lunedì, maggio 07, 2007

Arresti domiciliari per Di Maggio

PALERMO - Il Tribunale di sorveglianza ha emesso un'ordinanza di detenzione domiciliare nei confronti di Paolo Di Maggio, 85 anni, ritenuto boss di Cosa nostra affiliato al clan dei corleonesi, per associazione a delinquere di tipo mafioso. L'ordinanza, che prevede otto anni di detenzione domiciliare, è stata eseguita dai carabinieri della stazione di Terrasini.
06/05/2007
Fonte: La Sicilia

Trovato Laudani

I militari lo cercavano da tempo per evasione dall’obbligo di soggiorno ad Acireale. Il capomafia per evitare la cattura ha esibito un documento di identità falsificato, escamotage che non ha convinto i carabinieri. Giuseppe Laudani era irreperibile dalla notte del primo gennaio quando fu identificato per rissa all’interno di una discoteca di Misterbianco. La notte scorsa è stato bloccato in locale privé assieme a due giovani che sono stati arrestati per favoreggiamento personale. I carabinieri hanno anche sequestrato l’auto in uso ai tre.
Fonte: La Repubblica

Sosteniamo Orlando

Palermo - "Dobbiamo gridare che la mafia esiste ancora, solo che si presenta con il volto moderno, con la bella auto e la bella cravatta. I mafiosi oggi sono piu' pericolosi, pero' sono meno riconoscibili". Lo ha detto il candidato a sindaco dell'Unione di Palermo, Leoluca Orlando, intervenendo al Palasport di Palermo alla convention elettorale. Subito dopo, Orlando ha chiesto ai suoi sostenitori un applauso per i giovani del comitato 'Addiopizzo'.
Fonte: Adn Kronos

Poverina...Neanche i soldi per pagare le bollette......

Gela - «Riteniamo che non possa incidere più nell'ambito dell'organizzazione criminale e tra ammissioni ed eliminazione della rete criminale che portò all'arricchimento del clan Rinzivillo, la signora Hathaway esce fuori dallo scena del gruppo malavitoso». Ha esordito così il sostituto procuratore della Dda Nicolò Marino, lo stesso che ha prestato il consenso al patteggiamento della Hathaway, all'indomani della scarcerazione della donna. «La Hathaway - dice il magistrato - agiva per conto del marito detenuto. Abbiamo valutato attentamente la posizione della donna, il nostro ufficio, nei giorni scorsi, ha anche interrogato in carcere Antonio Rinzivillo il quale ha risposto alle nostre domande. E dopo un'attenta valutazione la nostra Procura ha espresso consenso all'istanza di patteggiamento avanzata dalla Hathaway» - conclude il Pm. All'indomani della sua riconquistata libertà, la Hathaway ha accettato di incontrare i giornalisti nello studio del suo legale, avv. Flavio Sinatra. Canottiera nera, jeans e ballerine nere con paillettes, accompagnata da una parente, ha manifestato il desiderio di volere chiudere questa brutta pagina della sua vita. «Parlo oggi e non parlo più» - ha sottolineato. davanti alle telecamere della BBC, a ripercorrere le tappe della sua vicenda giudiziaria che in questi mesi ha riempito i tabloid di mezza Europa è stato l'avv. Flavio Sinatra. Incriminata per mafia con la maxi inchiesta dei carabinieri di Gela denominata "Tagli pregiati" che lo scorso 11 dicembre coinvolse 88 persone, la Hathway venne sospettata di avere fatto da trait d'union tra il marito detenuto e gli affiliati. Finì in carcere il 18 gennaio quando Scotland Yard le notificò a Middleton, nei pressi di Manchester, il mandato di cattura europeo spiccato dai magistrati di Caltanissetta. Rimase in carcere a Londra 71 giorni, ed il 29 marzo venne estradata in Italia. L'altro ieri, su parere favorevole del Pm della Dda Nicolò Marino, le è stata applicata una pena sospesa di 2 anni: pena che non ha efficacia e che si estinguerà se nei prossimi 5 anni la Hathaway non incapperà in reati della stessa indole. Se manterrà un comportamento cristallino la sua fedina penale sarà senza "macchie". Una sorta di "messa alla prova", insomma - come l'ha definita l'avv. Sinatra - un accordo tra accusa e difesa che prescinde dal merito. «Avevamo l'esigenza di portare la signora a casa - ha detto l'avv. Sinatra - è madre di una bambina di 5 anni e tra l'attesa e lo stress di un processo che può durare anche anni, abbiamo optato per una scelta del genere, che, dopo un'attenta valutazione, è stata condivisa dal Pm» - ha concluso il legale. Chiusa questa vicenda, la Hathaway, presto volerà in madrepatria, dove era tornata un anno prima di finire nei guai perchè - come ha riferito ieri nel corso della conferenza stampa - «in Italia non avevo più neanche i soldi per pagare le bollette della luce».
Fonte: La Sicilia

Dopo 62 anni...

Favara - I loro nomi, su una tabella di toponomastica stradale, resteranno a perenne memoria da esempio per le giovani generazioni. A distanza di quasi 62 anni, l'amministrazione comunale di Favara ha rivalutato il gesto dei due militari dell'Arma dedicando loro una delle arterie più importanti della città. Si tratta dell'asse viario, di circa un chilometro, che collega viale Nenni con la zona dello stadio comunale, intitolata ai due carabinieri, Calogero Giuseppe Cicero e Fedele De Francisca, uccisi il 14 settembre del 1945 in contrada Specchio, in territorio di Favara dalla mafia. A riportare alla luce questo efferato duplice omicidio, ha contribuito il giovane favarese Calogero Castronovo, ricercatore storico. Venerdì scorso, alla presenza delle autorità militari, politiche e religiose, locali e provinciali, si è svolta la cerimonia di intitolazione. Presenti i figli e i parenti dei due militari dell'Arma trucidati. La cerimonia, apertasi con l'intervento dell'assessore Giuseppe Piscopo, si è chiusa con la benedizione dell'arciprete don Mimmo Zambito. Poi è spostata al castello Chiaramonte dove è stata inaugurato una mostra artistica dedicata all'Arma dei carabinieri curata da Gaetano Scorsone.
Fonte: La Sicilia

Si contendevano bische clandestine

TORINO - Si contendevano i proventi di bische clandestine, del lotto nero e di altre attività illecite a colpi di omicidi. Una lotta criminale tra due pericolosi clan catanesi per il controllo di Torino. A porre fine alla scia di sangue di questa faida sono stati la squadra mobile della questura e il reparto operativo dei carabinieri che, al termine di una lunga indagine, hanno arrestato sette persone. Le manette sono scattate ai loro polsi nei mesi di febbraio e di marzo, ma la notizia è stata diffusa solo oggi dalle forze dell'ordine, coordinate dal sostituto procuratore Onelio Dodero. In carcere sono finiti Carmelo Camuglia, 42 anni, Andrea Miccia (52), Santo Giovanni Miccia (33), Igniazio Miccia (43), Rizieri Cua (29), Carmelo Finocchiaro (46) e Carmine Limongelli (46), tutti residenti a Torino ma di origine siciliane. Devono rispondere di reati che vanno dall'associazione a delinquere di stampo mafioso all'omicidio.
05/05/2007
Fonte: La Sicilia

venerdì, maggio 04, 2007

Testimone di riferimento: Buttiglione...

Palermo, 3 mag. (Apcom) - Nuovi 20 testimoni deporranno al processo 'Talpe alla Dda' in corso a Palermo e nel quale, fra gli altri, è imputato il governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, accusato di favoreggiamento aggravato e rivelazione di segreto d'ufficio. Oggi la terza sezione del tribunale davanti alla quale si celebra il dibattimento, ha infatti ammesso la richiesta di citare nuovi testi avanzata dalla difesa degli imputati. Fra i testimoni 'di riferimento' ammessi dal tribunale c'è anche anche l'ex ministro Rocco Buttiglione. Il tribunale non ha invece ammesso la richiesta di far deporre al processo anche Pierferdinando Casini così come richiesta dalla difesa di Cuffaro. Il processo riprende martedì prossimo.
Fonte: apcom

Richiesta citazione per Cuffaraccio

PALERMO - I pm Nino Di Matteo e Marco Verzera hanno chiesto la citazione del presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, nella qualità di imputato in procedimento connesso, nel processo all'ing. Michele Aiello, all'ex direttore generale della Asl 6 Giancarlo Manenti, e all'ex direttore del distretto sanitario di Bagheria, Lorenzo Iannì, accusati di concorso in abuso d'ufficio, che si è aperto stamani. I pm chiedono che Cuffaro venga a riferire davanti alla prima sezione del tribunale presieduta da Cesare Vincenti, sui suoi rapporti con Aiello e Manenti, e sui rapporti tra i due, in merito alla problematica dei pagamenti della Asl per le prestazioni sanitarie non contemplate nel nomenclatore tariffario vigente all'epoca dei fatti.
Per l'accusa, Manenti, Aiello e Iannì avrebbero provocato un indebito arricchimento patrimoniale delle strutture sanitarie Villa S. Teresa e Atm, pari a 34 milioni di euro. La Asl 6 si è costituita parte civile, la Regione siciliana no. La procura ha chiesto anche la citazione dell'ex maresciallo del Ros Giorgio Riolo e dell'ex maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli, per riferire dei rapporti con Aiello e Manenti.
04/05/2007
Fonte: La Sicilia

Ritorno degli americani

Anche l´Fbi, il Federal bureau of investigation, indaga sul mafioso più potente di Palermo, Salvatore Lo Piccolo, ormai latitante da 23 anni. Gli affari del padrino di Tommaso Natale hanno lasciato il segno a New York, non è ancora ben chiaro in quale settore, ma un frenetico giro di telefonate è stato intercettato dagli investigatori americani fra alcuni «ambasciatori» palermitani di Lo Piccolo e due esponenti della famiglia Gambino, Frank Calì e Pietro Inzerillo. È questa una delle indicazioni che è corsa fra il quartier generale dell´Fbi, a Washington, e la sezione Criminalità organizzata della squadra mobile di Palermo: da qualche tempo, i rapporti fra gli investigatori americani e quelli italiani si sono fatti sempre più intensi. E la nota sugli affari newyorkesi di Salvatore Lo Piccolo è finita anche agli atti della commissione parlamentare antimafia. Perché appare come il segno di una svolta, che i magistrati di Palermo hanno già colto: nella Cosa nostra dopo Provenzano sono tornati gli «americani», quelli che erano stati cacciati dalla Sicilia durante la guerra di mafia degli anni Ottanta, e quelli di seconda generazione. Non è stata una svolta improvvisa. I tasselli di questa nuova storia criminale sono ancora da mettere a posto, ma già alcuni dicono che il ritorno degli americani non è stato che l´ultimo capitolo della riforma voluta dal grande vecchio della mafia siciliana, Bernardo Provenzano. Nel novembre 2003, erano stati proprio i suoi ambasciatori di Villabate a incontrare Frank Calì e Pietro Inzerillo, a New York: lo ha svelato, al processo per l´omicidio dell´imprenditore Salvatore Geraci, l´ex dirigente della sezione Criminalità organizzata della Mobile, Maurizio Calvino. Quella volta, l´Fbi immortalò ogni momento del soggiorno americano dei mafiosi di Villabate: nelle foto si vedono Nicola Mandalà, Ezio Fontana, Nicola Notaro e Giovanni Nicchi mentre fanno shopping e poi entrano in alcuni locali. «Una fonte dell´Fbi ci segnalò che i siciliani avevano incontrato Calì e Inzerillo», ha spiegato Calvino rispondendo alle domande del pubblico ministero Nino Di Matteo. Probabilmente, in quella riunione americana si parlò di droga. E non deve essere stato un caso che al ritorno a Palermo Mandalà parlava con la sua compagna di una partita di due chili di cocaina che bisognava «testare». Oggi, Calì e Inzerillo sono i nuovi volti del potente clan Gambino dopo l´ondata degli arresti che sembrava aver decapitato i vertici della Cosa nostra americana. Restano gli uomini del mistero, così come molti degli Inzerillo che in questi mesi sono ritornati a Palermo. È definitivamente caduto il veto che la Cupola dei corleonesi aveva imposto: «Se vogliono salva la vita devono restare lontano dalla Sicilia». Era la regola che il boss di Pagliarelli, Antonino Rotolo, voleva far rispettare a tutti i costi. Era persino disposto a uccidere Lo Piccolo, il principale fautore del ritorno degli americani. Ma alla fine, Rotolo è finito in manette nell´operazione Gotha, del luglio 2006. E di Provenzano sono rimasti i pizzini nei quali prendeva tempo sulla questione degli Inzerillo. In realtà, Provenzano aveva già deciso l´ultima rivoluzione di Palermo, il grande patto con i perdenti degli anni Ottanta. In America, il dipartimento di giustizia è tornato a mettere fra le priorità nazionali la lotta alla criminalità organizzata. Alla commissione parlamentare antimafia italiana ha scritto: «I siciliani, per riciclare gli utili, usano imprese immobiliari, casinò e negozi che vendono merce contraffatte». L´Fbi avverte: i siciliani si occupano nuovamente di droga. In grande stile.
Fonte: La Repubblica

Holding dello spaccio

CORLEONE (PALERMO) - La polizia di Stato ha eseguito stamani otto ordinanze di custodia cautelare nell'ambito di una inchiesta che punta su una organizzazione che avrebbe gestito lo spaccio di hashish e cocaina a Corleone. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Termini Imerese, Roberto Riggio, su richiesta del procuratore della Repubblica, Alberto Di Pisa e del sostituto, Francesco Grassi. In carcere sono finiti tre giovani di Corleone e due di Palermo ritenuti i grossisti del gruppo. Ad altri tre corleonesi il giudice ha concesso gli arresti domiciliari.
Gli indagati sono a vario titolo accusati di avere impiantato a Corleone una vera e propria holding dello spaccio di stupefacenti. L'indagine è stata condotta dagli agenti del commissariato di polizia di Corleone, coordinati dalla procura della Repubblica di Termini Imerese. È la prima volta che gli investigatori scoprono a Corleone una organizzazione che si occupa dello spaccio di droga nel paese di Totò Riina e Bernardo Provenzano. I boss in passato hanno sempre cercato di evitare questo tipo di attività nel territorio d'origine. Ci sono anche due candidati al consiglio comunale tra gli arrestati nell'operazione antidroga della polizia di Stato tra Corleone e Palermo: sono Leoluca Lanza, 25 anni, candidato nella lista "Dc per le autonomie-De Gregorio" e Giovanni Riina , 32 anni, candidato nella lista di Fi. I due sono stati portati in carcere a Termini Imerese insieme a Liborio Corato, 35 anni, anche lui di Corleone. A Palermo sono stati arrestati Alessandro Manzo, 20 anni, e Pasquale Scarpaci, 38 anni. A Modena è stato arrestato Giuseppe Cutrono, anche lui siciliano di 20 anni.L'ordinanza di arresti domiciliari è stata notificata ai corleonesi Francesco Pomilla, 22 anni e Angelo Vitale, 27 anni. Sono stati tutti arrestati con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di droga. Avvisi di garanzia sono stati notificati ad altre 20 persone residenti a Corleone o in comuni limitrofi.Secondo gli investigatori il ruolo chiave lo avrebbe avuto un corleonese di 32 anni, che in particolare avrebbe instaurato i primi contatti con i grossisti della droga a Palermo, anche loro finiti in cella stamani,e avrebbe assunto la leadership nell'organizzazione che spacciava hashish e cocaina. Le indagini si riferiscono a un periodo che va dal mese di febbraio 2005 a marzo del 2006.
04/05/2007
Fonte: La Sicilia