domenica, luglio 29, 2007

Messineo alla commemorazione di Chinnici

PALERMO - Il procuratore della Repubbica di Palermo, Francesco Messineo, lancia "un appello alla politica affinchè modifichi in tempi brevi le norme transitorie del nuovo Ordinamento giudiziario che penalizzano realtà come la Direzione distrettuale antimafia di Palermo". Intervenendo alla commemorazione dell'omicidio del giudice istruttore Rocco Chinnici, assassinato 24 anni fà a Palermo, Messineo ha detto che "le nuove norme, pur rispondendo a un principio sacrosanto qual è la temporaneità degli incarichi, rischiano davvero di essere devastanti su determinate strutture antimafia".
29/07/2007
Fonte: La Sicilia

Ma perchè Mastella non sta mai zitto...

PALERMO - Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, oggi a Palermo per aprire la cerimonia di commemorazione del 24^ anniversario della morte di Rocco Chinnici, assassinato dalla mafia il 29 luglio 1983. Il Guardasigilli, alle 10.30, ha deposto una corona di fiori in via Pipitone Federico, dove Cosa Nostra uccise il magistrato, il portiere dello stabile Stefano Li Secchi e i carabinieri della scorta, Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta. Si salvò solo l'autista, Giovanni Paparcuri, che protetto dall'auto blindata rimase ferito.
"Dobbiamo essere grati a questi eroi del quotidiano - ha detto il ministro - e testimoniare il senso di profonda riconoscenza alla famiglia e a quanti accompagnarono Rocco Chinnici nella sua azione. Penso anche a Falcone e Borsellino e ai tanti che hanno dato la loro vita affinchè la giustizia fosse come quella che i cittadini vogliono". "Uomini come Chinnici - ha aggiunto Mastella - è giusto che pedagogicamente vengano ricordati e segnalati come esempio alle nuove generazioni". Dopo la cerimonia di deposizione delle corone di fiori sul luogo dell'eccidio, una messa nella caserma "Bonsignore" dei carabinieri ha ricordato le vittime della strage. 29/07/2007
Fonte: La Sicilia

giovedì, luglio 26, 2007

Si riapre l'inchiesta su Borsellino

ROMA - Sui tanti misteri ancora insoluti della strage di via D'Amelio, che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta, non indagherà soltanto la Procura di Caltanissetta che nelle scorse settimane ha riaperto l'inchiesta sui cosiddetti mandanti occulti. La commissione Antimafia, che oggi ha definito il quadro delle attività da svolgere dopo l'estate, ha annunciato l'avvio di una propria indagine.
"L'inchiesta - spiega una nota della commissione - prenderà il via dai nuovi elementi su possibili coinvolgimenti di apparati di sicurezza dello Stato emersi proprio in occasione dell'anniversario della strage".Il tema, dunque, sarà quello dell'eventuale implicazione di apparati deviati dello Stato nell'eccidio, tornati, nelle scorse settimane, all'attenzione degli inquirenti che hanno ripreso gli accertamenti dal punto in cui erano stati lasciati, e cioè dal Castello Utveggio situato sul monte Pellegrino, che sovrasta la via d'Amelio, dove venne messa l'autobomba che uccise il magistrato. Nell' edificio, oltre al Cerisdi, un centro di alta formazione, sarebbe stato ospitato anche un gruppo operativo del Sisde.Ma anche un altro organo dello Stato, il Copaco, il comitato parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza, ha puntato l'attenzione sulla vicenda. Domani avrebbe dovuto ascoltare il procuratore aggiunto di Caltanissetta Renato Di Natale che, insieme al sostituto Rocco Liguori, coordina la nuova inchiesta sui mandanti occulti. L'audizione, finalizzata ad "approfondire le questioni relative all'ipotizzato coinvolgimento di appartenenti ai servizi segreti e alle forze di polizia nella preparazione e nella esecuzione dell'attentato", però, è stata rinviata a data da destinarsi per un grave lutto familiare che ha colpito il magistrato.Intanto ieri, in un'ordinanza di otto pagine, depositata oggi e notificata ai familiari di Borsellino, il Gip di Caltanissetta Ottavio Sferlazza, che aveva respinto la richiesta di archiviazione dell'indagine sulla scomparsa dell'agenda rossa di Borsellino, documento ritenuto importantissimo dagli inquirenti, ha indicato alla Procura nuovi spunti investigativi da approfondire. Ai pm di Caltanissetta il magistrato ha chiesto di interrogare alcuni carabinieri ritratti dai filmati, girati dalle tv dopo la strage e acquisiti dalla procura. I militari sono accanto al tenente colonnello Giovanni Arcangioli, allora capitano, immortalato dopo l'esplosione con in mano la borsa del magistrato ucciso. Arcangioli, dopo il suo interrogatorio, è stato iscritto nel registro degli indagati per false dichiarazioni al pm. L'ufficiale avrebbe fornito una versione dei fatti che contrastava con quella di altri testimoni. Accanto all'allora capitano dei carabinieri vennero ripresi due colleghi, uno non è stato identificato formalmente, l'altro è l'appuntato Maggi che successivamente portò la borsa, ricomparsa nell'auto di Borsellino , in Questura. Ma l'agenda dentro non c'era più.
25/07/2007

Fonte: La Sicilia

300 mln di euro di sequestri

PALERMO - Maxi-sequestro di beni a Palermo da parte dei carabinieri del comando provinciale di Palermo che, in esecuzione di un provvedimento emesso d'urgenza dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale, hanno confiscato beni per un valore di 300 milioni di euro al clan mafioso Buttitta di Trabia, un centro a una ventina di chilometri da Palermo. Si tratta di una delle più grosse operazioni patrimoniali contro Cosa Nostra condotte negli ultimi anni. Il patrimonio sequestrato comprende sei società edili, due imprese, un'azienda agricola, 600 immobili e 90 mezzi meccanici. A condurre al "tesoro" del clan sono state le indagini svolte in seguito all'arresto del boss Salvatore Rinella. E' attesa una conferenza stampa per le 11 al comando provinciale dei carabinieri.
Fonte: La Sicilia

martedì, luglio 24, 2007

Confiscata cantina di Riina

PALERMO - La cantina sociale Kaggio, confiscata a Salvatore Riina e Bernardo Brusca, diventerà un centro per la sperimentazione dei vini di qualità con la supervisione dei tecnici dell'Istituto Regionale per la Vite e il Vino.
Lo ha reso noto Salvino Caputo, Presidente del Gruppo Parlamentare di An all'assemblea regionale siciliana, al termine di un incontro con il Presidente del Consorzio Sviluppo e Legalità e Sindaco di Corleone, Nino Iannazzo e il Direttore dell'Istituto Gianmaria Sparma. La riunione ha come obiettivo quello di salvare la cantina dallo stato di totale abbandono e di trasformarla in una struttura produttiva per il territorio, al servizio delle numerose cooperative agricole che gestiscono i terreni confiscati a Cosa nostra nel comprensorio."Non possiamo più permettere - ha dichiarato Salvino Caputo - che la cantina confiscata al capo indiscusso della mafia, debba restare in totale abbandono nonostante lo scorso anno sono stati spesi oltre 750 mila euro per le opere di recinzione e di messa in sicurezza dell'intero impianto. Grazie alla disponibilità del Sindaco di Corleone Iannazzo e del Direttore dell'Istituto Sparma, la cantina potrà essere trasformata in un centro sperimentale per i vini di qualità e per lo stoccaggio delle uve prodotte nei campi sequestrati ai boss di Cosa Nostra".
23/07/2007
Fonte: La Sicilia

E via anche la moglie... Alè!

ROMA - La Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a carico della moglie di Marcello Dell'Utri, Miranda Natti. La donna aveva dichiarato che i giudici della Procura di Palermo, impegnati nelle indagini su Dell'Utri, erano ''omuncoli bisognosi di una perizia psichiatrica''.
Fonte: Corriere della sera

13 indagati a Varese

VARESE - La Procura antimafia di Milano ha chiuso l'inchiesta legata a lavori di ristrutturazione del reparto 'Infettivi' dell'Ospedale di Varese e ha inviato l'avviso di fine indagine ai 13 indagati, sospettati di abuso d'ufficio, falso e truffa ai danni della Regione Lombardia. Pende su di loro anche l'aggravante di aver favorito l'attivita' di un'organizzazione legata alla malavita organizzata di stampo mafioso. Lavori assegnati con un appalto da 11 miliardi di vecchie lire. Gli avvisi di fine indagine sono stati inviati ai vertici dell'Azienda ospedaliera di Varese a partire dall'ex Direttore generale, il lecchese Roberto Rotasperti, agli ex direttori amministrativi Mario Noschese (ora al Niguarda di Milano) e Sergio Tadiello, e altri due funzionari dell'azienda sanitaria.
Fonte: Corriere della sera

giovedì, luglio 19, 2007

Borsellino vive!

PALERMO - La giornata della memoria è cominciata con i bimbi delle elementari che fanno il gioco dell'oca della legalità in via Mariano D'Amelio davanti al cippo con l'ulivo che ricorda il procuratore aggiunto Paolo Borsellino, e gli agenti della polizia di Stato che gli facevano da scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cusina, Claudio Traina e Vincenzo Limuli, massacrati nella strage del 19 luglio 1992 e di cui quest'anno ricorre il quindicesimo anniversario. Ma almeno finora la città normale, quella degli impiegati, dei commercianti e dei lavoratori, non ha testimoniato il ricordo per il giudice assassinato col tritolo. Non c'erano persone affacciate ai balconi, né lenzuoli appesi come un tempo quando a Palermo la gente esponeva teli bianchi con scritte antimafia. Sul cippo che ricorda la strage vi sono solo le corone d'alloro ufficiali, mancano i mazzi di fiori che fino ad alcuni anni fa portavano le persone lasciando un biglietto con una frase di speranza per il futuro. Una corona l'ha portata il presidente del Senato Franco Marini che ha detto: "Provo una grande emozione a Palermo dove sono venuto a ricordare Paolo Borsellino e gli agenti della scorta uccisi in via D'Amelio 15 anni fa. Si tratta di martiri della democrazia". Marini ha poi aggiunto che "occorre valutare con estrema attenzione tutti i nuovi indizi che emergono, per fare piena e completa luce sulle circostanze in cui maturarono quei tragici eventi, indagando senza alcun limite se non l'attenta ricerca della verità. Bisogna dare risposte al Paeseche chiede ancora di sapere come e perchè lo Stato possa essere stato attaccato, colpito anche se non vinto, da coloro che uccisero Borsellino e Falcone". Quindi il presidente del Senato è andato nell'aula magna del palazzo di Giustizia di Palermo dove politici, tra cui il sindaco di Roma Walter Veltroni, e magistrati commemorano le vittime. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato un messaggio alla vedova di Borsellino, Agnese, scrivendo tra l'altro: "Trascorsi ormai quindici anni dal tragico attentato che costò la vita a Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta Catalano, Cosina, Loi, Li Muli e Traina, restano più che mai vivi nella mia memoria e in quella di tutti gli italiani il dolore e lo sgomento per un così terribile evento". Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha inviato invece un messaggio al Prefetto di Palermo: "L'anniversario della strage di via D'Amelio rinnova in ciascuno di noi momenti di intensa e commossa riflessione su quel tragico evento che, a distanza di anni, è penetrato nel profondo delle nostre coscienze come punto drammaticamente oscuro della nostra storia. Ci stringiamo perciò ai familiari dei caduti. Il giudice Borsellino e gli agenti di scorta debbono essere considerati da tutti martiri gloriosi della nostra patria". E intanto mentre la Palermo ufficiale ricorda il magistrato e gli agenti della polizia di Stato, il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, Ottavio Sferlazza, ha respinto la richiesta di archiviazione dell'inchiesta sul furto dell'"agenda rossa" di Borsellino, scomparsa dalla borsa del magistrato dopo la strage. Quell'agenda che, dice la sorella del giudice, Rita Borsellino, "se ritrovata potrebbe aiutare a ricostruire tante cose". 19/07/2007
Fonte: La Sicilia

Assolto l'ex sindaco di Trabia

(AGI) - Palermo, 18 lug. - Condanne per poco piu' di 20 anni di reclusione sono state inflitte a Palermo dal Gup Marco Mazzeo a 5 presunti appartenenti o fiancheggiatori della cosca mafiosa di Trabia. Assolto invece l'ex sindaco del paese, Giuseppe Di Vittorio. Con lui altre tre persone sono state scagionate dalle accuse. Le condanne sono state inflitte al boss Salvatore Rinella, che ha avuto due anni per possesso illegale di armi, mentre a 4 anni e 8 mesi ciascuno sono stati condannati Giuseppe Mario Conti, Salvatore La Barbera, Innocenzo Ponziano. Assolti oltre a Di Vittorio, i funzionari comunali Rosanna Modica e Giovanni Ciaccio, ma anche l'imprenditore titolare di una cava, Salvatore Buttitta. Di Vittorio che due anni fa venne arrestato, era accusato di avere favorito i boss attraverso la concessione di appalti e altri favori resi dall'amministrazione comunale. Gia' il Tribunale del Riesame pero' lo aveva rimesso in liberta', negando che sussistessero i presupposti dell'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il boss Rinella, gia' condannato all'ergastolo per omicidio e per mafia in altri processi, rispondeva in questo procedimento soltanto di fatti minori.
Fonte: agi.it

mercoledì, luglio 18, 2007

Il sistema degli appalti

Catania, 17 lug. - Esiste “un vero e proprio sistema di acquisizione illecita degli appalti pubblici ’sotto soglia’ comunitaria incentrato sulla distinzione tra ‘gare libere’ (vale a dire soggette alle ordinarie forme di pubblicita’) e gare ‘non libere’ in quanto del tutto sottratte all’ordinario regime di pubblicita’ difficilmente conoscibile dai terzi e percio’ sostanzialmente riservate ad un ristretto numero di imprenditori operante sotto l’egida dei vari gruppi malavitosi e in accordo con i vari funzionari a vario modo chiamati a gestire tali appalti”. Lo scrivono i magistrati della Dda di Catania nella relazione presentata oggi alla commissione parlamentare Antimafia, in cui spiegano nel dettaglio il meccanismo piu’ volte svelato nel corso di inchieste sugli appalti. “I dati processuali -aggiungono- hanno permesso di accertare che nelle regioni caratterizzate dalla presenza della criminalita’ organizzata, dietro ogni gara d’appalto ‘non libera’ vi e’ sempre un imprenditore non interessato, il quale prima della celebrazione della gara si adopera per raggiungere un accordo spartitorio con il funzionario responsabile del procedimento cosi’ da ottenere l’assegnazione dell’appalto”. Una volta raggiunto l’accordo, l’imprenditore cui l’appalto e’ stato assegnato “e’ autorizzato a porre in essere la necessaria attivita’ di turbativa della gara occorrente per conseguire la formale aggiudicazione dell’appalto”. Un sistema, secondo i pm della Dda catanese da “grado di penetrazione assai elevato”.
Fonte: pubblicità oggi