CATANIA - La quarta sezione penale del tribunale di Catania ha disposto "il ricovero urgente di Santapaola Antonino in un reparto di chirurgia convenzionato con l'amministrazione penitenziaria al fine di consentire gli interventi chirurgici" di cui ha bisogno. L'ordinanza sul fratello del boss Benedetto Santapaola è stata emessa ieri dopo la consegna della consulenza medico-legale eseguita dai periti nominati dai giudici.Lo ha reso noto il legale di Antonino Santapaola, l'avvocato Giuseppe Lipera, sottolineando che il suo assistito si trova ancora nella struttura ospedaliera per malati mentali del carcere di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).Nella relazione il medico legale sottolinea che il paziente è affetto da ernia inguinale che "potrebbe essere soggetta a complicanze anche gravi (strozzamento)" e per "tale motivo urge un trattamento chirurgico ad hoc". Per questo il medico legale ritiene "auspicabile un ricovero urgente del paziente presso un reparto di chirurgia"."È pleonastico ripeterlo - sottolinea l'avvocato Lipera - perché le gravissime condizioni cliniche del Santapaola sono ormai ben note a tutti: l'esame della presente istanza riveste il carattere della massima urgenza perché il detenuto può morire".
8 Febbraio 2006
Se pensi che la mafia possa essere in qualche modo positiva o possa aiutare la Sicilia per favore esci da questo blog!
mercoledì, febbraio 08, 2006
Duro colpo al clan
ROMA - La polizia di Stato di Siracusa sta eseguendo provvedimenti restrittivi, richiesti dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, nei confronti di 14 persone ritenute responsabili di associazione mafiosa finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, omicidio e rapina.Gli investigatori della Squadra mobile della questura di Siracusa hanno portato alla luce le diversificate attività criminali del clan 'Santa Panagia', che opera nella zona nord della città, a sua volta collegato al più ampio cartello mafioso Aparo-Nardo-Trigila, attivo in tutta la provincia.Le indagini - supportate anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia - hanno anche consentito di individuare gli organizzatori e gli esecutori dell'omicidio di Antonio Zimmiti, avvenuto nel gennaio 1996 a Siracusa. Zimmiti avrebbe, all'insaputa della cosca mafiosa di appartenenza, gestito autonomamente un traffico di droga, appropriandosi, inoltre, dei proventi della gestione di una bisca clandestina a lui affidatagli. Per quest'omicidio oggi sono stati arrestati Salvatore Bruno di 43 anni e Carmelo Latino di 37, quest'ultimo già detenuto. L'omicidio di Antonio Zimmitti, ucciso con numerosi colpi di postola, sarebbe maturato nell'ambito di una più vasta operazione di pulizia interna del clan. La polizia di Siracusa è inoltre riuscita a ricostruire le responsabilità di alcuni affiliati all'organizzazione in varie rapine perpetrate, negli anni scorsi, in istituti di credito siracusani. Obiettivo delle rapine era quello di reperire liquidità da reinvestire nell' acquisto di cocaina ed eroina, destinate poi allo spaccio nei quartieri di quel capoluogo sotto l'influenza del clan mafioso.Con la terza fase dell'operazione 'Santa Panagia', la polizia ritiene di aver definitivamente smantellato il clan egemone tra gli anni '90 e il 2000 a Santa Panagia. Dall'inchiesta è emerso anche che il gruppo aveva compiuto tra il 1997 e il 1999 una serie di rapine in banca o ai danni di grosse aziende, colpi che servirono per reperire liquidità finanziaria che veniva sistematicamente reinvestita nell'acquisto di droga. Il traffico e lo smercio degli stupefacenti, infatti, costituiva una delle principali attività del gruppo che si avvaleva della collaborazione di numerosissimi pusher che piazzavano materialmente la droga in diverse zone della città tutte poste rigidamente sotto il controllo del clan.
8 Febbraio 2006
8 Febbraio 2006
Aiello cambia versione...
PALERMO - "Da Cuffaro non ho mai avuto alcuna notizia di persone indagate o di indagini in corso". Così Michele Aiello, imprenditore della sanità privata, imputato di associazione mafiosa, ha risposto in aula ai pm che lo hanno interrogato nel processo in cui è imputato insieme, fra gli altri, al governatore Totò Cuffaro, al medico radiologo Aldo Carcione e al maresciallo dei carabinieri, Giorgio Riolo.In quasi cinque ore di interrogatorio Aiello si è contraddetto spesso rispetto alle dichiarazioni rese durante la fase preliminare, sottolineando la situazione psicologica in cui si trovava nel periodo in cui era in carcere e le cattive condizioni di salute che non gli avrebbero consentito la necessaria lucidità. La sua testimonianza sembra essere una marcia indietro rispetto alle dichiarazioni iniziali ai pm, con accuse nei verbali di interrogatorio di pochi mesi fa rettificate dall'imprenditore nell'udienza di oggi.L'imputato ribatte alle osservazioni dei pm, e puntualizza le vecchie dichiarazioni in cui parlava di presunte "talpe romane". La circostanza sarebbe stata appresa da Aiello durante un incontro con Cuffaro avvenuto nel retrobottega di un negozio di Bagheria. L'imprenditore aveva sostenuto in precedenza che il governatore lo avrebbe informato di indagini avviate dalla procura nei suoi confronti. Una versione che oggi ha invece modificato: "Con il presidente non ho mai parlato di intercettazioni, né di persone indagate. Con lui mi sono limitato a discutere del problema del tariffario che veniva esaminato dall'assessorato regionale alla Sanità e solo alla fine mi ha detto di stare attento a parlare al telefono con Riolo". Aiello si spinge oltre, e quando il pm Nino Di Matteo gli rilegge la trascrizione delle intercettazioni telefoniche in cui parla con Carcione o con i marescialli Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo, l'imprenditore anche davanti alle affermazioni registrate dai carabinieri, tenta di dare nuove interpretazioni alle parole da lui stesso pronunciate quando parlava della scoperta di indagini segrete avviate dalla Dda. Aiello ribadisce che la persona che "terrorizzava il presidente Cuffaro" era l'ex maresciallo Antonio Borzacchelli, eletto deputato regionale dell'Udc nel 2001, poi arrestato con l'accusa di concussione: "Borzacchelli faceva opera di terrorismo perché minacciava di far avviare indagini che mi avrebbero rovinato e per questo sono stato costretto ad assecondare alle sue richieste di denaro. Prima voleva il 5 per cento delle azioni della Diagnostica, poi ha cambiato idea e mi ha chiesto 4 o 5 miliardi delle vecchie lire"."Per proteggerci dai ricatti di Borzacchelli avevamo creato, su idea del maresciallo Giuseppe Ciuro, una rete riservata di telefonini in cui potevamo parlare senza essere intercettati". Così Michele Aiello spiega in aula la "rete riservata" di cellulari che è stata poi scoperta dai carabinieri del Reparto operativo di Palermo che hanno condotto le indagini sulle "talpe alla Dda".Secondo l'imprenditore della sanità privata il problema era rappresentato dal deputato regionale Borzacchelli che "faceva il terrorista" per ottenere soldi e spaventare il governatore. "Borzacchelli mi riferì - afferma Aiello - che il pentito Giuffrè parlava di me. Mi disse che se volevo avere ulteriori informazioni potevamo andare a parlare con il comandante della compagnia dei carabinieri di Termini Imerese. Risposi che non mi interessava, ma in quella occasione diedi dei soldi a Borzacchelli". L'imputato, rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo ha inoltre rivelato che il maresciallo Giorgio Riolo conosceva Cuffaro da diverso tempo. "Riolo e Borzacchelli - dice Aiello - erano stati da Cuffaro nel novembre 1998 per chiedere di poter assumere la moglie di Riolo, ma solo alcuni anni dopo venne assunta nella mia clinica". L'esame dell'imputato dopo cinque ore è stato sospeso e il tribunale, presieduto da Vittorio Alcamo, lo ha rinviato a martedì 14 febbraio.
7 Febbraio 2006
7 Febbraio 2006
martedì, febbraio 07, 2006
Stroncato traffico di droga tra Sicilia e Belgio
AGRIGENTO - Un traffico internazionale di cocaina fra il Belgio e la Sicilia è stato scoperto dalla polizia che stamani ha eseguito nove ordinanze di custodia cautelare in carcere. I provvedimenti sono stati firmati dal gip del tribunale di Palermo su richiesta dei pm della Dda Fernando Asaro e Gianfranco Scarfò.L'inchiesta condotta dalla squadra mobile di Agrigento ha portato ad individuare i componenti di una organizzazione che acquistava la cocaina in Belgio e la faceva arrivare fino alla città dei Templi dove poi veniva spacciata in molte centri dell'Agrigentino. Gli acquirenti individuati dalla polizia sono in gran parte professionisti. I trafficanti effettuavano i pagamenti della cocaina attraverso operazioni economiche on line. All'operazione scattata all'alba collabora il Dipartimento anti crimine della polizia e vi partecipano circa cento agenti impegnati in controlli e perquisizioni.
7 Febbraio 2006
7 Febbraio 2006
lunedì, febbraio 06, 2006
Beccati!! Scambio di tangenti ai piani alti.
domenica, febbraio 05, 2006
Ecco il trio delle meraviglie!
mercoledì, febbraio 01, 2006
Un'altra avventura del nostro " Totò il campione"
PALERMO - I carabinieri indagavano sulla famiglia mafiosa di Villabate e sull'ex presidente del consiglio comunale del paese, Francesco Campanella, oggi pentito, già dal 2001. Lo dimostra un rapporto dell'Arma, in cui Campanella viene definito braccio politico dei boss Mandalà di cui i pm, che processano il governatore siciliano Salvatore Cuffaro, hanno chiesto l'acquisizione agli atti del dibattimento.Il documento, secondo i magistrati, proverebbe la bontà delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia che aveva detto di essere stato informato da Cuffaro della esistenza di un'inchiesta a suo carico già nel 2003. La difesa del presidente della Regione aveva contestato le dichiarazioni del pentito, sostenendo che fosse impossibile che il presidente sapesse, già nel 2003, dell'indagine, visto che il nome di Campanella è finito nel registro degli indagati della procura solo nel 2005. Il fascicolo dell'Arma, prodotto oggi e sottoposto alla difesa, sarebbe invece, secondo i pm, la prova che il governatore, già anni prima, poteva sapere dell'attività investigativa sui boss di Villabate e su Campanella grazie ai suoi rapporti con l'Arma dei carabinieri ed, in particolare, col maresciallo Antonio Borzacchelli. I risultati dell'indagine dei carabinieri, a cui prese parte anche un sottufficiale molto vicino a Borzacchelli, finirono in un fascicolo aperto dalla prefettura per l'ipotesi di scioglimento del comune di Villabate per infiltrazione mafiosa.
31 Gennaio 2006
31 Gennaio 2006
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