giovedì, giugno 07, 2007

Giornata della memoria

Via libera dal Consiglio regionale del Piemonte alla legge regionale che istituisce, il 21 marzo di ogni anno, la Giornata in ricordo delle vittime della mafia e che prevede forme di prevenzione del crimine e tutela delle vittime. Il provvedimento e' stato licenziato pressoche' all'unanimita', con 40 voti a favore e un non votante.
Fonte: metronews.it

Commerciante denuncia. Un arresto.

(AGI) - Palermo, 5 giu. - La denuncia di un commerciante che si e' ribellato al racket delle estorsioni ha portato a Palermo all'arresto del pregiudicato che lo taglieggiava. A Luigi Barbera, 50 anni, con precedenti per mafia, la polizia ha notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta, dopo le indagini condotte dalla Squadra Mobile, dal pm Maurizio De Lucia ed emessa dal gip Antonella Consiglio. Barbera, gia' condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa, e' accusato di concorso in rapina aggravata e tentata estorsione con l'aggravante di aver commesso i fatti al fine di agevolare Cosa Nostra. Il commerciante aveva opposto un deciso rifiuto a varie richieste di 'pizzo' rivoltegli secondo l'accusa da Barbera dietro minaccia di pesanti ritorsioni. Qualche giorno dopo l'esercizio aveva subito una rapina a opera di due malfattori che gli avevano preannunciato ulteriori "visite". Il commerciante ha riferito ai poliziotti di aver trovato la forza di denunciare l'estorsione dopo l'appello che il questore di Palermo, Giuseppe Caruso, aveva lanciato il 23 gennaio scorso dopo l'operazione "Noce" che si era conclusa con l'arresto di 17 esponenti mafiosi accusati anche di estorsione. In quell'occasione il questore aveva rollecitato la collaborazione dei commercianti e garantito appoggio e protezione delle istituzioni per chi denuncia.
Fonte: agi.it

Sentenza caso Calvi

ROMA - Tutti assolti al processo sulla morte di Roberto Calvi. Dopo 25 anni dalla morte del presidente del vecchio Banco Ambrosiano trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, Flavio Carboni, la sua ex fidanzata Manuela Kleinszig, Pippo Calò, Ernesto Diotallevi e Silvano Vittor sono stati prosciolti. E' il verdetto emesso dalla seconda Corte d'assise di Roma. Appellandosi alla formula del codice penale equivalente alla vecchia formula dell'insufficienza di prove, la Corte, presieduta da Mario Lucio d'Andria, ha pronunciato l'assoluzione di quattro dei cinque imputati accusati di concorso in omicidio volontario premeditato. Per Manuela Kleinszig, ex fidanzata del faccendiere Flavio Carboni, la Corte ha pronunciato l'assoluzione con formula piena. Nell'aula bunker del carcere romano di Rebibbia la corte ha messo un punto fermo ad un processo cominciato nell'ottobre del 2005. Decine di udienze e centinaia di testimoni escussi in aula. Il pm aveva chiesto l'ergastolo per quattro dei cinque imputati: l'imprenditore Flavio Carboni; l'ex cassiere della mafia Pippo Calò; Ernesto Diotallevi, e l'ex contrabbandiere Silvano Vittor. Non così per l'ex compagna dell'ex impreditore, Manuela Kleinszig, per laquale il pm ha sollecitato l'assoluzione. Roberto Calvi fu trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra. Per anni, quella morte fu ritenuta un suicidio; fino a quanto alcune perizie apertamente parlarono di 'morte provocata', di omicidio. A conclusione delle indagini, il pm andò addirittura oltre. Dietro la morte del banchiere - ha sostenuto - si nasconderebbero una serie di intrecci 'torbidi': dalla cattiva amministrazione del denaro di Cosa Nostra affidato al banchiere milanese, al pericolo che fossero rivelati segreti di riciclaggi compiuti attraverso il Banco Ambrosiano, alla volontà dei mandanti di quella morte di acquisire maggiore peso negoziale nei confronti di coloro che erano in rapporti con Calvi, ovvero massoneria, P2, Ior, referenti politici e istituzionali, enti pubblici nazionali. I difensori degli imputati fin da subito si erano detti convinti, sulla base di consulenze di parte, che l'ex presidente del Banco Ambrosiano si sia suicidato. Ma la sentenza di oggi è destinata a rimanere solo una pagina di questa vicenda: sulla morte di Calvi, in procura a Roma, c'é un secondo fascicolo aperto, un'indagine-stralcio sui mandanti che vede indagate una decina di persone tra le quali Licio Gelli.
Fonte: La Repubblica

martedì, giugno 05, 2007

Per non perdere le buone abitudini...

CATANIA - È la pista mafiosa l'ipotesi privilegiata dagli investigatori che indagano sull'uccisione di Giambattista Motta, 44 anni, assassinato ieri con diversi colpi di pistola nel rione San Cristoforo di Catania. La vittima, secondo la polizia, era un esponente di spicco del clan Mazzei. La squadra mobile della Questura avrebbe un'ipotesi privilegiata dell'agguato che sta verificando. Motta è stato assassinato mentre era a bordo di un scooter, dopo un lungo inseguimento tra le vie dello storico rione del capoluogo etneo. Secondo una prima ricostruzione al vaglio degli investigatori, due sicari a bordo di una moto di grossa cilindrata lo avrebbero affiancato mentre era in via Gramignami, sparando dei primi colpi di pistola e ferendolo. La vittima sarebbe riuscita a fuggire ma i killer lo avrebbero raggiunto e ferito mortalmente in via Alogna. Motta è deceduto alcune ore dopo il suo ricovero nell'ospedale Vittorio Emanuele.
04/06/2007
Fonte: La Sicilia

La mafia in Polonia

VARSAVIA - Ventisette persone sono state fermate dalla polizia per commercio di armi e materiale esplosivo. Il gruppo criminale ha legami con la mafia italiana. A dare la notizia il ministero della giustizia polacco attraverso il portavoce Joanna Debek. L'operazione e' legata ad un duplice omicidio che ha colpito molto l'opinione pubblica polacca: lo scorso febbraio a Myslenice sono stati uccisi il proprietario di un ufficio di cambio e suo figlio. Per quell'omicidio tre sospettati sono stati gia' incriminati.
Fonte: Corriere della sera

venerdì, giugno 01, 2007

Gli "incassi" del pizzo

(AGI) - Palermo, 30 mag. - In un anno i clan mafiosi di Porta Nuova e Pagliarelli a Palermo incassavano due milioni e mezzo di euro dal 'pizzo'. Il dato emerge da indagini dei carabinieri, conclusesi la notte scorta l'arresto di otto persone secondo l'accuse inserite nei due mandamenti di Cosa Nostra. I provvedimenti di custodia cautelare sono stati firmati dal gip Pasqua Seminara su richiesta dei procuratori aggiunti Giuseppe Pignatone e Guido Lo Forte e dei sostituti Maurizio De Lucia, Maurizio Agnello e Roberta Buzzolani. I reati contestati sono di asssociazione mafiosa finalizzata elle estorsioni e al traffico di droga. Il provvedimento cautelare scaturisce dalle indagini avviate e condotte congiuntamente dai nuclei operativi del Reparto Operativo di Palermo e della Compagnia di Piazza Verdi sulle dinamiche e gli interessi criminali di Cosa Nostra, riscontrate anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia inseriti nei due mandamenti mafiosi. Le attivita' estortive dei clan sono state ricostruite dagli investigatori sino a tutto il 2005. Nel mirino del racket commercianti e imprese: il 'pizzo' secondo i carabinieri avrebbe fruttato oltre 2,5 milioni di euro all'anno, sia attraverso il pagamento di 'mazzette' in contante, sia per il valore di beni e servizi ceduti dalle vittime agli esattori delle diverse famiglie mafiose.
Fonte: agi.it

Arrestati per estorsione

(ASCA) - Palermo, 30 mag - Con l'accusa di associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni e al traffico di stupefacenti i Carabinieri hanno tratto in arresto a Palermo 8 persone ritenute presunti vertici e affiliati dei mandamenti mafiosi di Porta Nuova e Pagliarelli. Secondo gli inquirenti il 'pizzo' imposto a imprenditori e commercianti, in una vasta zona del capoluogo siciliano, fruttava alla mafia, sino a 2 anni fa, la somma di oltre 2 milioni e mezzo di euro l'anno. I provvedimenti cautelari sono stati firmati dal gip Pasqua Seminara su richiesta dei procuratori aggiunti Giuseppe Pignatone e Guido Lo Forte e dei sostituti Maurizio De Lucia, Roberta Buzzolani e Maurizio Agnello.
Fonte: asca.it

La mafia anche nei videopoker

GENOVA - Lo Stato avrebbe perso un tesoretto da 98 miliardi di euro, tra imposte evase e sanzioni non incassate, dalla mancata messa in rete telematica, come prescrive la legge, delle macchinette da videopoker in tutta Italia. E parte di questi soldi sarebbe finita alle società concessionarie dei videopoker, alcune delle quali sarebbero controllate dalla mafia. Lo denuncia un'inchiesta di due pagine pubblicata oggi dal Secolo XIX di Genova.
Il quotidiano riporta i risultati di una commissione di indagine guidata dal sottosegretario all'economia Alfiero Grandi e dal generale della Guardia di Finanza Castore Palmerini, dal 23 marzo scorso sul tavolo del viceministro Vincenzo Visco. Gli accertamenti sono stati svolti dal Gruppo Antifrodi Tecnologiche (GAT) della Gdf. Ombre vengono anche gettate sul lavoro dell'Agenzia per i Monopoli di Stato che avrebbe dovuto controllare il regolare utilizzo delle machinette. La messa in rete degli apparecchi da videopoker dovrebbe consentire allo stato, tramite la Sogei, di monitorare l'ammontare delle giocate per incassare le imposte dovute. "Per il 2006, secondo dati dei Monopoli - si legge nel rapporto della commissione d'indagine, come riporta il Secolo XIX - a fronte di un volume di affari pari a 15,4 miliardi di euro vi è stato un gettito fiscale di 2,72 miliardi con circa 200 mila apparecchi attivati". Secondo le stime della Finanza, invece, la raccolta di gioco reale ammonterebbe a 43,5 miliardi con i due terzi di macchinette (circa 40 mila) non collegate in rete.E dall'inchiesta emerge anche un particolare curioso: la legge prevede che gli apparecchi non collegati alla rete siano chiusi in un magazzino. Ebbene, in un bar di Riposto (Catania) ne risultavano depositati in un giorno ben 26.858, un mucchio che sarebbe alto quanto l'Etna, ha calcolato il Secolo XIX.Sulla vicenda è intervenuto il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione, ha richiesto al Ministero dell'Economia la trasmissione della relazione elaborata dalla Commissione d'inchiesta interna sui videopoker e degli atti connessi, di cui oggi il quotidiano "Il Secolo XIX" ha pubblicato degli estratti."È necessario - ha detto Forgione - verificare quanto contenuto nella relazione, sia per quanto riguarda i mancati controlli sulle attività in corso, sia per quanto riguarda le concessioni che sono state assegnate negli anni". Secondo il presidente dell' Antimafia, "ogni aspetto del riciclaggio, anche solo potenziale, di soldi della mafia deve essere capito fino in fondo per poterlo colpire e sottrarre alle mafie le risorse. Non dimentichiamo che in molte inchieste emergono interessi delle cosche per imporre macchinette per il videopoker ed in alcuni casi sono state anche sequestrate delle sale per il Bingo intestate a prestanome dei boss".
31/05/2007
Fonte: La Sicilia

Giudizio di Cinà

PALERMO - Sarà giudicato dalla seconda sezione del tribunale a partire dal prossimo 18 settembre il medico Antonino Cinà, accusato di associazione mafiosa. Cinà, 62 anni, è indicato dai pentiti come personaggio di assoluta fiducia e medico personale del boss Totò Riina. Nel 1992, a cavallo tra le stragi Falcone e Borsellino, Cinà avrebbe fatto addirittura da intermediario tra Riina e Vito Ciancimino, che aveva avviato con il generale Mario Mori, all'epoca capo del Ros dei carabinieri, una serie di incontri 'riservati', passati alla cronaca come i capitoli della 'trattativa' tra Cosa nostra e lo Stato per far cessare l'assalto terrorista alle istituzioni.
01/06/2007
Fonte: La Sicilia

Sequestrati 50 mila euro di beni

MESSINA - La Direzione investigativa antimafia di Messina ha sequestrato i beni di Giuseppe Marino Gammazza, ritenuto dagli inquirenti affiliato al clan tortoriciano dei 'Batanesi'. Il valore dei beni sequestrati ammonta complessivamente a circa 50 mila euro. Gammazza era stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione nell'ambito dell'operazione 'Icaro', scattata nel 2003, e durante la quale vennero emesse 44 ordinanze di custodia cautelare. Nel febbraio del 2007 Gammazza è poi rimasto coinvolto nell'operazione 'Batanà. Era accusato di associazione mafiosa finalizzata all'estorsione.
01/06/2007
Fonte: La Sicilia