha applaudito all'unanimità la notizia dell'assoluzione del deputato Udc Calogero Mannino, ricordata all'Assemblea di Montecitorio dal vicecapogruppo centrista Michele Vietti.
"La sentenza di oggi - ha detto Vietti - ha messo fine al calvario che Mannino ha subito: il carcere, la gogna mediatica, l'emarginazione dalla vita politica. Tutto per un'accusa ingiusta".
"Lo aspettiamo al suo ritorno tra questi banchi - ha aggiunto Vietti - restituito alla sua piena attività di uomo e di parlamentare per continuare le sue battaglie, forte della sua esperienza arricchita anche da questa vicenda. Speriamo che la sua esperienza possa aiutare questo Parlamento ad intervenire in materia di giustizia senza spirito di rivalsa ma per evitare che una simile ingiustizia possa ripetersi".
Fonte: Apcom

giovedì, ottobre 23, 2008

Pecorella.. Impiccati senza se e senza ma...

ROMA (22 ottobre) - La mafia? Non si combatte con il 41 bis. Saviano? Troppo successo può nauseare. Vittorio Mangano? Non un eroe, ma un uomo coraggioso. I pentiti? Quelli autentici non esistono. Sono giudizi sulla criminalità organizzata e i modi per combatterla di Gaetano Pecorella - avvocato di Silvio Berlusconi, deputato del Pdl e fino a lunedì candidato del centrodestra al posto di giudice costituzionale prima di ritirarsi - intervistato da Klaus Davi per Klauscondicio, su youtube. Saviano potrebbe essere schiacciato dal successo mediatico? «Nel nostro Paese si arriva facilmente alla nausea per chi viene troppo esposto all'attenzione di tutti - risponde Pecorella -. Col tempo, l'eccesso di visibilità mediatica è sempre negativo. Ci vuole misura. Fare la vittima può piacere, ma gli italiani amano i vincenti, non i perdenti». Quanto ai boss, Pecorella sostiene che «l'idea che la mafia si combatta con il 41 bis è sbagliata prima di tutto perchè in carcere finiscono solo i boss mafiosi perdenti. Ne sono certissimo, perchè questi mafiosi sono consegnati alla giustizia, sono vittime di delazioni, allo scopo di fare spazio ai giovani. Alcune catture sono illusioni, ma in realtà la mafia si rigenera come i tentacoli di un polipo rimanendo forte come prima». Poi un giudizio su Vittorio Mangano, l'ex stalliere di Arcore condannato per omicidio e traffico di droga , una volta definito un eroe da Silvio Berlusconi. «Mangano non è un eroe, ma un uomo coraggioso - dice Pecorella - Sarebbe stato facile accusare Berlusconi, ma lui ha avuto il coraggio di resistere. Mangano è stato etichettato come mafioso perchè è stato a contatto con Berlusconi. Credo che chiunque sia stato a contatto con il presidente del Consiglio prima o poi viene accusato di qualcosa». Infine, i pentiti. Secondo Pecorella, quelli «autentici» «non esistono»: «Potrebbero fornire elementi utili all'autorità giudiziaria, ma a mio avviso c'è sempre una sorta di manipolazione delle informazioni. Naturalmente, una componente di verità c'è in quello che dicono, ma quando si agisce per interessi il sospetto su di loro deve esistere. Attualmente i pentiti sono scomparsi, oramai esistono solo le intercettazioni».
Fonte: Il messaggero

27 ordinanze tra il clan Toscano-Mazzaglia

Palermo, 21 ott - La Polzia e i Carabinieri di Catania hanno eseguito 27 ordini di custodia cautelare nei confronti di presunti appartenenti alla cosca mafiosa dei Toscano-Mazzaglia, ritenuta vicino ai Santapaola, che gestiva gli interessi della mafia a Biancavilla, in provincia di Catania. I fermati, a vario titolo, sono accusati di associazione mafiosa, spaccio di droga ed estorsione.
Fonte: ASCA.it

Parte civile di 14 commercianti e imprenditori. Prima volta.

PALERMO - Per la prima volta 14 commercianti e imprenditori vittime del racket delle estorsioni saranno parte civile, a Palermo, in un processo ai clan. Quella che avverrà domani davanti al Gup Vittorio Anania, che celebra l'udienza preliminare a carico di 76 tra boss, estorsori e favoreggiatori, è la più grossa costituzione di parte civile di vittime del pizzo mai avvenuta. Oltre alle vittime chiederanno di partecipare al processo le associazioni di categoria, le associazioni antiracket Fai e Addiopizzo e per la prima volta l'ufficio del commissario nazionale antiracket. In aula, in rappresentanza del Governo ci sarà il sottosegretario all'interno Alfredo Mantovano. Nei giorni scorsi aveva annunciato l'intenzione di costituirsi anche il sindaco di Palermo Diego Cammarata. "Speriamo - dicono i rappresentanti dell'associazione antiracket Addiopizzo - che il sindaco sia presente in tribunale in rappresentanza dei tanti commercianti che hanno deciso di ribellarsi al pizzo". Davanti al Gup ci saranno 48 tra estorsori e uomini d'onore della cosca palermitana di San Lorenzo, tra i quali i capimafia Salvatore, Sandro e Calogero Lo Piccolo, e 28 commercianti che, negando di avere subito richieste estorsive, avrebbero favorito la mafia. Le istanze di costituzione di parte civile verranno presentate dai titolari delle seguenti attività commerciali: la ferramenta Guajana; il bar Paradise; la discoteca Villa Partanna; il Mad Market; la Fabbrica delle idee; l'impresa edile Corecos; la ditta Di Giovanni costruzioni; la carrozzeria Chifari; il discopub Birimbao; il lido balneare Playa Bonita; l'impresa di arredi scolastici Biga; la sala giochi Puccio, Renato Bar e l'impresa edile Durante. Ad assistere le vittime sono i legali di AddioPizzo, che sarà presente anche come associazione.
23/10/2008
Fonte: La Sicilia

Chianchiano beccato...

PALERMO - Agenti della sezione Criminalità organizzata della Squadra mobile di Palermo hanno arrestato il latitante Fabio Chianchiano, di 43 anni, accusato di far parte della famiglia mafiosa dei boss Lo Piccolo. L'uomo era ricercato dallo scorso luglio, da quando era sfuggito all'arresto durante il blitz che portò in carcere altre nove persone accusate di estorsioni e mafia. Chianchiano è stato arrestato dalla polizia di Stato in un'abitazione del quartiere Zen a Palermo. In passato aveva rifornito di armi il boss Sandro Lo Piccolo durante la sua latitanza. Il ricercato, oltre ad essere uno degli armieri della famiglia Lo Piccolo, è anche accusato di avere imposto estorsioni a commercianti e gestito un traffico di cocaina e marijuana in una vasta zona della città. A nasconderlo per mesi nel suo appartamento, in un palazzo anonimo, è stata una palermitana di 26 anni, Sabrina Correnti: le manette sono scattate anche per lei, accusata di favoreggiamento. È stata la sua stessa ombra a tradire il latitante. Lo raccontano gli agenti della squadra mobile che da giorni seguivano la donna e guardavano con un telescopio la finestra, con la serranda sempre abbassata, dell'appartamento. È stata proprio una sera, durante un servizio di appostamento, che i polizotti hanno notato accanto all'ombra della donna, bassa di statura, un'altra ombra che per dimensioni non poteva essere riflessa dalla figlia, una bimba di 10 anni. Un altro giorno, invece, mentre Sabrina Correnti andava a prendere la figlia a scuola qualcuno ha parzialmente aperto la serranda della finestra osservata dagli agenti. A questo punto la polizia ha deciso di preparare l'irruzione nell'appartamento. A nulla sono valse le precauzioni adottate dalla fidanzata che si premurava di tenere le tapparelle dell'appartamento semichiuse, durante il giorno, per impedire la vista all'interno e che continuamente si affacciava alla finestra per controllare che non ci fossero movimenti sospetti. Chianchiano era ricercato dallo scorso luglio nell'ambito di una operazione denominata "Addio pizzo 4". Secondo quanto riferiscono gli investigatori il latitante si occupava, in particola modo, dello spaccio di droga. Inoltre nell'ordinanza di custodia cautelare gli viene contestato di aver fornito una pistola calibro 38 a Sandro Lo piccolo. Proprio per conto dei boss di San Lorenzo, inoltre, Chianchiano avrebbe controllato anche le estorsioni. Il procuratore aggiunto Alfredo Morvillo ha definito Fabio Chianchiano "un elemento di spessore mafioso e di spicco della famiglia dello Zen che ha preso il posto del boss Michele Catalano nell'organigramma del mandamento di San Lorenzo".
23/10/2008
Fonte: La Sicilia