martedì, settembre 18, 2007

"Caso" Gozzo

Palermo, 18 set. (Apcom) - Aveva anche lasciato il proprio numero di telefono al portiere la donna che nei giorni scorsi assieme ad un uomo ed un bambino era andata sotto casa del Pm Domenico Gozzo per chiedere informazioni su un appartamento nel quartiere Acquasanta di Palermo. La notizia è pubblicata oggi dal 'Giornale di Sicilia'. L'episodio, inquadrato come intimidazione, era stato denunciato dal sostituto procuratore Gozzo perché lo stesso non ha alcun immobile in quel quartiere di Palermo e, anzi, l'unico 'rapporto' che ha con il quartiere dell'Acquasanta sono delle indagini antimafia su alcune persone della zona. Nei giorni scorsi, dopo aver appreso della presunta intimidazione, molti esponenti politici avevano espresso solidarietà al Pm palermitano che lavoro alla Dda. Analogo episodio, nel giugno scorso, era capitato sempre allo stesso sostituto procuratore. Quella volta, assente il portiere, alcune persone avevano citofonato direttamente in casa del magistrato chiedendo informazioni su un immobile all'Acquasanta. Il magistrato presentò una denuncia della quale si occupa la procura di Caltanissetta.

Fonte: alice.it

Traditori

Palermo, 18 set. (Adnkronos) - "Questo processo ci ha offerto una panoramica desolante del sistematico tradimento di quel giuramento che un servitore dello Stato ha formulato all'inizio della sua attivita'". Con queste parole il pm di Palermo Michele Prestipino ha iniziato la requisitoria del processo per le 'talpe' della Procura di palermo, che vede tra gli imputati il governatore siciliano salvatore Cuffaro, accusato di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e l'ex maresciallo dei carabinieri Giorgio Riolo.
Fonte: Leggo

Vittima della mafia e della regione...

Ispettore capo di polizia rimane invalido dopo un agguato mafioso in Sicilia dove restano uccisi due pregiudicati. Gli danno una pensione e assumono sua moglie in Regione. Ma due anni dopo, "l'Ufficio solidarietà alle vittime di mafia" (megastruttura dello stesso ente regionale che dovrebbe assistere chi è stato colpito da Cosa Nostra) gli contesta l'invalidità: è del 70\%, ma per un errore diventa del 35. Siccome la legge regionale prevede almeno il 50\% d'invalidità per avere familiari assunti in enti pubblici, nel 1999 la Regione comunica all'ormai ex poliziotto l'imminente licenziamento della moglie e la mancata assunzione della figlia maggiore. Per un 15\% in meno di danni fisici (peraltro molto evidenti: non ha più l'uso del braccio sinistro) si manda sul lastrico la famiglia di una vittima di mafia. L'odissea giudiziaria di Angelo C. - che ha prestato servizio anche in Emilia - dura da oltre 8 anni, gli è già costata oltre 4mila euro di spese legali e sta arrivando a una soluzione grazie anche all'aiuto della Fervicredo, l'associazione di vittime della criminalità e del dovere (presiduta dall'ex agente veneziano Mirko Schio) di cui è diventato dirigente. LA STORIA - Nell'ottobre del '93 Angelo C. era un giovane ispettore capo destinato a un commissariato caldo della Sicilia, a Licata (Agrigento) in piena guerra di mafia. Una mattina, con un collega, interviene per fermare l'ennesima rapina in un ufficio postale della sua città. S'innesca una sparatoria e rimangono uccisi due banditi, sono fratelli con pesanti precedenti di mafia. Ma anche Angelo rimane gravemente ferito: un proiettile gli trapassa il braccio sinistro spappolandogli l'omero. Per motivi di sicurezza viene portato d'urgenza lontano dalla Sicilia, a Firenze: si temono ritorsioni mafiose anche in ospedale. Nel capoluogo toscano mentre è sedato e aspetta l'intervento, cade misteriosamente dalla barella e si provoca altri traumi. Viene comunque operato al braccio una prima volta, ma non recupererà mai la funzionalità dell'arto. Oggi Angelo C. ha 44 anni e la sua storia, se possibile, è diventata ancor più drammatica. Infatti la moglie, nel '97, era stata assunta in Regione sulla base di una legge speciale per i familiari delle vittime di mafia. «Con la mia pensione di poco più di un milione era difficile tirare avanti - racconta l'ex poliziotto - e mantenere le nostre due figlie che oggi hanno 14 e 20 anni». Dopo soli due anni la incredibile beffa. L'ufficio per la solidarietà alle vittime della mafia (sic!) istituito presso la Regione Sicilia - con qualcosa come cento funzionari in organico (un enorme carrozzone) - comincia la sua battaglia, o meglio persecuzione, nei confronti di Angelo. «Lei non ha il 50\% di invalidità, ma "solo" il 35\%» gli contestano. In verità almeno mezza dozzina di visite specialistiche attestano che quel braccio penzoloni "vale" il 70\% se non addirittura - ultimi esami con al Commissione medico ospedaliera militare di Bologna (Cmo) - i 4/5 della capacità lavorativa in meno. Ma tant'è: la moglie di Angelo nel '99 viene licenziata e solo dopo una prima battaglia legale, due anni dopo, il giudice del lavoro la reintegra. Ma l'ufficio della solidarietà ricorre anche in Appello e Angelo sborsa altri soldi per le spese legali. Ora pare si stia arrivando a una situazione di compromesso, ma dopo 14 anni il caso resta una macchia indelebile nell'assistenza alle vittime della mafia.
Fonte: Il gazzettino

Napolitano ricorda...

ROMA - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano definisce "molto importante" il ruolo che la stampa e la televisione portano avanti contro la criminalità organizzata e ricorda i giornalisti morti per denunciarla come Giovanni Spampinato e Giancarlo Siani."Davvero importante - dichiara il capo dello Stato in occasione della consegna di alcuni premi giornalistici al Quirinale - il ruolo che la stampa e la televisione portano avanti nella lotta contro la criminalità. È un impegno netto, assolto con coraggio, che fa onore alla professione giornalistica svolta come missione". "Per questo - prosegue Napolitano - ricordiamo Giovanni Spampinato, Giancarlo Siani e siamo molto vicini al giornalista dell'Ansa Lirio Abbate", minacciato dalla mafia in Sicilia per le notizie diffuse contro la criminalità.Giovanni Spampinato era un cronista dell'Ora e dell'Unità, assassinato a Ragusa il 27 ottobre 1972 a 25 anni mentre stava conducendo un'inchiesta sull'attività squadristica ed eversiva di alcuni gruppi neofascisti, su un'oscuro intreccio tra eversione nera e criminalità organizzata.Giancarlo Siani era invece un giornalista del Mattino di Napoli, ucciso dalla camorra.
18/09/2007

Fonte: La Sicilia

lunedì, settembre 17, 2007

Aumentate le denunce contro il racket a Catania

CATANIA - Aumentano le denunce contro il racket da parte di commercianti e imprenditori di Catania. Nelle ultime settimane alle forze dell'ordine sono arrivate 28 denunce, mentre da gennaio ad agosto erano state in tutto sedici. Lo ha reso noto stamane, nel corso di una conferenza stampa, il questore di Catania Michele Capomacchia che ha illustrato i risultati di una vasta operazione di controllo del territorio che ha interessato il quartiere di San Cristoforo. "Sicuramente - ha detto Capomacchia - la presa di posizione dell'imprenditore Vecchio è stata decisiva. Inoltre ho la sensazione che l'impegno delle forze dell'ordine ha dato una ulteriore spinta alla gente".Il questore ha reso noto che dal 10 settembre è stato svolto un impegnativo servizio di controllo del territorio nel quartiere di San Cristoforo. Il servizio ha visto l'impegno straordinario di dieci pattuglie della polizia di Stato e due della polizia municipale. Nel mirino della polizia sono finiti esercizi pubblici, ma anche attività commerciali della zona esercitate anche in forma ambulante. Nel corso dei controlli sono state riscontrate numerose irregolarità. Sequestrati chili di prodotti ortofrutticoli per mancanza delle prescritte autorizzazioni amministrative e per occupazione abusiva del suolo pubblico.Nel corso dei controlli due persone sono state arrestate per detenzione e spaccio di droga ed una per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Inoltre sono stati sequestrati 27 chilogrammi di marijuana e 25 grammi di cocaina. Otto persone sono state denunciate a piede libero. Complessivamente sono stati controllati 22 veicoli, sequestrati 3 ed altri 6 sottoposti a fermo amministrativo. Sono state elevate 36 contravvenzioni al codice della strada e ritirata una patente di guida. La polizia ha controllato 7 sale giochi, due di queste sono state sottoposte a sequestro penale. Contravvenzioni per 28 parcheggiatori abusivi, 7 esercizi pubblici sui 14 controllati, 13 venditori ambulanti. Sequestrati 1.000 chilogrammi di carne equina, altri 1.000 di frutta e verdura e 200 derrate alimentari.
16/09/2007

Fonte: La Sicilia

giovedì, settembre 13, 2007

Funzionerà?

ROMA, 12 SET - L'impegno degli imprenditori a non pagare più il pizzo e a denunciare gli estorsori e quello dello Stato a garantire da un lato assistenza e dall'altro tutela alle imprese sotto minaccia. E' questo il senso dell'accordo siglato oggi al Viminale dal ministro dell'Interno Giuliano Amato e dal presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. Un patto, spiega Amato, nato sull'onda della denuncia dell'imprenditore catanese Del Vecchio e della decisione di Confindustria siciliana di espellere gli imprenditori che pagano il pizzo. Una decisione "molto apprezzata", sottolinea Amato. "Non ci deve essere nessuna connivenza neanche coatta - ha detto il ministro -. E' giusto e bello che Confindustria abbia fatto questo passo ma non possiamo lasciare solo chi ha fatto questa scelta". E dunque dobbiamo "creare una rete di garanzie alle imprese affinché non si sentano isolate". In sostanza l'accordo prevede una sorta di patto tra imprenditori, associazioni industriali, prefetture e associazioni anti-racket basato su diritti e doveri. I primi si impegnano a denunciare gli estorsori e a non pagare il pizzo, i secondi ad assistere imprese e imprenditori nell'iter delle denunce e a tutelarli nel momento in cui ricevano minaccia. L'accordo è valido sia per le imprese già esistenti sia, soprattutto, per coloro che intendano aprire nuove attività nel Sud Italia. "La ratio del progetto - ha spiegato il vice ministro dell'Interno Marco Minniti - è di funzionare come riferimento sia per le nuove imprese sia per imprese già esistenti che vogliono investire. L'impresa si impegna a rispettare il patto che contiene una serie di principi deontologici e la struttura dello Stato si impegna a sua volta ad assistere ed aiutare le imprese ad insediarsi". L'accordo partirà inizialmente in via sperimentale in sei aree: Lametia Terme, Gela, Napoli, un'area della provincia di Caserta tra Napoli e il capoluogo, Messina e Siracusa. Il coordinamento del progetto è affidato al presidente della Federazione italiana anti-racket Tano Grasso. "La sicurezza delle imprese - ha detto quest'ultimo - dipende tanto dallo Stato quanto dall'imprenditore, perché senza esposizione delle imprese l'intervento dello Stato è velleitario". "Auspichiamo - ha concluso Minniti - che il progetto possa diventare presto operativo in tutto il Sud del Paese". (ANSA).

mercoledì, settembre 12, 2007

Nasce "Centopassi"

Palermo, 11 set. - Conoscere e valorizzare i prodotti e la qualita’ del lavoro, gesti quotidiani che affrancano dalla violenza e restituiscono dignita’ alla Sicilia. Nasce, cosi’, “Centopassi”, l’azienda di vini delle cooperative sociali Libera Terra sulle terre liberate da Cosa nostra. Sara’ presentata venerdi’ alla presenza del regista Marco Tullio Giordana e degli attori Luigi Lo Cascio e Lucia Sardo, protagonisti del film ispirato alla vita di Peppino Impastato. Il vino e’ prodotto da tre delle coop di Libera Terra dell’alto Belice corleonese, la “Placido Rizzotto”, la “Lavoro e non solo” e la nuova “Pio La Torre”. Tre delle tante realta’ coraggiosamente costruite su terre confiscate ai mafiosi. Alla tavola rotonda moderata da Felice Cavallaro interverranno Laura Caselli, il magistrato Franca Imbergamo, Marco Tullio Giordana, Claudio Fava, Valentina Fiore della coop Placido Rizzotto - Libera Terra. Ci saranno anche i ragazzi del comitato Addiopizzo, partner delle cooperative sui beni confiscati in un percorso comune di economia virtuosa e libera dal condizionamento mafioso, e Giovanni Impastato. E, ancora, i volontari del campo di lavoro internazionale, dieci ragazzi provenienti da Italia, Slovenia, Argentina, Giappone e Brasile per partecipare alla vendemmia. L’appuntamento e’ alle 20.30 alla pizzeria Impastato di Cinisi. (AGI)

Arresti per estorsione

CATANIA - Una coppia di coniugi è stata arrestata con l'accusa di estorsione da agenti della Squadra Mobile di Catania mentre riscuoteva la somma di 400 euro, come pagamento mensile, dal titolare di una concessionaria di automobili di Acireale. L'arresto è avvenuto ieri ma è stato reso noto solo stamane. L'uomo è un presunto appartenente al Clan Santapaola. Gli arrestati sono Gaetano Orazio Di Bella, di 47 anni, e la moglie Patrizia Trimboli, 40 anni. Sono stati bloccati dopo avere riscosso il denaro da un impiegato della concessionaria incaricato dal titolare. Gli investigatori hanno accertato che dall'aprile del 2006 i soci dell'autosalone versavano alla cosca Santapaola 400 euro al mese, somma che sarebbe stata riscossa da Orazio Di Bella, che ha precedenti penali per associazione mafiosa, estorsioni ed altro, e risulta inserito nel gruppo del quartiere di Picanello. Le indagini si sono avvalse, tra l'altro, di videoriprese. Marito e moglie si sarebbero recati nell'autosalone in scooter. Gli investigatori hanno accertato che Patrizia Trimboli aveva già accompagnato il marito nell'autosalone in un'altra occasione. Ieri la donna è rimasta fuori dalla concessionaria d'auto. Gli agenti della Squadra mobile hanno bloccato la coppia in un luogo distante dall'autosalone e hanno trovato la somma di denaro in tasca al'uomo, mentre la donna ha negato di essere andata nella concessionaria. Orazio Di Bella è stato condannato a cinque anni e due mesi di reclusione per mafia nel processo scaturito dall'operazione denominata "Orsa maggiore", durante il quale emerse che l'uomo era un elemento di fiducia di Calogero Campanella, e per un tentativo di estorsione ai danni di un commerciante catanese. Coordina l'indagine il sostituto procuratore della Dda di Catania Fabio Scavone. A Caltanissetta il Gico della Guardia di Finanza e i militari della compagnia di Gela hanno eseguito sedici ordinanze di custodia cautelare, disposte dal gip Paolo Andrea Fiore su richiesta della Procura, nei confronti di presunti appartenenti ai clan mafiosi di Gela, alcuni dei quali già in carcere. Le indagini delle fiamme gialle, dirette dal procuratore Renato Di Natale e dal sostituto procuratore della Dda Antonino Patti, avrebbero accertato estorsioni a danno della rivendita di autoveicoli Auto Import di Giuseppe Cassarà, padre del collaboratore di giustizia Salvatore. Attraverso servizi di osservazione e accertamenti contabili e bancari, gli investigatori avrebbero appurato la consegna da parte del rivenditore ai presunti estortori di 22 autovetture, utilizzate da soggetti appartenenti alla criminalità organizzata gelese e in particolare al clan Rinzivillo. Secondo la finanza l'imprenditore è stato minacciato con armi ed è stato vittima di un attentato incendiario nella sua ditta.Gli arrestati dell'operazione 'Free car' della guardia di finanza a Gela: Salvatore Azzarelli, 30 anni; Giuseppe Billizzi, 35 anni; Massimo C. Billizzi, 30 anni; Jacopo Di Noto, 26 anni; Claudio Domicoli, 40 anni; Massimo Gerbino, 28 anni di Vittoria; Vincenzo Minardi, 49 anni; Paolo Palmeri, 40 anni; Rocco Palmeri, 47 anni; Alessandro Pardo, 26 anni; Antonio Passaro, 56 anni di Niscemi; Samuele Rinvivillo, 24 anni; Ignazio Smorta, 31 anni; Gaetano Tomaselli, 28 anni; Massimiliano Tomaselli, 26 anni; Domenico Vullo, 31 anni.Alcune delle persone coinvolte nell'operazione hanno ricevuto l'ordinanza in carcere, dove sono detenuti. La guardia di finanza ha sequestrato nove autoveicoli. Per gli arrestati è stato disposto l'isolamento e la dilazione dei colloqui con i difensori fino all'interrogatorio di garanzia. Ulteriori dettagli dell'inchiesta, denominata 'Free car' saranno resi noti in conferenza stampa, questa mattina, nella Procura di Caltanissetta.
11/09/2007

Fonte: La Sicilia

lunedì, settembre 10, 2007

Questi sono i nostri politici ( 'omme e miez 'a via)

"Gianni Giovannetti, portavoce del segretario nazionale dei Ds Piero Fassino, parteciperà sabato a Palermo alla manifestazione antimafia indetta dalle associazioni di categoria in segno di solidarietà con il giornalista dell'Ansa Lirio Abbate, vittima di intimidazioni e avvertimenti mafiosi. La presenza del portavoce del leader dei Ds vuole testimoniare il pieno sostegno del vertice della Quercia all'affermazione della libertà di stampa contro tutte le minacce e i condizionamenti violenti della criminalità organizzata". A dare la notizia è un comunicato dell'ufficio stampa della direzione nazionale dei Democratici di Sinistra. Sicuramente, essendo ancora estate e con il sole che splende in tutta Italia, i politici hanno voglia di trascorrere un weekend di relax. Alcuni saranno certamente impegnati nelle iniziative sul partito democratico, in vista dell'assemblea del 14 ottobre. E altri dovranno cercare di ricomporre la maggioranza sempre più lacerata su welfare e Finanziaria. Ma con tutti i parlamentari italiani ed europei che ha la Quercia, possibile che non ce n'era nemmeno uno disponibile ad andare a Palermo? Possibile che il primo partito di governo e della sinistra mandi un addetto stampa?
Fonte: affari italiani

Mulè scappa

Il boss messinese Giuseppe Mule', 50 anni, affetto da oltre un decennio da Aids, si e' dato alla latitanza per non tornare in carcere a scontare una condanna all'ergastolo. Mule' era tornato in liberta' da circa un anno perche' il suo stato di salute era stato giudicato incompatibile anche dal Professor Aiuti con il regime carcerario. Ad agosto il Tribunale di sorveglianza di Milano, l'ultimo carcere dov'era stato detenuto - aveva deciso il suo ritorno agli arresti ospedalieri, misura alla quale il boss del clan di Giostra non aveva ottemperato tanto che il 3 settembre il beneficio e' stato aggravato dalla Procura generale di Messina con la decisione di riportarlo in carcere dove deve sontare l' ergastolo che gli era stato inflitto per quattro omicidi e tre agguati nella guerra di mafia, a cavallo tra gli anni '80 e '90, nel maxiprocesso "Peloritana 2" il 6 luglio 2001 (il processo d'appello non e' ancora stato celebrato). Mule' gia' nella primavera del '98 era fuggito dal reparto di malatie infettive dell'ex ospedale Margherita di Messina dpo una soffiata che lo aveva informato di un provvedimeto cautelare perche' la polizia gli aveva trovato una pistola: il boss convocava in ospedale le vittime de racket per pagargli il pizzo. Dopo due settimane era stato catturato in un casolare nel villaggio collinare di Molino, all'estrema periferia sud della citta' dove lo nascondeva un incensurato.
Fonte: La Repubblica