lunedì, febbraio 04, 2008

Incendiato negozio del neopentito

PALERMO, 2 FEB - E' stato distrutto da un incendio, ieri sera, il negozio di abbigliamento del fratello del neocollaboratore di giustizia Andrea Bonaccorso. Ex fedelissimo del capomafia palermitano Salvatore Lo Piccolo, Bonaccorso si e' autoaccusato dell'omicidio del capomafia Nicolo' Ingarao, assassinato a Palermo a giugno scorso. E' il quarto uomo d'onore del clan Lo Piccolo ad avere deciso di collaborare con la giustizia. L'esercizio commerciale si trova in via Imera a Palermo.
Fonte: ansa.it

Sequestrata azienda di Vitale

Palermo, 2 feb. - I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno sequestrato su ordine del Tribunale l'azienda vinicola "Bacco Wine srl" di proprieta' del boss mafioso Michele Vitale, 40 anni, di Partinico. Il valore dello stabilimento e' di un milione di euro. Vitale era stato arrestato nel 2004 per estorsione aggravata dal vincolo associativo di tipo mafioso nel contesto dell'operazione "Vulcano". Da successivi accertamenti patrimoniali e' emerso che la "Bacco Wine" era stata acquisita con capitali da attivita' illecite riconducibili a Cosa Nostra.
Fonte: agi.it

La mafia a Brescia

Sono quarantuno a Brescia gli immobili (case, ville e terreni) sequestrati alla mafia e alle oprganizzazioni criminali e «girati» allo Stato e ai Comuni per uso sociale. In tutta Italia i beni confiscati sono 7.699. La Lombardia, con 542 immobili sottoposti a sequestro, è la quarta regione dopo Sicilia, Campania e Calabria. A Brescia, per effetto di una legge del 1996, sono finiti nella disponibilità di Comuni e amministrazioni pubbliche appartamenti e terreni ma anche ville, come a Soiano e a Corte Franca. Il Comune di Brescia è intenzionato a utilizzare in tempi brevi questo patrimonio, destinando gli appartamenti a comunità protette, alloggi per adulti in difficoltà, sedi di associazioni.
Capra: «A breve saranno stabili a uso sociale»
L’assegnazione non c’è ancora, ma il via libera definitivo dall’Agenzia del Demanio dovrebbe essere questione di pochi giorni. Sono diversi gli immobili confiscati alla mafia, a trafficanti di droga o a organizzazioni criminali che a breve passeranno nelle mani del Comune di Brescia per finalità di tipo sociale, come è espressamente previsto dalla legge 109 del 1996.
L’ASSESSORE ai servizi sociali del Comune Fabio Capra è ovviamente soddisfatto che qualcosa si stia muovendo e ricorda che le idee su come utilizzare tali immobili non mancano. Un paio - ricorda - resteranno nelle mani dello Stato: un appartamento di tre vani con box e cantina in via Canipari 3, assegnato al ministero dell’Interno; un appartamento di nove vani con garage in via Dante, in perfette condizioni e in palazzo prestigioso, che pure resterà patrimonio dello Stato. Altri immobili nel giro di pochi giorni entreranno a far parte del patrimonio del Comune.
VIA CORSICA. Complessivamente si tratta di due negozi e tre appartamenti per un totale di 400 mq situati in via Corsica 21/23 e in vicolo Stazione 37/39. La Loggia ha intenzione di realizzare una comunità per neomaggiorenni, vale a dire un servizio per giovani dimessi da comunità o con affido concluso o appartenenti a famiglie in carico ai servizi sociali. Gli immobili richiedono un intervento di ristrutturazione e trasformazione in comunità, con un costo totale di circa 600 mila euro, già previsti dal bilancio 2006.
IN VIA CANIPARI ci sono due appartamenti al civico numero 3: l’intenzione del Comune è utilizzarli come alloggi a protezione sociale, vale a dire per accoglienza temporanea di persone adulte in difficoltà finalizzato al raggiungimento della piena autonomia da parte della persona. La spesa prevista per la manutenzione degli alloggi e di circa 5 mila euro.
Il servizio di protezione alloggiativa è destinato a persone in situazione di emarginazione sociale che al bisogno di alloggio assommano di assistenza educativa e domestica. I progetti di reinserimento prevedono assistenza, tempi e modalità di sostegno al piano emancipativo, accompagnamento alla ricerca e gestione di un alloggio autonomo.
VIA DEL SARTO. Si vuole realizzare un alloggio per convivenza protetta, vale a dire l’accoglienza di quattro persone senza fissa dimora in grado di affrontare un progetto di progressiva autonomia e inserimento lavorativo. la spesa prevista per la manutenzione dell’appartamento è di circa 15 mila euro.
VIA GHISLANDI. Si tratta di un terreno agricolo di oltre 6 mila metri quadrati che il Comune vuole assegnare, previo bando, a una cooperativa, un’associazione o una fondazione per iniziative sociali. L’area, contaminata dal Pcb, necessita di ulteriori verifiche per la conferma di compatibilità con la destinazione che verrà scelta. «La nostra idea - sottolinea Capra -, è che quest’area possa anche essere intitolata a una vittima di mafia, un modo per ricordare che si tratta di un bene ora pubblico sottratto alle organizzazioni criminali». Tra chi si è già informato sul possibile utilizzo dell’area c’è il sindacato degli edili che nell’area potrebbe promuovere corsi sulla sicurezza sul lavoro.
Fonte: Brescia oggi

8 arresti a Gela

Gela (Caltanissetta), - 2 febbraio 2008 -Con l'accusa di aver imposto il pizzo a un commerciante di Gela, gli uomini della squadra mobile della questura di Caltanissetta in collaborazione con le squadre mobili di Avellino, Bergamo e dell'Aquila hanno arrestato otto persone di Gela appartenenti alle organizzazioni mafiose di "Cosa nostra" e della "Stidda" con l'accusa di estorsione aggravata e continuata. L'operazione, denominata "Operazione fenice", è frutto di indagini svolte dal 2007 dalla polizia della questura di Caltanissetta e del commissariato di Gela che hanno permesso di verificare che gli indagati, a partire dal '97-'98 e sino al 2003, avrebbero sottoposto a ripetute, pressanti estorsioni, un commerciante di Gela.
Fonte: Sesto potere

Libero il Killer del piccolo Di Matteo

E' uno degli assassini del piccolo Giuseppe Di Matteo, ma dodici anni dopo l'orribile delitto Vincenzo Chiodo, che non ha mai fatto un giorno di galera, per effetto di un provvedimento adesso potra' scontare la pena in "detenzione domiciliare". La procura generale di Palermo, pero', si ribella e il pg Dino Cerami presenta ricorso in Cassazione chiedendo che il killer vada in prigione.
Chiodo si consegno' spontaneamente il 6 marzo 1996, meno di due mesi dopo l'assassinio del ragazzino figlio del pentito Santino Di Matteo, fatto rapire da Giovanni Brusca il 23 novembre 1993 per tappare la bocca al padre che aveva iniziato a rivelare i retroscena della strage di Capaci. Brusca diede l'ordine di uccidere il ragazzo che fu strangolato da Enzo Salvatore Brusca, Giuseppe Monticciolo e dallo stesso Chiodo. I primi due sono stati collocati ai domiciliari dopo alcuni anni di carcere, Giovanni Brusca e' ancora in prigione, pur godendo di permessi periodici. Solo Chiodo non ha conosciuto il carcere. Confesso' per paura di essere ucciso e contribui' molto alle indagini e in queste condizioni mancarono sempre le esigenze cautelari e nessun ordine di custodia fu firmato contro di lui.
I giudici palermitani hanno dato atto nella loro ordinanza della "pienezza, costanza e grande rilevanza" della collaborazione del pentito, della "positiva condotta sociale e dell'impegno lavorativo, nonche' delle dichiarazioni di dolore e di pentimento per i delitti commessi", insieme "alla disponibilita' ad azioni riparative in favore delle vittime". La concessione della misura alternativa ha avuto anche il parere positivo della Dna, ma per il pg Cerami si devono applicare le norme piu' restrittive della legge sui pentiti del 2001 che prevede che per andare ai domiciliari il collaborante debba avere scontato almeno un quarto della pena.
Fonte: La Repubblica

Nuovo pentito...

Collabora con la giustizia Andrea Bonaccorso, indicato dal pentito Gaspare Pulizzi come uno degli assassini di Nicola Ingarao, il boss ucciso per strada il 13 giugno 2007, a Palermo. Arrestato due settimane fa, Bonaccorso si e' visto incastrato per il delitto dalle accuse di Pulizzi e ha deciso di vuotare subito il sacco. Secondo il suo racconto, a sparare sarebbe stato Sandro Lo Piccolo. Un dato, questo, che conferma le dichiarazioni di Pulizzi. I familiari del neopentito sono gia' stati portati in una localita' protetta.
La notizia e' stata confermata in ambienti investigativi e giudiziari. Bonaccorso avrebbe guidato la motocicletta utilizzata dal commando che uccise Ingarao in via Pietro Geremia, dopo che l'uomo aveva appena firmato al commissariato Zisa, secondo gli obblighi imposti dalla sorveglianza speciale. Oltre a parlare del delitto Ingarao, Bonaccorso, che e' un mafioso di Brancaccio, ha ammesso di avere assunto un ruolo di grande importanza in Cosa nostra.
Proprio grazie alla propria partecipazione all'agguato di via Geremia, avrebbe ottenuto la reggenza di una famiglia di Palermo centro. L'eliminazione di Ingarao fu un delitto strategico, con cui Salvatore Lo Piccolo, padre di Sandro, conquisto' il vertice delle famiglie e dei mandamenti di Palermo.
Fonte: La Repubblica

Chiesti 18 anni per Lo Giudice

Un politico al servizio di Cosa nostra di Agrigento: è questa la conclusione dei pubblici ministeri della Dda di Palermo al processo contro Vincenzo Lo Giudice, ex deputato regionale dell'Udc. I pm hanno chiesto la condanna a 18 anni di reclusione per mafia per il politico originario di Canicattì e arrestato il 29 marzo del 2004. La richiesta è stata avanzata alla prima sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Antonina Sabatino, dai pubblici ministeri Fernando Asaro e Corrado Fasanelli. L'inchiesta che coinvolge Lo Giudice ha puntato lo sguardo su una serie di appalti pilotati per favorire esponenti della mafia agrigentina. Un intreccio politico mafioso, su cui indagò la Squadra mobile diretta da Attilio Brucato, che mise in luce la gestione dell'ex assessore regionale ai Lavori pubblici e i suoi legami con esponenti mafiosi di Canicattì, città d'origine di Lo Giudice (soprannominato "Nenè mangialasagna"). Da intercettazioni ambientali e telefoniche, dai riscontri sulle delibere approvate, l'inchiesta e il processo hanno analizzato diversi appalti: da quello per l'urbanizzazione di Villaseta, frazione di Agrigento, all'appalto per la scuola di Comitini e al centro commerciale di Castrofilippo. Nel processo sono parti civili i Comuni di Agrigento, Canicatti, Comitini e l'Istituto autonomo delle case popolari. Nell'atto d'accusa anche le dichiarazioni di Maurizio Di Gati, ex mafioso che ha deciso di collaborare con la giustizia (per lui i pm hanno chiesto 2 anni e mezzo) e ha raccontato i rapporti della sua cosca con Lo Giudice. La pena di 16 anni è stata chiesta per il presunto capo mafia di Canicattì, Calogero Di Caro. Tra gli altri imputati c'è l'ex sindaco di Canicattì, Antonio Scrimali (3 anni e mezzo la richiesta dei pm), l'ex ingegnere capo del Genio civile di Caltanisetta, Salvatore Iacono (3 anni e 8 mesi) per il figlio di Lo Giudice, Calogero (3 anni).

2008-02-03

Fonte: Il sole 24 ore

domenica, febbraio 03, 2008

Morta la mamma di Berlusconi... CHE CAZZO ME NE FREGA!!

Oggi su tutti i giornali e sui siti web dei rispettivi c'erano servizi e foto sulla mamma di Berlusconi.. Ma io dico, ma con tutti i problemi che abbiamo e con tutte le mamme che muoiono ogni giorno ma a me che cazzo me ne frega della mamma di Berlusconi.. E dovrei essere dispiaciuto del dolore di una persona che ha dato così tanta merda all' Italia, che guadagna circa 300.000 euro al giorno... Ma vaffanculo!! Aspetto il suo momento...
Saverio

sabato, febbraio 02, 2008

Giuseppe ti siamo vicini

Questo blog esprime la più sincera e grande solidarietà al giornalista Giuseppe Maniaci aggredito in modo vile dal figlio di un boss mafioso e da un suo sodale vigliacco. Il giornalista è un punto di forza dell'informazione antimafiosa italiana. Senza paura racconta i crimini di un pezzo di Sicilia governato dalla feccia mafiosa. Da Partinico, Corleone... da mafiopoli racconta i misfatti del sistema politico- mafioso. Maniaci è un punto di riferimento per chi crede nei valori della legalità. Telejato è la televisione più piccola e coraggiosa del mondo. Noi siamo con lui. Chi cerca di zittire la libera informazione è un cane mafioso che ammorba la democrazia e umilia il popolo siciliano.
Fonte: ribera.blogspot.com

venerdì, febbraio 01, 2008

300 mln di sequestri

PALERMO - Beni per complessivi trecento milioni di euro sono stati sequestrati dalla Dia siciliana all'imprenditore della grande distribuzione, Giuseppe Grigoli, 59 anni, ritenuto il prestanome del boss mafioso latitante di Castelvetrano (Trapani), Matteo Messina Denaro.
Lo scorso 20 dicembre a Grigoli era già stata sequestrata una società e decine di supermercati in tutta la Sicilia. Il provvedimento di sequestro è stato chiesto dai pm della Dda di Palermo Michele Prestipino, Marzia Sabella, Roberto Piscitello e Costanino De Robbio e dai Procuratori aggiunti Roberto Scarpinato e Giuseppe Pignatone, e accolto dal gip Donatella Puleo. Colpita l'azienda 'Grigoli distribuzione', costituita da quote sociali, beni aziendali, strumentali, disponibilità finanziarie, immobili, terreni per un valore di circa 300 milioni di euro.
In particolare, sono stati sottoposti sotto sequestro, quote sociali per 14 milioni di euro, partecipazioni in altre società, 133 terreni per una estensione complessiva di circa 60 ettari, nonchè 220 fabbricati ubicati in varie parti della Sicilia. L'attività di ricostruzione economico patrimoniale svolta dalla Dia di Palermo ha consentito di far luce su una serie di movimenti finanziari che legano strettamente la Srl Gruppo 6 Gdo, già raggiunta da provvedimento di sequestro lo scorso 20 dicembre, e la Grigoli Distribuzione, "per cui - spiegano gli investigatori - si può affermare che le due società sono espressione di un'unica realtà imprenditoriale".
Dagli accertamenti della Dia siciliana è emerso, inoltre, che il Gruppo 6 Gdo "risulta essere locataria di ben venti immobili dalla Srl Grigoli Distribuzione, immobili nei quali sono allocati altrettanti punti vendita Despar, gestiti dalla Gruppo 6 Gdo - spiegano ancora i magistrati - L'avvenuta separazione nelle due società, entrambe riconducibili a Giuseppe Grigoli, tra la proprietà degli immobili e la gestione dei supermercati, comporta che allo stato la Srl Gruppo 6 Gdo, per svolgere la sua attività, debba pagare un canone di locazione alla Srl Grigoli Distribuzione".
Se si considera l'importo dei canoni, emerge che la Gruppo 6 versava alla Grigoli Distribuzione oltre quattro milioni di euro, "per cui - dicono gli investigatori - ne discende che attraverso questo modus operandi la quasi totalità di quanto la società di gestione riceve dalla sua attività imprenditoriale, viene riversata nell'altra società del gruppo".
Queste circostanze "rendono evidente che il rapporto tra le due società è tale per cui oltre ad una immedesimazione delle due realtà economiche, ne consegue anche che Giuseppe Grigoli continua ad esercitare una incisiva influenza sulla Gruppo 6 a mezzo della Grigoli Distribuzione".
Fonte: La Sicilia