lunedì, febbraio 16, 2009

Racket a "Vigata"

PORTO EMPEDOCLE (AGRIGENTO) - Due proiettili inesplosi dentro una busta di plastica legata con nastro adesivo alla saracinesca sono stati trovati dal proprietario di un esercizio commerciale di Porto Empedocle. Indaga la polizia, che sembra privilegiare l'ipotesi di una ripresa in città del racket delle estorsioni. A Porto Empedocle potrebbero esserci, secondo gli agenti, altri casi di intimidazione subiti e mai denunciati. Polizia e carabinieri si dicono disponibili a raccogliere le evenutali, nuove, denunce avviando una collaborazione e garantendo il massimo riserbo.
15/02/2009
Fonte: La Sicilia

venerdì, febbraio 13, 2009

Niente parole.. Riflettere e ricordare..


3 ergastoli ad Agrigento

AGRIGENTO, 13 FEB - La corte d'Assise di Agrigento ha condannato all'ergastolo 3 degli imputati per gli omicidi di Antonino Di Caro e Antonio Costanza. Furono uccisi a Palermo a giugno del 1995. Carcere a vita per Leoluca Bagarella di Corleone, Giuseppe Fanara di Santa Elisabetta e Giuseppe Gambacorta di Porto Empedocle. Quattordici anni, per occultamento di cadavere, a Giovanni Aquilina di Grotte. Gli omicidi di Di Caro e Costanza avvennero nell'ambito della guerra di mafia degli anni Novanta.
Fonte: ANSA

Rinviata udienza di Dell'Utri...

PALERMO - Per un impedimento dei giudici è stata rinviata al 27 febbraio l'udienza del processo d'appello al senatore Marcello Dell'Utri (Pdl), accusato di concorso in associazione mafiosa. Il dibattimento si svolge davanti alla Corte d'Appello di Palermo presieduta da Claudio Dall'Acqua. Nella prossima udienza verrà sentita, come teste, l'avvocato Alessandra De Fillipis, che difendeva il pentito Cosimo Cirfeta. In primo grado il politico venne condannato a 9 anni di carcere.
13/02/2009
Fonte: La Sicilia

giovedì, febbraio 12, 2009

Speriamo porti a qualche risultato...

Palermo, 10 feb. - Chi paga il ''pizzo'' o non presenta denuncia per aver ricevuto richieste in tal senso o comunque cede a estorsioni di ogni genere non potra' avere rapporti contrattuali ne' con l'assessorato regionale alla Sanita' ne' con le aziende sanitarie: in caso di contratti gia' stipulati sara' prevista la loro automatica e immediata risoluzione. Inoltre non potranno essere stipulati contratti con coloro che sono sottoposti a misure di prevenzione o che hanno subito condanne passate in giudicato per gravi reati. L'assessore regionale alla Sanita' siciliana, Massimo Russo, delinea un ruolo di primo piano della amministrazione sanitaria nel processo di contrasto alla criminalita' organizzata e mafiosa. Lo fa con una direttiva inviata ai dirigenti generali della struttura e ai manager delle aziende sanitarie nella quale si sottolinea la necessita' di inserire negli atti negoziali le cosiddette clausole di autotutela. ''E' un supplemento di rigore - ha spiegato Russo - che ritengo necessario e indifferibile per scoraggiare comportamenti illegali e per garantire la salvaguardia dell'interesse pubblico dalla possibile interferenza di chi opera in modo illecito o con comportamenti contrari alla legalita' e alla trasparenza. Ho raccolto le tante istanze che in tal senso sono pervenute dalla societa' civile e dalle associazioni che rappresentano l'imprenditoria dell'isola. Ritengo utile ribadire i valori della legalita' che intendiamo promuovere anche nell'ordinaria azione amministrativa ed e' per questo che abbiamo individuato nuovi strumenti di prevenzione da affiancare a quelli gia' previsti principalmente dalla normativa sull'infiltrazione mafiosa''. In particolare, l'assessore Russo specifica che nei contratti che verranno stipulati dovranno essere previste clausole con le quali ''il contraente si impegna a denunciare all'autorita' giudiziaria ogni illecita richiesta di denaro, prestazione o altra utilita', formulata anche prima della gara o nel corso dell'esecuzione del contratto anche a propri agenti, rappresentanti o dipendenti e comunque ogni illecita interferenza nelle procedure di aggiudicazione o nella fase di adempimento del contratto o eventuale sottoposizione ad attivita' estorsiva o a tasso usuraio da parte di organizzazioni o soggetti criminali''. In tal modo, vengono espressamente inseriti nei contratti gli obblighi di denuncia di pressioni estorsive e usuraie, il rispetto della tutela delle norme di sicurezza sul lavoro e in materia previdenziale, con la conseguenza che la loro violazione dara' luogo alla risoluzione del contratto. Inoltre e' previsto che il contraente produca l'attestazione di non trovarsi nelle condizioni che escludono l'instaurarsi del rapporto contrattuale. Analoga attestazione deve essere prodotta per certificare, in caso di gara, che il partecipante non si trova in situazioni di controllo o di collegamento con altri concorrenti e che non sono stati stipulati accordi con altri partecipanti alle gare.
Fonte: Adnkronos

Qualche segnale positivo...

CATANIA, 11 FEB - La Corte dei conti di Palermo ha chiesto 150 mila euro di risarcimento all'ex dirigente generale della polizia di Stato Bruno Contrada. La somma, per danni all'immagine dello Stato dopo la sua condanna a 10 anni per concorso esterno alla mafia. Il provvedimento e' stato notificato 2 giorni fa all'ex funzionario del Sisde a Palermo. 'I danni allo Stato li chiederemo noi, per come hanno trattato un uomo dello Stato che ha dato la sua vita allo Stato', ha detto il difensore Lipera.
Fonte: ANSA

venerdì, febbraio 06, 2009

Si però diamoci una mossa..

Palermo, 6 feb. - (Adnkronos) - E' iniziato presso la Sala Rossa di Palazzo dei Normanni a Palermo il primo incontro tra il Presidente della Commissione regionale antimafia siciliana, Calogero Speziale e una delegazione della Commissione nazionale antimafia, rappresentata dai deputati siciliani che fanno parte della Commissione. ''Abbiamo avuto gia' diversi contatti con il Presidente nazionale Giuseppe Pisanu -ha detto Speziale prima dell'inizio dell'incontro- che ha apprezzato molto il testo regionale antimafia approvato di recente. Ci ha quindi suggerito di fare un'iniziativa comune''. Ha quindi annunciato tre incontri pubblici tra Commissione regionale e nazionale previsti a partire da giugno a Palermo, a Milano e a Roma. ''Abbiamo messo su' anche altre iniziative -ha detto ancora Speziale- la prima riguarda la sicurezza: cioe' la possibilita' di valutare tutte le possibilita' di supporto alla luce del provvedimento approvato ieri al Senato e che riguarda la sicurezza nel mondo produttivo, utilizzando i soldi del Pon nazionale e utilizzando anche una quota quota delle risorse previste dalla Finanziaria nazionale''. ''Infine -ha concluso- un'altra questione riguarda i beni confiscati in Sicilia alla mafia ma non assegnati agli enti locali: sono ben 4.000. E io ho posto il problema su come fare un piano di utilizzo dei beni confiscati, utilizzando come risorse gli stessi i conto correnti confiscati ai boss mafiosi''. "L'incontro di oggi -ha detto il vicepresidente della Commissione nazionale antimafia, Fabio Granata- e' una iniziativa lodevole perche' si cerca di creare un coordinamento tra la Commissione regionale e quella nazionale sui grandi temi come l'Antiracket, a confisca dei patrimoni mafiosi, ma anche sul monitoraggio delle infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni pubbliche e i rapporti con la politica''. ''Quello di oggi e' un incontro di suggerimenti'', ha concluso.Presente anche l'assessore alla Presidenza, Giovanni Iarda, ex magistrato di Palermo: ''Il Governo regionale e' impegnato su piu' fronti nella lotta alla mafia -ha detto a margine dell'incontro parlando con i giornalisti- come dimostrano iniziative quali la legge voto per l'assegnazione alla Sicilia dei beni confiscati alla mafia e l'istituzione della Commissione per le nuove norme antinfiltrazione nella pubblica amministrazione''. E il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio ha aggiunto: ''L'incontro di oggi e' utile per mettere a punto iniziative e per adeguare quelle parti di competenza del Parlamento nazionale della normativa antimafia che ha ricadute sulla nostra societa'. Pensiamo che la legge sullo scioglimento dei Comuni vada adeguata alle innovazioni normative che hanno permesso l'elezione diretta di sindaci e presidenti di province''. E ha concluso: ''Abbiamo l'esigenza di un dialogo con la Commissione nazionale antimafia per parlare della confisca dei beni mafiosi e assegnati agli Enti locali, ma anche degli aiuti previsti agli imprenditori che decidono di denunciare i loro estorsori''.

Fonte: Adnkronos

I vigili chiedevano il pizzo...

GELA (CALTANISSETTA) - "A Gela, anche i Vigili urbani chiedevano la tangente". Lo rivela un commerciante di prodotti alimentari, Renzo Caponetti, attuale presidente dell'Associazione antiracket della città, che ne sarebbe stato vittima nel 2004. Il racconto, inedito, di questo e di altri episodi, è contenuto nel libro "No al pizzo", di Gabriella De Fina, pubblicato da Thor Editrice, che nei prossimi giorni sarà presentato a Gela. "Ho subìto richieste estorsive anche dalla polizia municipale: è stata una cosa brutta - racconta nel libro, Caponetti - vedermi arrivare due vigili urbani in divisa per chiedermi il pizzo. Anche a loro risposi che avrei preparato un 'bel pacchettinò, ma subito dopo andai a denunciare l'accaduto al dott. Malafarina (commissario di polizia, ndr). Poi, sconcertato ed amareggiato, Caponetti sottolinea i risultati deludenti della sua denuncia. "I vigili furono sospesi per un po', però poi hanno ripreso a lavorare ed oggi sono in servizio regolarmente". Caponetti vive sotto scorta.
06/02/2009
Fonte: La Sicilia

mercoledì, febbraio 04, 2009

Il buon padre di famiglia..

PALERMO - Maria Concetta Riina, 34 anni, figlia del capo dei capi di cosa Nostra, Totò Riina, è negli uffici del Palazzo di Giustizia di Palermo per essere sentita dai pm come persona informata dei fatti. Nei giorni scorsi la donna aveva rilasciato un'intervista a "La Repubblica" in cui parlava del padre, del duro regime carcerario al quale è sottoposto e della detenzione dei due fratelli. Maria Concetta Riina è stata accompagnata negli uffici della Procura della Repubblica dal marito, Toni Ciavarello, con il quale ha tre figli. La coppia si è presentata con largo anticipo rispetto all'orario in cui era fissato l'interrogatorio. La donna parlava del padre come un "parafulmine per tante situazioni", raccontando anche la sua vita in latitanza con la famiglia per 19 anni e il fatto che adesso, perchè porta il cognome Riina ha problemi a trovare lavoro. Maria Concetta Riina è la più grande dei quattro figli; i due fratelli, Gianni e Salvo, sono entrambi detenuti. La donna indossa un cappotto di colore nero così come il marito che l'ha accompagnata fin davanti la stanza in cui si svolge l'interrogatorio.
03/02/2009
Fonte: La Sicilia

Riina torna al suo posto...

ROMA - Come il padre, anche Giuseppe Salvatore Riina, figlio di Totò - boss di 'Cosa Nostra' - è un capo e proprio in virtù del suo "ruolo dirigenziale", all'apice di una "cellula" malavitosa, operante tra Corleone e il palermitano, e della sua "personalità permeata da una convinta cultura mafiosa", la Cassazione ha confermato il 'no' agli sconti di pena tramite la concessione delle attenuanti generiche. Lo sottolinea la stessa Suprema Corte nelle motivazioni della sentenza - n.4471 - con la quale lo scorso 8 gennaio ha confermato la condanna a otto anni e dieci mesi di reclusione per Riina jr (che ha un fratello maggiore condannato all'ergastolo) e ad altri due complici con l'accusa di associazione mafiosa, così come stabilito nel processo d'appello bis dai giudici palermitani il 27 dicembre 2007. La Cassazione spiega anche di aver deciso di inviare gli atti del fascicolo su Riina jr alla Procura generale della stessa Suprema Corte - come chiesto dal sostituto procuratore generale Vito D'Ambrosio - per verificare "il mancato esercizio dell'azione penale per altuni reati-fine". In tal caso la Procura di Palermo dovrà procedere. Riina jr è tornato in carcere per scontare la condanna residua di questo verdetto.
03/02/2009
Fonte: La Sicilia