lunedì, aprile 19, 2010

Gli ha chiesto i voti e non sapeva che era mafioso...

PALERMO. "Ho sempre ammesso di avere incontrato Angelo Siino nel '91 e di avergli chiesto i voti, ma non sapevo che era un mafioso e non lo sapevano nemmeno gli inquirenti, che infatti, non lo avevano ancora arrestato''. Lo ha detto, al termine dell'udienza del processo che lo vede imputato di concorso in associazione mafiosa, l'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro. Il politico ha così commentato una delle contestazioni fattegli dalla procura che lo accusa di avere stretto un patto politico-elettorale-mafioso con Cosa nostra fin dagli anni '90. ''Peraltro - ha proseguito - Siino mi disse che doveva sostenere altri candidati e che non mi avrebbe votato". L'ex governatore, attraverso i suoi legali, ha sollevato l'eccezione del "ne bis in idem", sostenendo che alla base del processo ci sono le stesse contestazioni per cui è già stato condannato per favoreggiamento aggravato. "Era stata la stessa procura - ha concluso - a sostenere l'insussistenza del concorso in associazione mafiosa. Ora, a quanto pare, si ricomincia daccapo. Cercherò di affrontare con serenità anche quest'altro sacrificio".
Fonte: gds

La "lite"...

CATANIA - I presunti reggenti di due cosche etnee, Giovanni Colombrita e Francesco Di Stefano, si sarebbero contesi i proventi di una estorsione ai danni di un imprenditore edile, costretto a consegnare 4.000 euro al clan del Cursoti Milanesi e 5.000 'una tantum' al clan Cappello. Il "disaccordo" sfociò in un agguato nel quale fu ferito Orazio Pardo, ritenuto esponente di spicco del clan Cappello, poi arrestato nell'operazione "Revenge" nel 2009. È quanto emerso da una indagine coordinata dalla Dda etnea e condotta dalla Squadra Mobile, sfociata oggi in un'ordinanza di custodia cautelare eseguita nei confronti di Francesco Di Stefano, di 37 anni, sorvegliato speciale, Giovanni Colombrita, di 52, attualmente detenuto col regime del 41 bis, e Salvatore Liotta, di 49, ritenuto organico alla cosca Cappello-Bonaccorsi. Di Stefano è accusato di associazione di tipo mafioso con l'aggravante di aver promosso e diretto l'organizzazione dei Cursoti Milanesi e di estorsione aggravata ai danni dell'imprenditore. Colombrita è accusato di estorsione aggravata ai danni dello stesso imprenditore. Liotta deve rispondere di associazione mafiosa.
17/04/2010
Fonte: La Sicilia

Mega sequestro

PALERMO, 16 APR - Beni per 2 mln di euro sequestrati dalle Direzioni Investigative Antimafia di Agrigento e Lecce a due imprenditori agrigentini. Sequestrati conti correnti, beni e quote societarie di un'azienda di Fasano (Brindisi), riconducibili a Diego e Ignazio Agro', arrestati nel 2007 nell'ambito dell'operazione antimafia 'Domino 2' e condannati all'ergastolo per un omicidio commesso nel 1992. A marzo la Dia sequestro' ai due fratelli imprenditori beni per oltre 50 milioni di euro.
Fonte: ANSA

Il cartoon

PALERMO - Una nuova, prestigiosa vetrina per il cartoon "Giovanni e Paolo e il mistero dei pupi", dedicato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Dopo il Mip di Cannes, il cartone animato, cooprodotto da Rai Fiction e dal centro di produzione video Larcarde di Palermo in collaborazione con la Regione siciliana, è stato presentato, con una proiezione in anteprima della durata di cinque minuti, durante il Cartoons on the Bay di Rapallo.
18/04/2010
Fonte: La Sicilia

Inizia l'interrogatorio di Lombardo...

PALERMO, 16 APR - E' iniziato, al palazzo di giustizia di Palermo, l'interrogatorio del governatore siciliano Raffaele Lombardo. Il presidente, che ha chiesto di essere ascoltato dai magistrati, viene sentito come persona informata dei fatti dal procuratore Messineo, dall'aggiunto Ingroia e dal pm della Dda Francesco del Bene. Al centro dell'interrogatorio i rapporti tra Lombardo e Giuseppe Liga, considerato il successore dei boss Lo Piccolo alla guida del mandamento di San Lorenzo.
Fonte: ANSA

martedì, aprile 13, 2010

Mah?! Sarà vero?...

CATANIA - 'Martedi' davanti all'Assemblea regionale diremo chi sono i politici legati alla mafia e agli affari', ha detto Raffaele Lombardo. Il governatore ha parlato delle indagini di Catania. 'Le forze che finora hanno lucrato sulla Sicilia vedono il nostro movimento come una minaccia mortale. Avevo gia' detto che avrebbero cercato di fermarci prima sul piano politico, poi su quello mediatico, su quello giudiziario e infine sul piano fisico. Ma non ce la faranno', ha detto. 'Sosteniamo e rispettiamo la magistratura - ha detto Lombardo - che, fondamentale com'e' per la nostra democrazia, vogliamo libera, forte e indipendente. Per questo non vogliamo che sia privata dello strumento delle intercettazioni'. E ancora, 'Quando penso alle incredibili accuse rivoltemi - ha aggiunto il presidente della Regione - mi torna in mente un detto popolare siciliano: ogni impedimento e' giovamento. E il giovamento e' che la Sicilia ci sostiene nella nostra azione di rinnovamento e che stiamo dando un'accelerazione all'evoluzione del Movimento per le Autonomie. E stiamo dimostrando che la politica e' partecipazione e non la farsa dei talk show televisivi'.
Fonte: ANSA

Martelli e Mancino parlano...

PALERMO, 6 APR - 'Avemmo la sensazione che tra i carabinieri del Ros e Vito Ciancimino ci fossero rapporti stretti'. Ha detto Claudio Martelli. L'ex ministro della giustizia depone come teste al processo al generale Mario Mori. Martelli ha raccontato che nel giugno '92, il direttore degli Affari penali, Liliana Ferraro, gli disse che il capitano Giuseppe De Donno, braccio destro di Mori, le aveva riferito di avere contattato il figlio di Ciancimino, per incontrare il padre 'per fermare le stragi'. 'Ferraro - ha aggiunto Martelli - mi racconto' di avere invitato De Donno a rivolgersi a Borsellino'. 'Praticamente - ha continuato - Ferraro mi fece capire che il Ros voleva il supporto politico del ministero a questa iniziativa. Io mi adirai perche' trovavo una sorta di volonta' di insubordinazione della condotta dei carabinieri. Avevamo appena creato la Dia, che doveva coordinare il lavoro di tutte le forze di polizia e quindi non capivo perche' il Ros agisse per conto proprio'. 'Nell'ottobre del '92, Ferraro mi disse di avere visto de Donno e che questi le aveva chiesto di agevolare alcuni colloqui investigativi tra mafiosi detenuti e il Ros e se c'erano impedimenti a che la procura generale rilasciasse il passaporto a Vito Ciancimino'. Anche questo secondo racconto della Ferraro fece adirare l'ex ministro che disapprovava l'indipendenza del Ros e riteneva Ciancimino 'una delle menti piu' raffinate di Cosa nostra'. 'Dare credibilita' a Ciancimino per cercare di catturare latitanti - ha aggiunto - era un delirio.


ROMA,6 APR- 'Ne' Martelli ne' altri mi parlo' mai di contatti con Ciancimino': afferma il vice presidente del Csm Nicola Mancino replicando all'ex ministro. 'Ho sempre escluso, e coerentemente escludo anche oggi, che qualcuno, e percio' neppure il ministro Martelli, mi abbia mai parlato della iniziativa del colonnello Mori di volere avviare contatti con Vito Ciancimino', ha detto Mancino. 'L'on. Martelli - osserva - fra Scotti e Mancino usa la forma dubitativa: ma se uno non si ricorda bene è inutile fare nomi'. Quando la dottoressa Ferraro avrebbe incontrato il col. De Donno si era nel giugno 1992, ed io mi insediai al Viminale il 1 luglio successivo. Col Ros non avevo alcuna relazione istituzionale e, perciò, non c'era bisogno di dire a me un fatto che poteva interessare, semmai, il ministro della Difesa dell'epoca, da cui il colonnello Mori dipendeva'. Mancino conclude: 'Approfitto per ricordare che l'anticipata attuazione della DIA al dicembre 1992 fu inserita nel decreto-legge all'esame del Parlamento su mia proposta, cosi' come fu previsto in anticipo lo scioglimento della gestione straordinaria della Commissione antimafia allora diretta dal Prefetto Finocchiaro'.


Fonte: ANSA

Allo stadio...

PALERMO. Alla cosca di Resuttana piaceva andare allo stadio Barbera. O meglio piaceva avere i biglietti che poi potevano essere utilizzati per assistere alle partite dei rosanero in casa oppure in alternativa per fare soldi rivendendoli. Un pizzo alternativo che ai boss avrebbe fruttato circa cinquemila euro al mese. Su questo e su tante altre vicende è stato sentito dagli inquirenti Manuel Pasta, l’ultimo collaboratore di giustizia che sta svelando i segreti dei Lo Piccolo. I tagliandi per entrare allo stadio sarebbero stati procurati attraverso Salvo Genova, ex capo di Resuttana, arrestato poi per mafia ed estorsioni. Maggiori dettagli sul Giornale di Sicilia del 13 aprile 2010.
Fonte: gds

Ciancimino interrogato

PALERMO - Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, è stato nuovamente interrogato dal pm della Dda del capoluogo Nino Di Matteo, dall'aggiunto Antonio Ingroia e dall'aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo. Il testimone è stato sentito su alcuni particolari raccontati nel suo libro, 'Don Vito', relativi al misterioso signor Franco, l'agente dei servizi segreti che avrebbe seguito, nell'ombra, la trattativa tra Stato e mafia. Nel volume ci sarebbero elementi nuovi che potrebbero contribuire alla sua identificazione. Ciancimino, che sta raccontando i retroscena della trattativa, ha riconosciuto nelle foto di esponenti dei servizi alcuni collaboratori dello 007 e l'autista che lo avrebbe accompagnato agli appuntamenti col padre. Non è stata ancora accertata, invece, l'identità del signor Franco.
12/04/2010
Fonte: La Sicilia

3 fermi grazie ad un pentito

Palermo, 9 apr. - E' scattata alle prime luci dell'alba di oggi un'operazione antimafia condotta dai Carabinieri del Reparto operativo di Palermo che hanno eseguito tre fermi per associazione mafiosa ed estorsioni. Tra questi in manette anche colui che è considerato il nuovo 'reggente' del mandamento mafioso di Resuttana.
I provvedimenti, firmati dai magistrati del pool coordinato dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, sono stati resi possibili dalle dichiarazioni di un nuovo pentito di mafia che collabora da appena una settimana con i magistrati. L'inchiesta è coordinata dai pm Marcello Viola, Francesco Del Bene, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Lia Sava.
I tre sono stati fermati per il pericolo di fuga, i magistrati temevano che nell'apprendere dell'avvio della collaborazione del pentito avrebbero potuto lasciare Palermo. Due degli arrestati sono stati fermati a Cinisi a bordo di uno scooter, un terzo aveva trascorso la notte fuori casa. In corso anche perquisizioni alla ricerca di armi e munizioni.
Intanto emergono anche dei retroscena. Secondo quanto raccontato dal neopentito, la mafia doveva 'punire', uccidendolo, un collettore del pizzo perché "imponeva le estorsioni senza la nostra autorizzazione oltre a non essere formalmente affiliato", ma l'uomo si è salvato perchè al momento dell'omicidio aveva in braccio il figlio ancora piccolo. Sempre secondo quanto raccontato dal collaboratore di giustizia, Cosa nostra avrebbe dovuto uccidere anche un altro uomo.
Il neo-pentito di mafia sta anche fornendo informazioni sulla mappa delle estorsioni. Nell'interrogatorio del 31 marzo scorso, ha fatto l'elenco dei negozi che versano il pizzo, non solo a Resuttana, ma anche nel 'salotto' di Palermo, in via Libertà, ad esempio, o in via Leopardi. Stando alle sue rivelazioni, poi, i proprietari di due noti negozi avrebbero fatto da tramite per la riscossione del pizzo presso altri esercizi. "Voglio precisare - dice ancora il pentito nel corso di un interrogatorio - che avevamo deciso di mutare il periodo in cui riscuotere il denaro non più a Pasqua e Natale ma a maggio e settembre, al fine di evitare una maggiore attenzione da parte delle forze dell'ordine". A custodire il 'libro mastro' con i nomi delle vittime del pizzo sarebbe proprio l'uomo finito oggi in manette e ritenuto il reggente del clan di Resuttana.
"Ho iniziato a collaborare dopo avere maturato un percorso interiore che mi ha indotto a dare un taglio netto alla mia vita precedente per garantire un futuro migliore ai miei figli e alla mia famiglia", ha confessato il neo-collaboratore di giustizia.
"Cosa nostra continua a subire duri colpi e attraversa una fase di difficoltà, ma non è in ginocchio, bisogna continuare a tenere alta la guardia". E' il monito del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, intervenuto alla conferenza stampa per i tre fermi dei presunti mafiosi.

Fonte: Adnkronos